Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Silenzi ed etica della memoria collettiva PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedì 12 febbraio 2008

Alberto Ottaviano, Luisa Passerini. Silenzi ed etica della memoria collettiva, in «Giornale di Brescia», 6 febbraio 2008, p. 29.

 

La memoria individuale, quella psicologica dei singoli, e la memoria collettiva, quella di gruppo che sta alla base dell'identità culturale di una comunità; le rimembranze comuni dei dolorosi accadimenti che hanno colpito un popolo e le rimozioni, i silenzi generali che a volte diventano indispensabili; la responsabilità etica di coltivare le proprie memorie civili e la necessità di rispettare le memorie degli altri.

  Dopo avere esaminato i meccanismi «ingannatori» delle mente umana, dopo avere richiamato gli abissi di dolore che possono generare l'oblio, gli incontri [a Brescia] dei Pomeriggi in San Barnaba  dedicati alla memoria affrontano il tema difficile e delicato della memoria collettiva, nei suoi rapporti con le psicologie individuali e nelle sue interazioni con la storia e le identità dei popoli. È Luisa Passerini, docente di storia culturale all'Università di Torino e studiosa dell'oralità e dell'identità europea, a portare davanti al pubblico del San Barnaba questi argomenti che rischiano di diventare roventi quando toccano il tasto sensibile dell'uso politico della storia (si pensi al caso della Resistenza italiana o al caso della Shoah ebraica).Introdotta da Alessandro Porro, docente di storia della medicina alla Statale bresciana, la Passerini – con una densa relazione a volte non priva di difficoltà - chiarisce il rapporto tra memoria individuale e memoria collettiva, sottolineando come l'una non deve prevalere sull'altra. La memoria, insomma, deve avere due gambe: quella delle radici psicologiche dell'individuo e quella comune della narrazione discorsiva, della cultura di una comunità. È stato il sociologo francese Maurice Halbwachs, nella prima metà del Novecento, a mettere in evidenza il valore della memoria collettiva. Poi è arrivato Jung, che è stato il teorico dell'inconscio collettivo ma ha insieme sottolineato il ruolo della psicologia dei singoli nella comprensione degli eventi storici.

La relatrice porta poi il discorso sulla storia del Novecento sottolineando, sulla scorta degli studi di Anna Rossi Doria, come quel secolo sia stato un periodo di grandi cancellazioni della memoria, di rimozioni del passato. Si vedano le grandi cancellazioni della storia tentate dai regimi totalitari, ma a volte anche da quelli democratici o da quelli di transizione. E chi cerca di rimuovere una determinata memoria, cerca insieme di sostituirvi una memoria alternativa. Insomma, non ci si trova certo in un'area pacifica, ma in un campo di battaglia.

Memoria e oblio si intrecciano nella nostra storia recente. Si veda il caso degli Ebrei, che hanno reagito al genocidio che li ha colpiti durante il nazismo con una colossale opera di rimembranza, e invece il caso dei Rom (anch'essi vittime dei lager), che hanno risposto con una generale dimenticanza, una rimozione collettiva che solo in questi anni comincia a cambiare.

La Passerini mette in luce una considerazione che può sorprendere nel coro generale che sottolinea là necessità di ricordare: a volte il silenzio di una comunità su un pezzo di storia può essere positivo. Ad esempio, come ha sostenuto Aguilar, il silenzio sulla guerra civile spagnola, l'accantonamento di quella memoria sono stati una necessità per il consolidamento della democrazia nel post-franchismo.

La relatrice chiude con una considerazione che entra nel cuore del dibattito attuale. Serve un'etica nei confronti delle memorie collettive. Per noi europei questo significa certo conservare il retaggio che costituisce la nostra identità culturale (democrazia, libertà, diritti umani), ma anche spogliarci della pretesa di superiorità di tale retaggio nei confronti delle altre identità. La democrazia - come ha sostenuto l'indiano Amartya Sen - è anche di altri, nella memoria di altri. L'identità europea inoltre non può rimuovere le responsabilità del suo passato coloniale. 
Ultimo aggiornamento ( martedì 12 febbraio 2008 )
 
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