Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Ricordo dei morti, strappo della Moratti PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 04 novembre 2007

Foschini-Giannattasio, Ricordo dei morti, strappo della Moratti. Il sindaco senza fascia tricolore da partigiani e repubblichini. Poi commemora i caduti sul lavoro. Critiche da Anpi e sindacati,

in «Corriere della Sera», Lombardia, 3 novembre 2007, pp. 1-3.  

Due gesti. Due polemiche. A sorpresa, nel giorno dei defunti, Letizia Moratti, si sfila la fascia tricolore e in forma privata recita una breve preghiera sia nel Cam­po della Gloria dove sono sepolti i partigiani, sia al Campo 10 dove sono sepolti i repubblichini. Du­rissima la reazione dell' Anpi: «Mi­lano non merita un trattamento del genere». Il sindaco si augura che in futuro, «nello spirito della riconciliazione» possa onorare tutti i caduti con la fascia tricolo­re addosso. Prima il sindaco, sempre al Mu­socco, aveva scoperto una stele per i caduti sul lavoro, annuncian­do una battaglia senza quartiere contro le morti bianche e gli infor­tuni sul lavoro. «È una tragedia che dobbiamo fermare». Assenti i leader dei sindacati. «La Moratti , ha sbagliato - attacca la Cgil - che senso ha contrapporre la cerimo­nia dei partigiani con i morti sul lavoro?».  

Moratti senza fascia tricolore da partigiani e repubblichiniStrappo del sindaco a Musocco: in forma privata ho voluto ricordare tutti i morti L'Anpi: Milano è stata la capitale della Resistenza, non merita questo trattamento 

In metri è un viaggio cortis­simo. Misurato con il metro della storia è un salto nell'iperspazio. Letizia Moratti ha aspettato il giorno dei defunti per recarsi al Musocco. Si è tol­ta la fascia tricolore e seguita da un piccolo corteo, tra cui gli assessori Stefano Pillitteri e Andrea Mascaretti, si è reca­ta al Campo della Gloria, dove sono sepolti i partigiani. Un minuto di raccoglimento in preghiera. Un segno della cro­ce e il viaggio riprende. Cin­quecento metri circa. Al Campo 10. Dove so­no sepolti i caduti del­la Repubblica sociale italiana. Stessa sce­na. Stesso minuto di raccoglimento e stes­so segno della croce. È lo strappo. Che concettualmente si consuma sotto la cate­goria dello «stesso». Nel giorno della com­memorazione dei de­funti la pietas per i morti non conosce differenze. Quelli che hanno combattuto per la liber­tà e quelli che hanno combat­tuto per un regime dittatoria­le. Ci sono altre date, come il 25 aprile, per sottolineare le differenze. «Essendo il giorno dei morti - ha detto il sinda­co - mi sembrava giusto recarmi in forma privata presso il luogo dove si ricordano i par­tigiani, che hanno combattu­to affinché nel nostro Paese ri­tornasse la democrazia e, in uno spirito di riconciliazione, anche dai caduti sotto un'al­tra bandiera». Richiama le pa­role del cardinale Tettamanzi: «li cardinale ha parlato di ri­conciliazione. Credo nell'im­portanza della riconciliazione e di questo percorso, pur ren­dendomi conto che non è un percorso facile perché ci sono ferite ancora aperte». Come si augura che in un prossimo fu­turo sia possibile percorrere quei pochi metri con la fascia tricolore addosso: «Spero che sia possibile. Non sarà un per­corso facile, anche se in altri Paesi questo c'è stato». Durissima la replica del pre­sidente dell'Anpi Tino Casali: «Milano, capitale della Resistenza, non merita un tratta­mento del genere. Il sindaco ci aveva detto che non poteva partecipare alla cerimonia del 1 novembre perché era all'estero. Non era all'estero e quindi ha fatto una scelta: quella di mettere tutti sullo stesso piano: chi ha combattuto per la li­bertà e la democrazia e chi per il fascismo. È un atteggiamento di cattivo gusto che fa a pugni con le dichiara­zioni giuste, serene e limpide di qualche mese fa. Invece ora fa scelte che vanno in direzione oppo­sta. Milano non lo merita». «Non c'è bisogno di strane e oscure riconciliazioni - chiude l'Ulivo con Pierfrancesco Majorino e Andrea Fanzago -. Il Comune invece aiuti l'Anpi per la sede». 

Non sempre è giusto sparigliare 

Aveva partecipato al corteo del 25 aprile con il padre, prigioniero a Dachau e medaglia per la Resistenza. E aveva suscitato polemiche. Ora si è tolta la fascia da sindaco e ha reso omaggio in forma solo privata ai caduti per la Libertà. E suscita polemiche. La Moratti è incline a sparigliare le carte, ma in alcuni momenti la città vuole certezze. l valori della Resistenza sono sempiterno antidoto a tante derive violente e anti democratiche. Al di là della pietà cristiana per ogni morte, l'ufficialità di una fascia dà merito al passato e compiutezza al presente. Il sindaco vuole unire. L'augurio è che non crescano le incomprensioni. 

Tettamanzi: ricordare tutti i defunti li giudizio a Dio, non agli uomini 

Non è questione di deciderlo, è che la ri­correnza si chiama proprio così come è scritto sul calendario, il giorno di «Tutti i defunti», ed è stato questo il dettaglio che il cardinale Dionigi Tettamanzi ha voluto espressamente ricordare ieri al principio della sua omelia in Sant'Ambrogio: pre­gando per «tutti» i defunti, di «tutte» le guerre, come «è naturale che sia - ha chia­rito anche in seguito il responsabile della comunicazione della Curia, don Davide Mi­lani - poiché davanti a Dio i morti sono tutti uguali. In questo senso ha parlato il cardinale e ogni interpretazione ulteriore delle sue parole sarebbe arbitraria». La precisazione si è resa necessaria do­po che, appena terminata la celebrazione in Sant' Ambrogio, il clima puntualmente reinnescatosi l'altro ieri come ormai da qualche anno sui morti «di una parte e dell'altra» ha prodotto l'inevitabile gara per appropriarsi in qualche modo di quanto il cardinale aveva detto dal pulpito. Non che il sindaco Letizia Moratti lo abbia fatto sul sagrato, anzi: seduta in prima fila con le al­tre autorità, anche lei dopo la messa se n'è andata in silenzio. Ma la sua duplice visita successiva e inizialmente non programma­ta almeno dal protocollo ufficiale davan­ti ai caduti della Resistenza e a quelli della Rsi è stata da lei stessa argomentata ci­tando proprio il cardinale: «Ha parlato di riconciliazione, ci credo anche io...». Fatto sta che l'arcivescovo medesimo, appena poche ore più tardi, arrivava a sua volta al Cimitero Maggiore per la seconda celebrazione eucaristica prevista nella giornata (la terza avrebbe avuto luogo an­cora più tardi, nel pomeriggio in Duomo). E se in mattinata la Messa era quella com­memorativa per «i caduti di tutte le guer­re», è a Musocco che Tettamanzi è tornato sull'argomento. Per ribattere che il giudizio degli uomini, almeno da un punto di vista religioso, conta meno del giudizio di Dio: «I giudizi storici sono soggetti al relativismo. Un vero giudizio non è quello dato da uomini su altri uomini ma quello dato da Dio». E ha concluso auspicando «che cadano dappertutto queste frammenta­zioni e queste contrapposizioni». Nel senso che la Storia è una cosa, la morte un'al­tra: «Tutti i defunti hanno bisogno di essere commemorati», nel senso che «tutti hanno bisogno dell’amore misericordioso del Signore». Un discrimine sottile, a volte, ma che il cardinale ha voluto ribadire.Del resto invece, in Sant’Ambrogio aveva detto, che anche la Storia ha qualcosa da insegnare. Soprattutto in tema di etica: «La storia ha un passato - queste le sue parole - ed è saggezza ricordarlo, rilanciando l'impegno nel servire contro la deriva dell'egoismo individualistico. La vita è un dono agli altri, è un dono dell'amore. Anche il Signore Gesù è morto per noi, con un amore disinteressato e puro». Così anche tra gli uomini c'è «chi ha da­to la vita per l'ordine, la pace, la crescita sociale ed economica del nostro Paese», ci sono anche oggi «i caduti di tutte le guerre, sia appartenenti alle Istituzioni sia al mondo del volontariato»: e ci siamo «tutti noi, empi e peccatori». Su cui tuttavia «si è riversata la misericordia di Dio: e anche la resurrezione, la vita eterna, sono uno dei significati della morte».

Ultimo aggiornamento ( domenica 04 novembre 2007 )
 
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