Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
"Il Sangue dei vinti" 10 anni dopo: intervista Chiarini-Pansa PDF Stampa E-mail
Scritto da elena   
sabato 06 luglio 2013

Non è esagerato dire che Il Sangue dei vinti di Giampaolo Pansa rappresenti un caso letterario destinato ad entrare negli annali del dibattito culturale dell’Italia repubblicana. Quando apparve, dieci anni fa, non fu solo un successo editoriale (più di 400.000 copie vendute nei primi tre mesi) ma anche uno shock per la memoria collettiva degli italiani. Giampaolo Pansa, firma prestigiosa del giornalismo di sinistra, squadernava un capitolo della nostra storia da sempre tenuta seppellita. Ne parla l’autore nell’introduzione alla nuova edizione del libro e con noi in questa conversazione.

 

D: A distanza di dieci anni consumi la tua, non dico vendetta, ma rivalsa sì. Apri il libro usando per gli storici l’espressione usata da Grillo con i politici: “Arrendetevi, siete circondati”.

R: Ti dico subito qualcosa di pesante. Questi dieci anni da quando il libro è stato pubblicato mi hanno cambiato molto. Mi sono convinto che, non la Resistenza, ma la sua narrazione - come s’usa dire oggi -, il suo racconto storico è sempre stato un bluff, un vero bluff da scrivere con due effe: fatti alterati, fatti nascosti, storie dimezzate e truccate, cifre irreali. Esempio: due divisioni di tedeschi andavano all’assalto della tale posizione partigiana, diecimila tedeschi accompagnati da duemila fascisti: tutte balle. Gesta eroiche mai avvenute. Intorno alla guerra civile italiana c’è stata una gigantesca mistificazione. Siccome non si voleva dire la verità, si è inventata una verità di comodo.

Non mi riferisco alla storia del movimento partigiano. Sappiamo cosa è stato: molto coraggio, molto fegato, un sacco di gente morta o finita nei campi di sterminio, molti paesi vittime di rappresaglie terribili. Basta solo pensare a cosa è successo alle Fosse Ardeatine. Tutto questo è vero, ma il racconto che è stato servito da chi è stata una versione di comodo. Chi sono i responsabili di questa narrazione mistificata, finta, fasulla? La responsabilità numero uno è dei comunisti grazie anche al fatto la loro è stata la squadra di storici più numerosa.  Il bluff si è trascinato per un certo numero di anni. Anch’io per lungo tempo non mi sono reso conto di che cosa era avvenuto. Mi sono reso conto dell’inganno quando ho scritto Il sangue dei vinti.

 

 

D: Questo libro rappresenta un punto di svolta, non solo tuo, nel dibattito sulla Resistenza. 

R: Sì, è stato davvero un punto di svolta.  Non rileggo mai i miei libri. Per vecchia abitudine, una volta che ho riletto le seconde bozze,  chiudo: non riapro più il libro. In occasione della ripubblicazione  de Il sangue dei vinti, l’ho riletto. Sono rimasto sconvolto. Anzitutto perché è stata scritta – non dovrei fare l’elogio di me stesso – con un ritmo così serrato, così scarno, tutti fatti, nomi, vicende. Vuol dire che tutto quello che abbiamo scritto prima che uscisse erano carte truccate. Cosa hanno fatto gli storici? Si sono inventati un linguaggio cifrato che impedisse di scoprire l’inganno. Voi storici siete una casta. Avete usato un linguaggio cifrato, anche se dovevate raccontare una storia vicinissima, una storia che riguardava le vicissitudini, i tormenti, i lutti di un sacco di gente tuttora presente. Non era la storia di Garibaldi e Mazzini o della Repubblica romana. Scrivevate, scrivevamo una quanto ho riportato nel libro. Prima avevano la bocca tappata. Io non ho fatto altro che toglier loro il tappo che gli avevano messo in bocca. In dieci anni ho ricevuto quasi ventimila, dicesi ventimila, lettere. Ma come è possibile che si raccontasse la storia soltanto di chi ha vinto. Se le storie le raccontano solo i vincitori, che storie fasulle sono?

D: Insomma, si è voltata pagina, anche se con non poche polemiche.

R: Il sangue dei vinti non è stato solo lo specchio in cui mi sono guardato io, ma anche il mondo politico e intellettuale che mi circondava. Ho capito finalmente che cos’era la sinistra italiana in tutte le sue varie forme, comunisti o postcomunisti che fossero. Ho visto delle cose folli. Mi hanno coperto di contumelie. Anche il professor [Sergio] Luzzato, che io cito nell’Introduzione, ha scritto su di me cose innominabili. Aspetto solo che replichi a questa mia punzecchiatura e poi gli scaravento addosso un carico da dodici. Se si rilegge cosa ha scritto e detto anche in televisione questo signorino presuntuoso c’è da restare allibiti. Adesso scopre – bontà sua - che Pansa ha sempre scritto sulla Resistenza “con rispetto per la storia”. Mi vien da ridere a pensare che quando il suo ultimo libro (Partigià, Una storia della Resistenza, Mondadori editore) non era ancora uscito, già lo attaccavano. Basta leggere cosa ne ha scritto Gad Lerner su Repubblica. Hanno riservato a Luzzatto lo stesso trattamento che hanno riservato a me. E’ dieci anni che mi attaccano senza mai aver letto una riga del mio libro. Io, comunque, sono contento di avere guadagnato la stima di un numero impressionante di persone. Lo documentano non solo le copie vendute, ma anche quello che continuano a scrivermi. Un anno fa stavo per entrare in sala operatoria per un piccolo intervento e uno mi avvicina e si complimenta con me per aver scritto Il sangue dei vinti.

Ma lasciamo stare questa bega sul revisionismo storico. Sto già ultimando un nuovo libro: una carrellata sulla storia di questi ultimi sessant’anni. Il titolo è un programma: Sangue, sesso, soldi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( venerdý 02 agosto 2013 )
 
< Prec.   Pros. >