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In rete e in due volumi i copioni rifiutati dal regime PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 07 gennaio 2011

Petroni Paolo, La ricerca del Dipartimento spettacolo della Sapienza e Archivio di Stato. Tutta la censura fascista. In rete e in due volumi i copioni rifiutati dal regime, in «Corriere della Sera», 3 gennaio 2011, p. 10.

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C’è chi denuncia con allarmismi fuori luogo la perdita della memoria e chi invece lavora e va curiosando con intelligenza negli archivi. C’è chi si intestardisce a inseguire improbabili Diari di Mussolini e chi del ventennio vuole scoprire tracce meno visibili ma più influenti. È quel che hanno fatto Antonella Ottai e Patrizia Ferrara, curatrici di un progetto sulla censura teatrale fascista, il cui ufficio venne istituto nel gennaio 1931. I loro risultati sono editi in due volumi («Censura teatrale e fascismo (1931-1944)» della Direzione generale per gli archivi del Mibac) e presto on line sul sito degli Archivi dei Beni culturali. Era il tempo in cui si accusava chi metteva «in soffitta tamburelli e mandolini, per dar fiato a sassofoni e percuotere i timpani con barbare melodie», tanto che il jazz, prima osteggiato, poi dal ‘38 vietato come musica «negroide», passò per un periodo in cui lo si poteva trasmettere per radio, ma presentando «Saint Louis Blues» come «Le tristezze di San Luigi» di Luigi Braccioforte, ovvero Louis Armstrong. Erano anni in cui non si poteva avere il senso del ridicolo, perché, quel che poteva apparire comico, finiva in grottesca tragedia, come accadde alle tre sorelle del Trio Lescano, bandite da radio e locali dopo le leggi razziali, private della cittadinanza italiana e, durante la guerra, imprigionate per spionaggio, con l’accusa che i versi di «Tulli, tulli pan» fossero messaggi in codice al nemico.

La censura non risparmiò persino «Faccetta nera», perché incitava alla commistione razziale, anche se i tagli furono travolti de facto dal successo popolare della canzone, mentre vennero rispettati quelli a «Lili Marlene». Il censore prendeva di mira, oltre agli eventuali aspetti ideologici, la religione, la cronaca nera, il sesso, tanto che Anton Giulio Bragaglia non poté rappresentare «La cortigiana» dell’Aretino. Il tutto con talvolta strepitosi incidenti, come quando, nel film «Noi vivi», sugli orrori del totalitarismo bolscevico, questi venero vissuti dagli spettatori come identici a quelli del regime fascista, come testimoniano i rapporti di polizia. Le scoperte più interessanti vengono dal più popolare teatro comico e di rivista, già indagato anni fa anche da Nicola Fano («Tessere o non tessere - I comici e la censura fascista» Ed. Liberal Libri). I copioni dell’ufficio censura sono una miniera di sorprese, tra cui inediti che vanno da Federico Fellini (tra l’altro una scenetta emblematica su un uomo che reincontra se stesso giovane, che gli rinfaccia i tradimenti dei sogni di anni prima) a Aldo Fabrizi (tagliati o respinti cinque copioni tra il ‘35 e il ‘37, anticipazioni non casuali dei temi del neorealismo post bellico), dai fratelli De Filippo a Ettore Petrolini. I volumi e il materiale che ora arriva on line, sono frutto del lavoro congiunto del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo della Sapienza, che ha incrociato le proprie ricerche e dati con quelli a suo tempo ordinati dall’Archivio Centrale dello Stato, relativi all’archivio dell’Ufficio per la censura teatrale, con i cartelloni della programmazione teatrale di quegli anni, di quella radiofonica e con le recensioni su riviste e giornali. «Un lavoro di vari anni, fatto con pochi soldi ma con una fruttuosa cooperazione, che ci permette oggi di ripercorrere storie interessanti e esemplari, legate alla censura, per conoscerla meglio nei suoi diversi aspetti e rappresentazioni storiche, perché in forme diverse è sempre viva, dietro l’angolo», come hanno sottolineato Luciano Scala, Direttore generale degli archivi al Mibac, e Roberto Nicolai, preside della Facoltà Scienze Umanistiche. La banca dati on line consta di 9.894 schede anagrafiche di autori, attori, compagnie teatrali - 17.507 opere schedate - 350 fascicoli della rivista Il Dramma, ovvero oltre 5.000 articoli, opere, rubriche, recensioni classificate ( ma i ricercatori della Sapienza hanno anche analizzato 14.000 articoli teatrali del Messaggero) - 1.915 immagini tra ritratti di autori e attori, disegni, caricature e foto di scena. Il progetto prevede in un futuro la scansione dei testi degli stessi copioni, rendendo possibile consultarli e leggerli tutti.  
Ultimo aggiornamento ( venerdì 07 gennaio 2011 )
 
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