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Il romanzo è intitolato «Fascisti!», le librerie lo rifiutano PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 11 gennaio 2016

 

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È un cortocircuito singolare che il regime di essere accusato il più censorio della storia italiana finisca oggi per essere oggetto di censura editoriale. Le parole, i temi, le immagini e i personaggi a esso correlati vengono boicottati e sospettati di tentata apologia di fascismo. Così alcuni libri faticano a essere distribuiti nelle librerie, ostacolati nella presentazione o addirittura non vengono neppure pubblicati, perché reputati alla stregua di un corpo del reato.

È la sorte che è capitata al bel romando Fascisti! (Enrico Damiani Editore, pp. 240, € 18) dell’87enne Armanda Capeder, racconto semi-autobiografico di una famiglia borghese, gli Armani di Voghera, vissuta durante il Ventennio, e rifiutato dalle librerie delle rosse Toscana ed Emilia Romagna perché considerato «ideologico» e «revisionista». «Pochi giorni dopo la consegna», ricostruisce la vicenda l’editore Damiani, «i librai del centro Italia lo hanno restituito al nostro distributore, sostenendo di aver preso quel romanzo per sbaglio e di reputare quel titolo impresentabile e inadatto alla vendita in quando dichiaratamente fascista». A condannare il testo sarebbero stati, riferisce Damiani, «non solo il titolo, ma anche l’immagine di copertina, che ritrae una giovane fascista inglese, e il color nero usato come soluzione grafica, ritenuto troppo evocativo del regime».

Un atteggiamento analogo, sospeso tra diniego e boicottaggio, hanno avuto altre librerie del Nord Italia, dalla Giunti di Venezia alla Feltrinelli di Brescia che, ai lettori che chiedevano di acquistarlo, hanno risposto di non avere «alcuna intenzione di ordinare quel libro» e di preferire tenerlo «nascosto negli scatoloni in deposito». «Una vera e propria messa all’indice», commenta Damiani.

«Eppure», tiene a sottolineare l’autrice, «il mio romanzo non contiene alcunché di revisionista. Vuole essere piuttosto un omaggio a quegli italiani, come mio padre, che, tornati mutilati dalla Grande Guerra, non ricevettero alcun indennizzo dall’allora governo liberale, e a quei giovani che credettero nella causa dell’Italia fascista, non per opportunismo, ma per puro slancio ideale».

Il libro, d’altronde, mette in luce anche le pagine oscure del regime, dal delirio di onnipotenza del duce alle tremende privazioni provocate dalla guerra, ed è rispettoso verso chi con altrettanta onestà, militò dalla parte opposta, tra i partigiani. «Le uniche persone verso le quali non sono indulgente», nota la Capeder, «sono i voltagabbana che osannavano Mussolini per poi saltare sul carro dei nuovi vincitori all’indomani dell’armistizio». Perché una cosa occorre ricordare, avverte l’autrice, che di quegli anni è stata testimone diretta: «Ci fu un tempo in cui gli italiani, quasi tutti, contavano Giovinezza…».

Ha trovato vita difficile nel promuovere il suo libro anche il giovane Valerio Zinetti, autore del saggio Ezio Maria Gray – Un italiano fedele alla patria (Ritter, pp. 328, € 22 pubblicato in collaborazione con l’associazione Memento e il Centro Studi Ezio Maria Gray): un’interessante biografia del politico e giornalista fascista, già presidente dell’Eiar e poi vicesegretario del Msi. Proprio a Novara, città natale di Gray, lo scorso 14 novembre Zinetti doveva presentare il volume presso la libreria Lazzarelli. Ma qualcuno glielo ha impedito: «L’Osservatorio novarese sulle nuove destre», racconta, «aveva lanciato minacce e intimidazioni e infine annunciato una manifestazione di protesta, cosicché la libreria ha preferito annullare l’appuntamento, ufficialmente per ragioni di ordine pubblico». Alla base della campagna ideologica c’era infatti la convinzione che si trattasse di «un’operazione di revisionismo storico volta alla riabilitazione del fascismo e dei suoi protagonisti». E invece bastava leggere il libro (che si occupa di questioni estremamente attuali come il rapporto tra sovranità italiana e dirigismo europeo) per accorgersi che i censori erano anche disinformati. «Ma tant’è», commenta amaro Zanetti. «A Torino, il 5 dicembre, siamo stati costretti a organizzare la presentazione in semi-clandestinità, omettendo il nome del luogo dell’incontro, per evitare che gli antifascisti lo impedissero di nuovo “democraticamente”».

Una vicenda molto simile a quella subita da Edda Negri Mussolini, nipote del duce e autrice, con Emma Morriconi, di Donna Rachele, mia nonna. La moglie di Benito Mussolini (Minera, pp. 448, € 16.90): la presentazione del libro (un ricordo famigliare che ha molto poco di politico) a Vigevano, con tanto di patrocinio del Comune, ha rischiato di saltare a inizio novembre a causa dell’opposizione di Rc, che ha parlato di occasione per fare apologia di fascismo e del Pd che ha evocato «una comica e goffa nostalgia del Ventennio».

Almeno, però, questi libri hanno avuto la fortuna di essere pubblicati. Un altro volume edito in Spagna, il romanzo Memorias de una dama del peruviano Santiago Roncagliolo, non ha mai visto la luce in Italia, in quanto dimostrerebbe il ruolo del fascismo nel contrastare le dittature latino-americane, evocando la storia di Amadeo Barletta, console dell’Italia fascista a Santo Domingo, che tentò di assassinare il dittatore Rafael Trujillo e fu poi vittima del regime di Castro a Cuba. Il fatto che la vicenda sia stata raccontata dalla figlia di un fascista italiano, l’ereditiera Nelia Berletta, ha scoraggiato l’editore spagnolo Alfaguara dal far tradurre il libro nel nostro Paese, sebbene il romanzo avesse già venduto in Spagna 20mila copie.

 

Gianluca Veneziani, Libero, 10 gennaio 2016, pp. 1 e 24.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 11 gennaio 2016 )
 
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