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Russia, la guerra della memoria PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 07 luglio 2008

Fabrizio Rossi, Russia, la guerra della memoria, in «Avvenire», 5 giugno 2008, p. 30.

 

 

La polemica

Con i Paesi dell’ex-Urss è in corso un conflitto di interpretazione del passato: dalle fosse di Katyn ai Paesi baltici. Putin esalta la successione delle conquiste moscovite, altrove rimuovono tutti i segni dello stalinismo. Ora «Memorial» lancia un appello per una memoria comune.

 

Tra la Russia e i paesi dell'ex Urss è in corso una strana guerra. Senza armi da fuoco, bombe o eserciti. Una guerra combattuta a colpi di interpretazioni del passato, una "guerra delle memorie". A lanciare l'allarme è un appello firmato dall'associazione russa "Memorial" (da vent'anni impegnata nel promuovere la memoria storica, in particolare del periodo sovietico), recentemente pubblicato in Russia e ora ospitato nel nuovo numero della rivista La Nuova Europa. Ricordando e interpretando a modo proprio la storia del secolo scorso, che (tra rivoluzioni, colpi di Stato, guerre mondiali, totalitarismi e stermini di massa) ha lasciato «ferite profonde e mai rimarginate nella memoria di tutti i paesi dell'Europa Orientale e Centrale», ogni popolo - denuncia l'appello - si è costruito un suo XX secolo. Il dibattito sulla storia si è così trasformato in un «conflitto delle memorie», che non coinvolge solo studiosi o addetti ai lavori ma anche politici in cerca di facili strumentalizzazioni.

Basti pensare a Katyn', appena presentato a Cannes dal regista Andrzej Wajda, che sta suscitando numerose polemiche in Russia; il film prende il nome da uno dei luoghi in cui, nella primavera del 1940, la polizia segreta di Stalin fucilò oltre 20.000 soldati polacchi. Una pagina tragica della secónda guerra mondiale, sempre negata dall'Urss (fino agli anni '90 ne addossava la colpa ai nazisti), che oggi potrebbe costare caro alla Russia: il 5 giugno il tribunale "Chamovmki" di Mosca stabilirà se riabilitare i polacchi trucidati, consentendo così ai parenti di richiedere un risarcimento (che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe raggiungere anche un milione di dollari per ogni vittima). Gli incidenti scoppiati a Tallinn nella primavera 2007, per la decisione di rimuovere dal centro il monumento al soldato sovietico, sono un altro caso esemplare di memorie in conflitto: ciò che per i russi rappresenta la liberazione, nel 1944, dei Paesi Baltici dai nazisti, agli estoni ricorda invece la riannessione del loro paese all'Urss e una nuova occupazione. Hanno diritto alla memoria i soldati dell'Armata Rossa che hanno sparso il sangue combattendo contro il nazismo? Nessuno può negarlo. Allo stesso modo, però, hanno diritto a una propria memoria anche i lituani, lettoni ed estoni che furono mandati in lager o fucilati dai "liberatori" sovietici. Entrambe le memorie sono ugualmente valide, di qui lo scontro.

In altri casi, sembrano valere due pesi e due misure. Per esempio, mentre appena un anno fa la Russia accusava le autorità di Tallinn di violare i resti dei caduti trasferendo il monumento, oggi è più pronta a chiudere un occhio se le ossa di altri «militi ignoti» dell'Armata Rossa si trovano sul tracciato di un suo gasdotto come il Nord Stream (che collegherà Russia e Germania passando per il fondale del Mar Baltico). Qui e, in particolare, nel Golfo di Finlandia nel 1941 la flotta sovietica si è scontrata più volte con quella nazista, tanto che queste acque sono state definite da alcuni storici «il più grande cimitero navale del mondo». Ciononostante gli interessi sono interessi e i lavori si faranno ugualmente, alla faccia del tributo della memoria ai caduti. Così, mentre i paesi dell'ex Urss s'illu­dono di chiudere i conti col passato semplicemente additando tutte le pro­prie sofferenze all'attuale Russia, que­st'ultima - osserva l'appello di "Memo­rial" - non ha trovato niente di meglio che alimentare «il mito patriottico-imperialista sovietico» (come si è visto nella parata in pompa magna dello scorso 9 maggio), rivisitando la propria storia come «una serie di gloriose ed eroiche conquiste». Non è un caso che Putin, alla vigilia del passaggio di testi­mone, abbia disposto la pubblicazione di una monumentale Storia della se­conda guerra mondiale (commissiona­ta, guarda un po', all'attuale ministro della Difesa Anatolij Serdjukov), né che Medvedev abbia da subito dedicato tanta attenzione proprio ai veterani della guerra, promettendo l'alloggio gratuito. Il potere pensa che solo così potrà compattare una società sempre più ignorante rispetto al proprio pas­sato (come denuncia anche un recente sondaggio del Centro russo Vciom); dal canto suo, con maggior senso criti­co "Memorial" mette in guardia: «Non le grandi conquiste o le grandi cata­strofi in quanto tali, ma proprio la re­sponsabilità civile per la propria storia rende un popolo una nazione». Anzi­ché limitarsi alla ricerca dei colpevoli, quindi, "Memorial" invita a «una seria presa di coscienza del passato», an­nunciando la nascita di un Forum sto­rico internazionale: «una sorta di piat­taforma di discussione» (aperta a orga­nizzazioni sociali, centri di ricerca, enti culturali e singoli studiosi) per pro­muovere «un permanente scambio di opinioni intorno agli avvenimenti sto­rici conflittuali del XX secolo». Non si tratta di cedere al relativismo, rinun­ciando alla propria memoria. Ma di comprendere la verità altrui «per com­pletare e arricchire la propria visione del passato», senza puntare il dito.

 

 

Intervista

Scerbakova: allarme per la retorica patriottica

 

Da mosca

«Quel che mi allarma non è il ritorno delle grandi parate in piazza Rossa, ma che la stessa retorica patriottica sia sempre più presente nel mondo della scuola, formando le nuove generazioni». È preoccupata Irina Scerbakova, responsabile dei progetti educativi dell'associazione “Memorial”  di Mosca; recentemente ha premiato a Mosca gli studenti finalisti del concorso (promosso da Memorial) «La persona nella storia. La Russia e il XX secolo». Con una vita da insegnante alle spalle e nove anni alla guida di quest'originale iniziativa (cui hanno partecipato solo in questa edizione oltre 2.500 studenti da tutta la Russia, cimentandosi in veri e propri lavori di ricerca storica), Irina Scerbakova assiste da una posizione privilegiata ai profondi mutamenti che stanno investendo la società russa e la scuola in particolare. «Il nostro concorso è l'unico rimasto tra gli altri simili nati negli anni '90», ci racconta. In un paese che censura sempre più la memoria del passato, «la stessa associazione Memorial è rimasta l'unica che si occupa dello stalinismo. Una volta pensavamo che se ne sarebbe occupato lo Stato, che sarebbero sorti dei musei nazionali, dei memoriali... Niente di tutto ciò». Anziché promuovere la propria memoria, la Russia «sta cancellando tutte le tracce del passato; un esempio tra tutti: anziché aprire agli studiosi i propri archivi, li chiude a poco a poco». Alla radice di queste scelte, la convinzione che «ricordare le tragedie vissute significhi rivangare inutilmente il passato e infangare  la nostra storia».

Questa retorica patriottica è evidente dai lavori dei ragazzi: «Moltissimi introducono i temi spiegando quanto amano il loro paese e quanto ne vanno fieri... Questa struttura ricorda molto le citazioni di Lenin poste un tempo come esergo obbligato in tutti i temi».

Lo strumento principale per formare le nuove generazioni è naturalmente la scuola coi suoi libri di testo: da mesi in Russia divampa la polemica sul manuale curato da Aleksandr Filippov, Storia contemporanea della Russia 1945-2007, che (tagliando deliberatamente il periodo delle purghe) addirittura rivaluta la figura di Stalin. Il manuale, spiega la Scerbakova, «vorrebbe formare una chiara coscienza civile negli studenti, ma in realtà serve ad educare persone ciniche e amorali, pronte a vivere in base al principio "il fine giustifica i mezzi". Il potere vuole così formare dei patrioti, sfruttando concetti chiave come amore e orgoglio per la Russia (parole che in realtà nascondono il vuoto)». Sul suo modello, vengono oggi riscritti i manuali di storia: «si rileggono così Pietro il Grande e Alessandro III, viene riabilitato perfino Ivan il Terribile!». E i milioni di vittime di Stalin? «Non vengono negati ma, in fondo, sono visti come necessari per la vittoria sul nazismo». Gli effetti si vedono già: «Qualche tempo fa, interrogata su cosa pensasse di Stalin, una studentessa mi ha risposto: "Era un manager efficiente". Sono rimasta scioccata».

Ultimo aggiornamento ( lunedì 07 luglio 2008 )
 
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