| Salò, pietas e verità |
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| Scritto da Redazione | |
| mercoledì 26 settembre 2007 | |
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Luciano Violante, Salò, pietas e verità in «La Stampa», 16 settembre 2007, pp. 1 e 29.
La giunta Moratti ha deciso di inumare nel sacrario dei caduti di via Gemelli, a Milano, sia i resti dei partigiani che dei militanti della cosiddetta Repubblica di Salò.L’iniziativa, ha detto l’assessore Pillitteri, intende costituire un segno di riconciliazione nazionale. A conferma della sua iniziativa, l’assessore ha citato il mausoleo di Los Caidos, dove, h detto, il generale Franco fece inumare i resti dei combattenti la guerra civile, da entrambi le parti, come segno, appunto, di riconciliazione.
Los Caidos, monumento franchista La citazione di Los Caidos andrebbe approfondita. Quel mausoleo fu voluto dal dittatore spagnolo subito dopo la guerra civile al fine di legittimare se stesso e il proprio regime dittatoriale. Ospita i resti dei soli cattolici delle due parti. Nel marzo del 2006 il Consiglio d’Europa, nello stigmatizzare la dittatura franchista, chiese che nel mausoleo fosse ospitata anche una mostra sul franchismo e venisse scritto con chiarezza che il monumento era stato costruito dai prigionieri repubblicani.
L’Italia democratica non deve legittimarsi La differenza con Los Caidos è evidente: la repubblica italiana, a differenza del regime franchista, non ha bisogno di legittimarsi. Né ha bisogno, come quel regime, di pacificazione. Siamo ampiamente pacificati. Il rischio storico, e morale, della decisione di Milano non è quindi la mancata pacificazione. Il rischio, indipendentemente dalle intenzioni dei proponenti, è che si scambi una domanda di pacificazione, superflua per quanto già detto, con un tentativo di parificazione delle due parti, del tutto inammissibile. Quei morti vanno egualmente rispettati per un elementare principio di civiltà. Ma la storia di quei morti, i motivi per i quali sono caduti, i valori che li animarono restano profondamente diversi. Non è la stessa cosa morire dalla parte della verità e morire dalla parte dei vagoni piombati. Sforzarsi di capire le ragioni per le quali tanti giovani combatterono dalla parte del nazismo e del fascismo è doveroso perché aiuta a capire la nostra storia e a scoprire alcuni caratteri nazionali. Ma non può significare la parificazione di quei giovani ai coetanei che scelsero di combattere invece contro la dittatura. Perché non erano «tutti uguali» Il problema, naturalmente, non riguarda i morti di ieri, ma l’uso che di loro si vuol fare oggi, che può introdurre un inaccettabile «erano tutti uguali». La politica di oggi deve certamente introdurre valori unificanti nella società italiana, ma non a scapito della verità e della giustizia. Altrimenti si creano altre, più laceranti divisioni.
Per un nuova memoria civile La pietas consiglia il pari rispetto per tutte le salme. Ma la memoria civile ci dice che quel luogo, come il Consiglio d’Europa ha proposto per Los Caidos, dovrebbe contenere una mostra permanente sulla repubblica sociale, che spieghi la tragedia umana e morale di quella vicenda e faccia quindi intendere alle giovani generazioni anche il significato profondo dello stare insieme da morti di coloro che si combatterono da vivi. |
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 26 settembre 2007 ) |
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