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Chiesa e leggi razziali Fini: «Io opportunista? Vaticano sopra le righe» PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
mercoledì 24 dicembre 2008

Calabrò Maria Antonietta, Il caso Famiglia Cristiana: così riabilita il fascismo. Chiesa e leggi razziali Fini: «Io opportunista? Vaticano sopra le righe», in «Corriere della Sera», 19 dicembre 2008, p. 20.

 

 

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ROMA - Continua la polemica a distanza tra il presidente della Camera e il Vaticano, in relazione alle affermazioni di Fini secondo cui la Chiesa non reagì all’infamia delle leggi razziali. «Ai miei occhi e non solo ai miei - ha detto Fini -, definire opportunismo politico ciò che ho detto e che ridirei - come ha fatto L’Osservatore Romano - mi sembra anche oggi sopra le righe». La Comunità ebraica si schiera con Fini. Per Famiglia Cristiana invece le sue dichiarazioni non sono solo «sconcertanti». «Allargare il campo delle responsabilità su uno dei fatti più tristi della nostra storia - scrive il settimanale dei paolini - asseconda un progetto di riabilitazione strisciante del fascismo come fenomeno italiano, e, quindi, anche cattolico e nazionale». «Se, politicamente, Fini vuol darsi un’immagine pubblica rassicurante, depurata dalle scorie del fascismo (cosa lodevole), è scorretto - conclude il settimanale - farlo a scapito della verità storica e della Chiesa. E spiace che Veltroni e altri si siano allineati, passivamente, a questa riabilitazione, quasi a riconoscere che, in fondo, fu un fenomeno italiano, di cui tutti siamo responsabili». «Il Vaticano ci ordinò di nascondere gli ebrei» ha dichiarato ieri l’ex senatore (Sinistra indipendente) ed ex ministro, Adriano Ossicini, antifascista, membro della Resistenza. «Ero medico al Fatebenefratelli e gli ebrei li abbiamo nascosti in corsia e sulle cartelle c’era scritto "sindrome di K" e K stava per Kesselring, feldmaresciallo tedesco, per capire che erano ebrei e non malati».

«La Chiesa - ricorda - è stata molto dura al momento delle leggi razziali con Pio XI che denunciò anche che c’era un vulnus al Concordato». Schierato dalla parte di Fini, il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici: «Non posso permettere - ha dichiarato a Red Tv, la tv vicina a Massimo D’Alema - che la terza carica dello Stato possa essere offesa così da un Paese straniero, quale il Vaticano, che deve delle scuse». Ancora: «Da parte nostra c’è una condanna totale del Vaticano perché il suo silenzio fu totale». Quanto a preti, suore, conventi, secondo Pacifici, c’è stato anche «chi le porte le ha aperte solo dietro pagamento e ha messo fuori tanta gente che non aveva soldi».

 

La vicenda

 

La dichiarazione di Fini

Il presidente della Camera Gianfranco Fini, parlando mercoledì a un convegno per il 70° anniversario delle leggi razziali, si è chiesto «perché la società italiana si sia adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica».

 

L’Osservatore romano

Durissimo il commento del quotidiano vaticano: «Uno degli eredi politici del fascismo, che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze, chiama ora in causa la Chiesa cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico». 
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 24 dicembre 2008 )
 
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