| Spagna: in tv la Storia con i «se» |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 14 aprile 2008 | |
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Elisabetta Rosaspina, Storici ed esperti spagnoli hanno provato a ricostruire gli ultimi settantenni come se i repubblicani avessero vinto la Guerra civile: José Luis Rodrìguez Zapatero sarebbe oggi comunque premier. Nella storia parallela del Sesto canale la Spagna è una Repubblica e a presiederla c'è l'ex premier conservatore José Maria Aznar. Vincono i repubblicani: Franco in esilio, inglesi via da Gibilterra. «Addio al re di Spagna» In tv la Storia con i «se». Un programma rovescia l'esito della Guerra Civile. L'ex premier conservatore José Maria Aznar sarebbe capo di Stato. E Zapatero? Resterebbe premier, in «Corriere della Sera», 8 aprile 2008, p. 19. MADRID - Anche le guerre hanno un avatar. E quello del conflitto di Spagna ha un destino diverso dall'originale. Gli spagnoli lo vivranno domenica prossima, quando la Sexta, il sesto canale televisivo nazionale, trasmetterà un documentario surreale per celebrare il 70esimo anniversario dalla vittoria dei repubblicani su Francisco Franco, l'anno prossimo; il nono anniversario della partenza degli inglesi da Gibilterra, finalmente di nuovo iberica, e anche un'altra storia d'Europa, con le immagini virtuali di Hitler che entra trionfante a Madrid durante la seconda guerra mondiale. La Spagna vedrà i filmati e ascolterà i resoconti di quello che sarebbe probabilmente accaduto se la Guerra civile, alla fine di marzo del 1939, avesse avuto un altro vincitore, per esempio l'ex capo di governo della seconda Repubblica, Juan Negrin Lopez, destituito il primo aprile del '39 dai franchisti e costretto a riparare in Francia e poi a Londra. Per un paio d'ore, domenica prossima, gli spettatori vedranno l'altra possibilità svilupparsi sullo schermo con tutte le sue conseguenze. Se fosse stato sconfitto, Franco sarebbe stato costretto a trasformarsi, lui, in un nomade, quasi certamente in Sud America, come un golpista fallito qualunque: prima si sarebbe rifugiato in Argentina e poi, con il patto dell'ultima ora tra Buenos Aires e gli Alleati, si sarebbe precipitosamente spostato in un Paese più fedele ai tedeschi, come il Paraguay, per finire i suoi giorni, chissà, in Nicaragua. Dove ora sarebbe sepolto.La storia fatta con i «se» si avvale di collaboratori conosciuti, come lo storico Paul Preston, che accetta con altri colleghi di ricostruire, secondo la logica e seguendo le più o meno prevedibili dinamiche della storia, i fatti che non accaddero. Prima ancora di andare in onda, la trasmissione ha già infiammato gli animi: in uno dei giornali online che l'hanno annunciata, i commenti dei lettori sono arrivati a mezzo migliaio in meno dì 12 ore, e curiosamente la maggioranza non simpatizza con l'eventualità di essersi risparmiati 40 anni di regime franchista: «Sarebbe stato come con Franco, però al rovescio: un Paese radicale di sinistra come Cuba, la Cina o il Venezuela». O con più sarcasmo: «Non soltanto avremmo riavuto Gibilterra, ma pioverebbe la manna dal ciclo e le strade sarebbero lastricate d'oro». Il gioco dei «se» è stato preso sul serio, invece, dai commentatori invitati alla trasmissione, intitolata Viva la Repubblica: oltre a Preston, Cabrici Cardona, il giornalista Fernando Onega, il corrispondente del Guardian da Madrid, Giles Tremlett, il critico cinematografico Ramon Gubern. La prima scena mostra la celebrazione della vittoria in plaza Colón, il cuore di Madrid, centro di raccolta di tutte le manifestazioni di piazza e molto vicino a Cibeles, con il monumentale palazzo delle poste, scelto invece come sfondo per rappresentare l'ingresso virtuale di Hitler e delle sue truppe nella Spagna repubblicana degli anni '40. Come colonna musicale risuona l'Inno de Riego, che in realtà ha invece seguito la disfatta dello schieramento anti-franchista. Ma gli storici non hanno dubbi sul fatto che l'ingresso della Spagna nella Seconda guerra mondiale, con un non agevole ampliamento del fronte per i tedeschi, avrebbe permesso a Madrid di sedersi al tavolo dei vincitori, forse anche prima della primavera del '45. La Spagna sarebbe entrata tra i fondatori delle Nazioni Unite e nella stanza dei bottoni della Nato, avrebbe beneficiato del Piano Marshall e celebrato elezioni costituenti, pilastro della terza Repubblica. Se è abbastanza facile supporre. che con 40 anni di isolamento in meno, il Paese avrebbe avuto uno sviluppo economico e un’integrazione in Europa molto più rapidi, è già più azzardato; immaginare quale sarebbe l'attuale assetto politico. I partecipanti ci provano: a presiedere il Paese vedono l'ex premier conservatore José Aznar e a guidare il governo, José Luis Rodriguez Zapatero che, combinazione, proprio oggi farà il suo discorso d'investitura al Congresso per ottenere il suo secondo mandato.
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 15 aprile 2008 ) |
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