| Pola 1946: Tito dietro la strage sulla spiaggia |
|
|
|
| Scritto da Redazione | |
| venerdì 21 marzo 2008 | |
|
Antonio Carioti, Inediti. Documenti britannici svelano i retroscena dell'esplosione di Vergarolla. Pola 1946: Tito dietro la strage sulla spiaggia, in «Corriere della Sera», 11 marzo 2008, p. 46.
«I sospetti si dirigono oltre confine, ma Pola è come un'isola, oltre confine non si può indagare». Così Corrado Beici, profugo istriano ed ex parlamentare della Dc, riferisce nel libro Quei giorni di Pola (Libreria Editrice Goriziana, pp. 260, € 18) le diffuse impressioni successive alla strage di Vergarolla, avvenuta il 18 agosto 1946. E ora i sospetti dell'epoca trovano conferma: a far saltare un deposito di mine e a trasformare in carnaio una spiaggia della città adriatica, secondo documenti dei servizi segreti britannici, furono attentatori legati alle forze iugoslave, che occupavano tutta l'Istria tranne la stessa Pola, presidiata provvisoriamente dagli inglesi. Non si trattò dunque di una tragica fatalità, ma del primo e più sanguinoso eccidio di civili del dopoguerra, oggi pressoché dimenticato. La rivelazione risale a domenica scorsa. Sul quotidiano triestino Il Piccolo, Pietro Spirito ha anticipato i più clamorosi risultati della ricerca compiuta da Fabio Amedeo e Mario J. Cereghino negli archivi londinesi di Kew Gardens. Nel terzo volume della serie Trieste e il confine orientale tra guerra e dopoguerra, in vendita giovedì 13 marzo con il giornale giuliano, i due studiosi svelano che il controspionaggio italiano, soprattutto un'unità speciale di carabinieri denominata Battaglione 808°, diede ai britannici informazioni preziose sui collegamenti tra l'eccidio di Vergarolla e le attività dell'Ozna, la polizia segreta iugoslava In particolare un documento inglese del 19 dicembre 1946 riporta che «una fonte attendibile» indicava tra gli autori del massacro Giuseppe Kovacich, un agente di Tito che faceva la spola tra Fiume, sua città natale, e Trieste. Il suo aspetto fisico corrispondeva a quello di un individuo scorto da alcuni testimoni mentre si aggirava vicino al deposito delle mine, poco prima dello scoppio. La strage, che contribuì ad accelerare l'esodo degli italiani da Pola, avvenne su una spiaggia affollata di gente per via di una gara di nuoto e causò una settantina di vittime innocenti. Sarebbero state certamente di più se il coraggioso medico Geppino Micheletti, che aveva perso due figli piccoli nell'esplosione, non si fosse prodigato, vincendo lo strazio del suo animo, per soccorrere i feriti. |
|
| Ultimo aggiornamento ( domenica 23 marzo 2008 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|





