Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il Duce dimezzato a Gargnano PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 04 novembre 2013
«Paesucolo pieno di pettegolezzi e di spie», «Detesto ormai queste rive», «Siamo in un budello e per giunta cieco. Non pretenderanno che io possa governare da Gargnano e cioè dalla località più eccentrica della penisola!». I commenti di Benito Mussolini con la sua amante Clara Petacci ed il suo segretario Giovanni Dolfin spiegano bene l'insoddisfazione per la destinazione gardesana riservatagli, a sua insaputa, dagli alleati tedeschi nell'ottobre 1943, mentre la Repubblica sociale italiana muove i primi incerti passi. Sulla data di arrivo del capo del Fascismo a Gargnano non ha dubbi Georg Zachariae, cui Hitler affida la salute del Duce. Il medico tedesco ricorda la convocazione per le ore 17 dell'8 ottobre: «Non dimenticherò mai questa data», scrive dopo essere stato accompagnato a «villa Feltrinelli a Gargnano, dove Mussolini mi aspettava». Una breve nota della Segreteria Particolare del Duce rafforzerebbe l'ipotesi del giorno 8, verosimilmente di sera.

Il documento, del 16 ottobre, assicura una positiva gestione della cucina della villa Feltrinelli «in questa prima settimana di permanenza del Duce».La storia minuta di Gargnano si intreccia per 18 mesi con quella angosciosa del pianeta, precorsa dal succedersi di eventi: il 12 settembre il Duce è liberato a Campo Imperatore; il 18 annuncia da Radio Monaco la nascita della Rsi; il 28 sovrintende la seconda assise del Governo Fascista Repubblicano, dopo essere stato assente alla prima, il 23. Le successive 15 adunanze le presiederà a palazzo Bettoni di Bogliaco.Mentre la Rsi cerca una sua definizione internazionale, dall'8 ottobre si affastellano a Gargnano centinaia di ricevute per generi alimentari diretti a villa Feltrinelli per le «Famiglie Segreteria Particolare del Duce»: 30 chilogrammi di burro, 100 di zucchero, 36 di olio, 100 di pasta, di carne, di marmellata, 1.000 di patate, 50 di formaggio grana, di formaggio molle, di salame, di prosciutto, 250 di riso, 20 di sapone, 10 di grassi di maiale. Non manca l'omaggio del Podestà del paese ai nuovi ospiti: otto fiaschi di Chianti, acquistato al bar Gardesana, per 321 lire.Villa Feltrinelli (tre piani più il seminterrato, 26 vani utili e 34 di servizio) viene requisita a partire dal primo ottobre per un affitto mensile di 6.400 lire. E i Feltrinelli, il 13 ottobre, devono trasferire il loro mobilio a Milano. Per alcune settimane la villa funziona da abitazione ed ufficio e il clima di disordine continua fino a fine novembre, quando le segreterie traslocano nel palazzo delle Ex Orsoline, requisito a Luisa Doria Feltrinelli, per 3.100 lire al mese.La sera del 29 ottobre giunge Rachele, moglie di Mussolini, con Romano e Anna Maria, i figli più piccoli. Rachele organizza casa e parco circostante, li ripopola con galline e conigli e, più avanti, vacca con vitellino, maiale, tre cani e due gatti.Compito primario delle forze fasciste (circa 700 elementi, per metà appartenenti al Battaglione «M» Guardia del Duce) e delle SS di stanza a Gargnano (una fonte parla di 500 effettivi) è garantire la sicurezza del Duce, iniziando dalla fornitura di acqua potabile: sulla collina delle Ravere, a poche centinaia di metri, viene individuata una fonte ed il serbatoio è controllato a vista giorno e notte da SS e Milizia Confinaria. Tutte le case in prossimità di villa Feltrinelli sono requisite, strade e sentieri sorvegliati e, per entrare in ciascun edificio dove si trova il Duce (villa Feltrinelli, le ex Orsoline o palazzo Bettoni), necessita più di un lasciapassare. Sulla torretta che sovrasta villa Feltrinelli viene installato un cannoncino di cui Mussolini sostiene l'inefficacia. L'obiezione è accolta solo nel gennaio 1945 e la torretta è abbattuta. L'apparato a garanzia della sicurezza del capo del Fascismo è efficiente solo sulla carta mentre rimpalli di responsabilità e polemiche tra fascisti e germanici non si contano. Dentro villa Feltrinelli succedono episodi inverosimili (e documentati), come le visite senza ostacoli di Edda Ciano al padre o il tragitto di un fornaio che percorre l'intero parco fino ad entrare nell'edificio senza essere identificato. E i furti. Due tagli di stoffa vengono sottratti a Donna Rachele da un SS addetto alla sorveglianza mentre il ricettatore (per mille lire) è un milite fascista. Da una vettura spariscono la pelle dello schienale, l'orologio del cruscotto e le candele del motore; a Vittorio, figlio di Mussolini, e ad Eraldo Monzeglio (campione del mondo di calcio, istruttore di tennis nella villa), vengono rubate addirittura le rivoltelle. Qualcuno cerca anche di scassinare la cassaforte dei Mussolini, all'interno del bunker antiaereo. L'inchiesta che ne segue si conclude con una geniale smentita del tentativo: «Le alterazioni alla cassaforte non vanno attribuite a tentativi di scasso, bensì al malvezzo che i falegnami hanno di incastrare l'accetta nel muro dopo avere eseguito i lavori su legname».

Corriere della Sera, Bruno Festa, 8 ottobre 2013.

Ultimo aggiornamento ( giovedý 09 gennaio 2014 )
 
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