
| Studenti a destra, prof a sinistra e scuola a picco |
|
|
|
| Scritto da Redazione | |
| domenica 18 maggio 2008 | |
|
Marcello Veneziani, La missione impossibile della Gelmini. Licei e Università non riescono più a guidare i ragazzi, che così smettono di pensare e sprofondano nell'apatia. Studenti a destra, prof a sinistra e scuola a picco, in «Libero», 18 maggio 2008, pp. 1 e 15.
Uè, la destra trionfa alle elezioni universitarie, scrivono i giornali. Che bello. Persino nelle università più orientate a sinistra, come Roma Tre, vince la destra; e non nel senso centrista e moderato, ma la destra destra. Bello, bello. C’è un nesso con il vento di destra che ha portato Berlusconi al governo e Alemanno sulla poltrona di sindaco di Roma? Non ne sono così sicuro, e in ogni caso non è così diretto. Tanto meno c'è un nesso tra la svolta a destra degli studenti e il bullismo nazi di certi imbecilli che sono figli del nostro tempo e non di Hitler o di Alfred Rosenberg.Ho una mia teoria che vorrei esporvi. Ma prima vorrei dare una conferma sul campo: è vero, i ragazzi preferiscono andare verso destra, anche a scuola. Il test universitario ha un valore relativo, perché la maggioranza degli studenti non va a votare negli atenei; ma è un sintomo importante. Ho concluso un ciclo di incontri in una ventina di scuole superiori, licei e istituti tecnici. Beh, devo dirvi che ho notato una cosa, valida anche per l'Università: i professori e i presidi sono di sinistra e gli studenti sono di destra. È questa la notizia biforcuta, e non solo la vittoria della destra negli atenei. Intendiamoci, quando diciamo sinistra nei professori, lo diciamo in senso lato, dai cattodemocratici ai comunisti, passando per le nuove etnie di veltroniani, liberai e radicali. E oltre la scuola potrei dire statali, consultori pubblici, ecc. L'impronta prevalente non è quella del vecchio Pci, come dice la Prestigiacomo, ma del '68. Sì, il marchio di fabbrica dei professori come dei consultori, è il Sessantotto nel suo intreccio di libertà e intolleranza, di demagogia assembleare e settarismo spocchioso, di ignoranza, allergia al merito e alla responsabilità e ai doveri, di femminismo tardone e di sindacalismo fuori stagione. Però, curiosamente, i ragazzi la pensano in prevalenza in modo diverso: solo per approssimazione li definiamo di destra, perché non si tratta in realtà di un pensiero politico. E non lo fanno nemmeno per contestare i loro professori; non hanno griglie ideologiche, ragionano con buon senso, quando ragionano, e dunque dicono, ad esempio: per me è giusto che chi merita vada avanti, non vogliamo il totalitarismo nazista o comunista, è giusto difendere le nostre tradizioni, gli immigrati devono accettare le nostre leggi e la nostra civiltà, quando noi andiamo da loro non chiediamo di nascondere il Corano, così loro non possono pretendere di imporci di nascondere crocifissi e bandiere tricolori; la famiglia è una cosa e le coppie gay un'altra, siamo tutti liberi di fare quello che vogliamo, ma non si possono mettere sullo stesso piano; quando ci sono campi di zingari aumenta la criminalità in città, se non fanno un lavoro è giusto che siano mandati via, vuoi dire che campano di furti, spaccio e prostituzione... Ecco le opinioni prevalenti dei ragazzi che ho raccolto nel mio viaggio nelle scuole. Semplice buon senso, non posizioni politiche. Opinioni diverse hanno i loro docenti e capi d'istituto. I canali d'informazione di cui dispongono, dalla scuola ai media, sono in prevalenza orientati in senso contrario. E allora che succede? Entrano in una zona oscura, passano alla clandestinità. Armati di walkman, pc e cellulare spariscono dall'orizzonte pubblico. Così trovano alibi per il loro letargo, per il loro disinteresse alle cose del mondo, per il loro disimpegno. Insomma, questi ragazzi non trovano a scuola o nelle altre agenzie di riferimento pubblico la sensibilità, le forme e i contenuti adeguati per maturare questo vago ma diffuso sentire in una coscienza civica e culturale. I professori demoliscono queste loro credenze, la tv pure, la famiglia se ne frega, il potere culturale della società li istiga ad abortire le loro opinioni e fa coincidere maturità con sradicamento. Allora succede che i ragazzi, messi in conflitto tra realtà e rappresentazione, non coltivino i loro pensieri che si fanno selvatici, rimossi o proibiti, comunque da non esprimere. E allora appena diventano adulti cambiano quelle idee con altre più furbe o più accettate; o più frequentemente smettono di avere idee. Vivono e basta. Magari la vittoria di Berlusconi o di Alemanno può aver contribuito a liberare queste opinioni fino a ieri nascoste, a dare loro cittadinanza. Ma poi manca da parte della scuola e dell'Università, dei media e della cultura, una rielaborazione civile e intelligente di questo tessuto di sentimenti, opinioni e tendenze. Così da una parte c'è lo sconfortante paesaggio della scuola - e non è poi così falsa l'immagine che danno della scuola le fiction tipo "Liceali", contestate da professori e alunni del Mamiani. Posso testimoniare quanta apatia, quanta idiozia, quanta vacuità di vita e di interessi prevalga in aula. Dall'altra parte c'è la missione fallita dei professori che, avendo perso credibilità e ascendente sui ragazzi, non riescono a guidarli. Per fortuna non li veicolano ideologicamente; ma per disgrazia non li guidano nemmeno per farli diventare cittadini attivi e svegli. Così il loro sentire rimane un basic instinct conservatore, su cui la scuola non impianta una cultura civica. Per questo oggi, la scuola è missione proibita, se non impossibile. Tanti auguri al neoministro Mariastella Gelmini. I professori vanno a sinistra, i ragazzi vanno a destra, ma la scuola e l'Università vanno semplicemente giù. |
|
| Ultimo aggiornamento ( domenica 18 maggio 2008 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|