Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Come Brescia e l'Italia nel 1945 uscirono dalle macerie politiche, materiali e morali PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedý 29 ottobre 2015

 

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Il 27 aprile 1945 entrano a Brescia gli alleati. Di fatto si chiude il conflitto mondiale. La città e la provincia sono già state “liberate” dai partigiani. Agli angloamericani si offre un paesaggio di macerie. Macerie non solo materiali, ma anche morali, politiche, istituzionali. Sono oltre 1.300 le vittime dei bombardamenti nell’intera provincia. Nel capoluogo 600 sono le case completamente distrutte, 1.500 quelle gravemente danneggiate e 4.000 quelle lievemente danneggiate. Il problema della casa è il problema più assillante. La situazione è disastrosa, basti pensare, ad esempio, che a Ponte Crotte c’è un affollamento al limite della sopportabilità. In case senza luce, acqua e gas si addensano fino a sette persone per stanza.

Accanto al problema della casa c’è, altrettanto drammatico, quello del lavoro. Sono migliaia i reduci e i prigionieri che tornano dai campi di internamento. Sono altrettanti gli sfollati. L’apparato produttivo subisce un vero e proprio collasso. Nel corso della mobilitazione bellica Brescia, città per definizione manifatturiera, ne era stata largamente beneficiata. Aveva potenziato la produzione e di conseguenza alleviata la piaga della disoccupazione. Solo nel settore manifatturiero si calcola che la manodopera impiegata  superasse i 130.000 lavoratori, di questi circa 50.000 nel giro di due anni finiscono vittime della riconversione produttiva che porta ad una caduta degli investimenti e ad una sofferenza sociale che si assomma alle varie altre abbattutesi sulla popolazione.

Oltre ai problemi materiali sono da conteggiare anche i gravissimi lutti sopportati e l’angoscia per la sorte di soldati dispersi sui vari fronti. Pesa poi il contesto generale istituzionale. È caduto il regime fascista e con esso un’intera classe dirigente. Se non è morta la Patria, è collassato certo lo Stato in tutte le sue espressioni. Sopperisce a questa situazione di sfacelo l’impegno delle forze politiche che hanno animato la guerra di liberazione e che ora, in spirito di solidarietà, affrontano l’onere gigantesco di ridare un futuro alla città, superando le loro profonde divisioni ideologiche.

È stato grazie a questo sforzo solidale dei partiti antifascisti che Brescia ha potuto affrontare con successo non solo la ricostruzione ma avviare anche uno sviluppo prodigioso che poi si protrarrà per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta promuovendola a pieno titolo nel novero nelle società industriali.

Quanti dei giovani, che oggi (giustamente) si lamentano del futuro che manca loro, sanno del futuro che mancava alle generazioni uscite dalla guerra, da una dittatura, da una sconfitta, eppure ebbero la forza di «ricostruire» un Paese bombardato, distrutto, senza materie prime, senza carbone, senza benzina, con ferrovie, strade, scuole, ponti o abbandonati o semi inagibili e non solo seppero rialzarsi ma posero le basi di un «miracolo economico» che ha portato l’Italia a conoscere un benessere mai prima nemmeno sfiorato.

Non solo, gli italiani di allora non sapevano nemmeno cosa fosse la libertà e tanto meno non avevano esperienza di una moderna democrazia di massa, eppure in pochi anni riuscirono a dotarsi di una Repubblica che ha permesso loro di accedere alle libertà, ai diritti e ai servizi sociali di un Paese civile.

Di tutto questo offre un quadro sintetico ma molto efficace da un punto di vista didattico la guida allestita dal Centro Studi e documentazione sul periodo storico della Repubblica sociale italiana (Salò) e curata da Elena Pala, dal titolo «La nuova Italia democratica. Dai Cln alle prime elezioni politiche del 1948: il caso di Brescia» (Tip. Gavardese, 2015), presentata ieri presso il Collegio Universitario «Luigi Lucchini» di Brescia. Questa è stata la terza tappa di un percorso che vede il Centro offrire annualmente al mondo della scuola strumenti utili a costruire una memoria che si lamenta tuttora lacunosa dell’Italia repubblicana.

 

 

Info

Tutte le guide didattiche trattano il tema privilegiato affrontando in parallelo vicenda nazionale e vicenda locale. Si compongono di 32 pp. e sono articolate in varie sezioni, ognuna delle quali riporta il brano di uno storico, un ricco corredo di immagini e di documenti del tempo e si conclude con esercizi di vario tipo rivolti agli studenti. Le precedenti guide didattiche del Centro Studi Rsi sono state: «1943-1945: come gli italiani “resistono” nei seicento giorni della Repubblica di Salò» (Tip. Gavard., 2013, 5 €) e «La persecuzione degli ebrei in Italia. Il caso di Brescia» (Tip. Gavard., 2014, 5 €). Per info Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Ultimo aggiornamento ( giovedý 29 ottobre 2015 )
 
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