Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Ancora sul volume di Chiarini e Cuzzi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedý 18 ottobre 2007

Recensione del volume

«Vivere al tempo della Repubblica sociale italiana»,

curato da Roberto Chiarini e Marco Cuzzi,

La Compagnia della Stampa, Roccafranca (Brescia) 2007,

in «Il foglio quotidiano», 17 ottobre 2007, p. 3. 

 

Ci fu un tempo in cui l’imperativo categorico era credere, obbedire e combattere. E un tempo in cui, più prosaicamente, era sopravvivere. Fu il tempo della Repubblica sociale italiana, quando gli italiani si ritrovarono la guerra in casa e per 600 giorni – dal settembre 1943 all’aprile 1945 – dovettero fare i conti con razionamenti, privazioni, bombardamenti, sacrifici. I partigiani che si rifugiarono in montagna, i ragazzi di Salò che pattugliavano le città, i civili in mezzo: tutti a dare il meglio nell’arte dell’arrangiarsi.

Due storici, Roberto Chiarini e Marco Cuzzi, lasciando da parte le vicende politiche e le motivazioni ideologiche che spinsero gli italiani a scegliere una parte piuttosto che l’altra (o a rimanere in mezzo), si concentrano sugli aspetti più minuti della vita quotidiana, sfruttando una quantità di materiale inedito, tra foto, manifesti, stampe, documenti originali e interviste ai reduci. E raccontano un’esistenza “al limite”, a partire dagli orari: il coprifuoco dichiarato nelle grandi città è così rigido – dalle venti alle sei del mattino – che la Messa di mezzanotte del Natale 1943 viene celebrata alle quattro di pomeriggio. E poi la scarsità di cibo e beni di prima necessità: dal pane, sostituito dal “mischio”, un’orrenda mistura di farina di lenticchie, cicerchie e orzo, al caffé (ci si arrangia con la “ciofeca” di orzo e cicoria); dalla verdura (persino aiuole e piazze sono trasformate in orti di guerra) alla schiuma da barba, diventata così rara che la ditta Ducati lancia il rasoio elettrico (anche se ben pochi potranno permetterselo). Via le tomaie delle scarpe, sostituite da spago intrecciato. Via le suole Vibram, al cui posto si riciclano copertoni delle auto. E via gli stessi abiti confezionati (roba da ricchi): al loro posto pantaloni e gonne cucite in casa, stracci e persino pelli di coniglio per l’inverno, quando i giornali consigliano, in mancanza di scaldaletti elettrici, di mettere sotto le lenzuola un barattolo di calce viva. Sistema economico, ma pericolosissimo: le ustioni non si contano. Anche i vizi sono razionati: il tabacco, se c’è, è di pessima qualità e le sigarette – al di là dell’elegante pubblicità delle “Macedonia” – un lusso per pochissimi. Agli italiani, per svagarsi, non resta che la radio (le trasmissioni dell’Eiar che si concludono immancabilmente con la “preghiera della Repubblica sociale” oppure la clandestina Radio Londra) o la rivista, almeno nelle grandi città: a Milano Calindri e Gassman recitano in commedie leggere fino al giorno della Liberazione.   

Ultimo aggiornamento ( venerdý 19 ottobre 2007 )
 
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