
| Donne in fuga l'amore al tempo della Resistenza. Ideali traditi e sentimenti |
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| Scritto da Redazione | |
| domenica 19 luglio 2009 | |
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Paccagnini Ermanno, Donne in fuga l'amore al tempo della Resistenza. Ideali traditi e sentimenti, 13 luglio 2009, p. 25.
«Un bel romanzo sulla memoria della Resistenza in Italia», scrive lo storico Giovanni De Luna. E non si può che concordare. Salvo aggiungere che il parere può suonare parzialmente depistante, se si fa poi riferimento al «sangue dei vinti» richiamato nel risvolto. Che c’entra anche, ma come sottofondo, dato che uno dei misteri riguarda l’omicidio nell’immediato dopoguerra di un aguzzino fascista. Ma I nostri occhi pieni di terra di Dario Buzzolan (Baldini Castoldi Dalai, pp. 304, 17,50) sono assai di più, perché sul tema resistenziale e sull’omicidio si sviluppa un andamento da inchiesta da parte di due donne, Ella e Marianna, che coinvolge la figura di Davide, padre della ventisettenne Marianna, che ne apprende la scomparsa dovuta forse a suicidio al ritorno da un viaggio. Ed è, per Marianna, una autentica coazione a capire quella figura di padre sempre più scostante e solitario, che lascia inspiegabilmente per tutti il ruolo di docente universitario di filosofia per gestire - in modo fallimentare - una rivendita di liquori. Una inchiesta in cui Marianna coinvolge una sfuggente Ella, attrice che proprio Davide nell’ultima telefonata alla figlia ha invitato a sentir recitare nel Lutto si addice ad Elettra, per poi scoprire che è stata amante del padre. Di qui i misteri: l’omicidio; i rapporti padre-figlia; il rapporto Ella-Davide, tanto più che la donna è moglie di Giorgio, studente che proprio Davide le ha fatto conoscere e il cui odio per l’antico maestro che lo spinge a denunciarlo per omicidio non è però per il tradimento coniugale, ma per qualcosa di più complesso, che coinvolge la madre stessa di Giorgio e il padre di Davide, da cui discende che i due sono fratellastri (con mie perplessità circa la poco chiara figura della donna e certe agnizioni, anche se spiegano gli sviluppi della vicenda). Anche se poi il vero mistero è proprio l’atteggiamento di Davide verso tutti, che fa del libro un romanzo della delusione: della svalutazione e dello svuotamento degli ideali di chi ha combattuto da parte dei «gestori» della vittoria; e su un mondo che ha tradito molte aspettative. Di qui il muoversi del romanzo per continui intrecci che spostano i personaggi fisicamente e memorialmente in un arco temporale che va dal 1945, in cui la ragazzina Ella accudisce un giovane partigiano ferito che porta in sé un segreto che conserverà tenacemente per 50 anni, al 1994 in cui Marianna inizia la sua interrogazione. Per un narrare che Dario Buzzolan sviluppa con forte tensione e a struttura aperta e mossa, alternando punti di vista e intrecciando le temporalità, con finestre di flashback che scandiscono un attraversamento (ora contiguo e ora a salti) i decenni della storia italiana nella accennata prospettiva del tradimento degli ideali. Perché al centro sta soprattutto il tema delle scelte. D’opportunismo, per alcuni. Sofferte per chi vuol conoscere la verità. Radicali per chi, come Davide, in nome della libertà interiore, sia pur con le contraddizioni della propria umanità, è però disposto a pagarne le conseguenze. |
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 22 luglio 2009 ) |
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