Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
«Onorificenza ai repubblichini». Insorgono i partigiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 09 gennaio 2009

Paola Di Caro, «Onorificenza ai repubblichini». Insorgono i partigiani, in «Corriere della Sera», 9 gennaio 2009, p. 19.

 

Sample Image

 

 

ROMA — L'idea appare semplice e, in tempi di riscoper­ta patriottica, tale da mettere d'accordo tutti: la propo­sta di legge numero 1360 che sarà esaminata a giorni dalla commissione Difesa della Camera e che è stata pre­sentata da parlamentari del Pdl tra i quali Cristaldi e De Corato di An, chiede che venga istituito un «Ordine del Tricolore», come «atto dovuto verso tutti coloro che im­pugnarono le armi e operarono una scelta di schiera­mento convinti della "bontà" della loro lotta per la rina­scita della Patria». Dell'Ordine, dovrebbero far parte tut­ti coloro che abbiano «prestato servizio militare per al­meno sei mesi in zona di operazioni delle forze armate italiane durante la guerra 1940-45», mutilati e invalidi, ex prigionieri o internati, partigiani gappisti e no ma an­che «combattenti nelle formazioni dell'esercito naziona­le repubblicano durante il biennio 1943-45». Arriva dunque per proposta di legge l'approdo di un cammino che negli ultimi anni in molti hanno portato avanti: quello della «pacificazione nazionale» tra vinci­tori e vinti, dell'equiparazione di fatto dei partigiani ai ragazzi di Salò, i repubblichini che seguirono Mussolini nell'ultima disperata avventura. Equiparazione che pe­raltro i proponenti della legge vorrebbero non solo negli onori, ma anche nei vantaggi materiali che ne deriva­no: nel testo infatti si prevede una erogazione annua a partire dal 2009 di 200 milioni di euro come «adegua­mento pensionistico» ai reduci della guerra o eventualmente alle loro vedove, un vitalizio insomma. E siccome la legge Finanziaria non prevede tale stanziamento, si dà mandato al ministro dell'Economia di reperire altrove e in fretta le risorse.

I primi ad insorgere sono stati i partigiani dell’Anpi, che terranno martedì prossimo sul tema una conferenza pubblica alla Sala del Cenacolo (parleranno tra gli altri Giuliano Vassalli, Claudio Pavone, Armando Cossutta) e che denunciano «l'ennesimo tentativo da parte della destra di sovvertire la storia d'Italia e le radici stesse della nostra Repubblica con un ddl che equipara partigiani, deportati e militari ai repubblichini di Salò», tentativo peraltro fallito nella scorsa legislatura con un pdl analogo. Ma anche dal Pd (che pure aveva visto un suo esponente, Paolo Corsini, sottoscrivere il testo e in seguito ritirare la firma) ieri si sono levate le voci scandalizzate del ministro ombra del­la Difesa Roberta Pinotti e di Roberto Zaccaria, che parla­no di «gesto di gravità inaudita che suscita profonda in­dignazione», di «palese e goffo tentativo di stravolgere la storia», insomma del «peggior revisionismo possibile» non estraneo a «un pezzo riconoscibile dell'attuale maggioranza di governo», come si deduce dalle dichiarazioni passate di «Alemanno e La Russa». «Non c'è niente di scandaloso né di immorale - ribatto­no i consiglieri romani del Pdl Cassone e Gramazio -: è un atto dovuto, la sinistra vuole solo riportare alla luce antichi rancori». Anche il presidente della Commissio­ne Difesa, Edmondo Cirielli, ribatte al Pd, e accusa gli avversari di non «aver fatto alcuna opposizione» all'in­serimento del pdl tra quelli da esaminare. E il fatto che lui, da presidente, sia anche relatore del provvedimento è dovuto solo «alla delicatezza del tema trattato». 
Ultimo aggiornamento ( venerdì 09 gennaio 2009 )
 
< Prec.   Pros. >