Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Sarko «riabilita» Vichy PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 22 agosto 2008

Stefano Montefiori, Sarko «riabilita» Vichy. «È la sede giusta per un vertice». Il ministro Hortefeux: «Basta con tutti i fantasmi del passato». I dubbi delle Ong, in «Corriere della Sera», 12 agosto 2008, p. 13.

 

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DAL NOSTRO INVIATO. PARIGI - Scorrendo il calendario del semestre di presidenza francese dell'Ue, in autunno si scorge un convegno sui treni merci a Parigi, poi un altro sul dialogo mediterraneo a Marsiglia. In mezzo a questi due non irrinunciabili appuntamenti c’è una cruciale Conferenza sull’immigrazione prevista per il 4 e 5 novembre, alla quale parteciperanno tutti i ministri dell’Interno, della Giustizia e dell’Immigrazione dei 27, compresi gli italiani Bobo Maroni e Angelino Alfano. E quale località è stata scelta per ispirare i leader europei in cerca di una politica comune su clandestini, accoglienza ed espulsioni? Vichy.

 

La cittadina termale sede, durante la Seconda guerra mondiale, del governo Pétain che aiutò i nazisti a deportare ad Auschwitz un quarto degli ebrei francesi. Un po’ come tenere un salone di aeronautica militare a Guernica o un congresso di chimici a Ypres. Non a caso, dal 1945 a oggi, Vichy non ha mai ospitato alcun evento internazionale, tanto meno su un problema che sfiora temi delicati come intolleranza, razzismo, ospitalità offerta e negata. Quando sottovoce si è cominciato a parlare dell’idea, nell’aprile scorso, il segretario di Stato al Lavoro Laurent Wauquiez, pur facente parte del governo, si è indignato: «Sarebbe una bella caduta di gusto scegliere proprio Vichy per parlare di diritto di asilo». Ma il ministro dell’Immigrazione Brice Hortefeux, braccio destro del presidente Nicolas Sarkozy, ha poi confermato il suo progetto con un infiammato discorso nella vicina Cendre, nell’Auvergne. «Prendo un rischio, me ne rendo conto, ma la conferenza sull’Immigrazione si terrà a Vichy - ha detto Hortefeux -. Non se ne può più di questa storia del passato, non si può condannare una città perché più di 60 anni fa c’è stato Pétain, eccetera eccetera... Ora basta!». La sala è esplosa in un applauso liberatorio e il ministro ha raggiunto l’obiettivo di entusiasmare il suo elettorato. In effetti, accanto a temi alti come memoria e colpa, la scelta evoca pure aspetti di banale calcolo politico: Vichy è la capitale turistica dell’Auvergne, l’Auvergne è la base elettorale di Hortefeux e il ministro vuole compiacere la sua regione portando negli alberghi il grande circo dei summit internazionali. Una volta rotto lo stigma del collaborazionismo, Vichy avrebbe tutte le carte in regola per rilanciarsi come sede di convegni di alto livello. Tornerebbe a essere la città delle terme, dell’acqua minerale, delle pasticche, dei prodotti di bellezza, di quella stoffa a quadratini resa celebre da Brigitte Bardot... Il tentativo di sdoganamento è in corso da anni soprattutto per iniziativa di Claude Malhuret (Ump), sindaco dal 1989. Distinguere tra vichyssois (gli abitanti) e vichystes (i sostenitori di Pétain) è la sua ossessione. «Nel 1940 Vichy venne scelta solo perché l’Hôtel des Postes vantava l’unico centralino telefonico di Francia dal quale raggiungere direttamente tutto il mondo - spiega il sindaco -. Ce l’avesse avuto Lione, quel centralino, ora staremmo a parlare di regime lionese». Il deputato socialista Gérard Charasse si batte a Parigi perché in tutti i documenti ufficiali l’espressione «regime di Vichy» venga sostituita da «dittatura di Pétain». Ma la ripulitura dell’immagine è ancora agli inizi. E i volontari del Réseau Education Sans Frontières, che lottano perché i figli dei sans papiers non vengano identificati all’uscita da scuola ed espulsi (capita da quando Hortefeux è ministro), insistono: «È giusto riabilitare la città. Ma bisognava cominciare proprio con una conferenza sulla caccia ai clandestini?»
Ultimo aggiornamento ( venerdì 22 agosto 2008 )
 
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