Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
L’Italia dei giusti e dei persecutori PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 09 gennaio 2011

Sessi Frediano, L’Italia dei giusti e dei persecutori, In due volumi una vasta raccolta di saggi su radici e conseguenze della Shoah, in « Corriere della Sera», 8 gennaio 2011, p. 53.

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Due volumi con 1.270 pagine di testi e di apparato iconografico, cinquanta tra collaboratori e curatori che hanno scritto altrettanti saggi, con una ricca bibliografia: questi i dati numerici dell’opera edita dalla Utet a cura di Marcello Flores, Simon Levis Sullam, Marie-Anne Matard-Bonucci ed Enzo Traverso Storia della Shoah in Italia (vol. I, Le premesse, le persecuzioni, lo sterminio; vol. II, Memorie, rappresentazioni, eredità, in vendita solo attraverso le agenzie Utet, www.utet.it). I due volumi, che saranno presentati a Milano il 26 gennaio presso il teatro Parenti, si collocano accanto ai percorsi storico-interpretativi già proposti nella precedente Storia della Shoah (5 tomi, pubblicati da Utet tra il 2005 e il 2006). E offrono una lettura corale, sebbene utilmente non sempre monocorde, della tragedia degli ebrei italiani o che si trovavano in territorio italiano al momento dell’avvio delle deportazioni; con l’obiettivo dichiarato di mettere in rilievo le responsabilità del fascismo per l’Olocausto, e di gettare uno sguardo critico alla storia dell’Ottocento per ricostruire il percorso compiuto dal razzismo e dall’antisemitismo in Italia. «L’Olocausto in Italia - scrivono i curatori - costituisce una sorta di prisma in cui si rifrangono e attraverso cui leggere aspetti diversi della storia culturale, religiosa e politica dell’Italia degli ultimi due secoli, soprattutto delle sue dimensioni più deteriori e oscure».

Dall’antigiudaismo cattolico, promosso e propagandato dal periodico gesuita «Civiltà Cattolica», alla vena antisemita del fascismo che affonda le sue radici nel razzismo biologico, dall’indagine sulle colpe di quella parte della società italiana che fece da spettatrice alla tragedia dei connazionali ebrei, ai silenzi e ritardi della Resistenza, fino alla ricostruzione delle azioni di coloro che si collocano ormai tra i «giusti» per il coraggio con cui seppero offrire protezione e soccorso alle vittime. E ancora, dalle tappe che tra Ottocento e Novecento segnarono l’avvento della nazione e insieme dell’emancipazione degli ebrei, al lento affermarsi delle tecniche e delle procedure dello sterminio «sotto gli occhi di tutti» tra collaborazione e delazione (come recitano i due saggi di Mimmo Franzinelli e di Valeria Galimi). Il secondo volume poi ci introduce in un dibattito e all’interno di ricerche poco conosciute dai non specialisti, che cercano di disegnare «il lungo percorso di costruzione della memoria del genocidio ebraico in seno alla società italiana». Rappresenta il dato vero di novità dell’opera e si articola in tre parti. La prima «ricostruisce i tempi e i riti della memoria, le prime testimonianze, la diffusione delle notizie sui campi», il modo con cui il Paese ha saputo metabolizzare e rielaborare il ritorno dei deportati e le notizie sulla loro esperienza, con saggi di grande interesse di Filippo Focardi, Marcello Flores e Paola Bertilotti. La seconda parte, attenta alla «evoluzione della comunità ebraica nel mondo politico, della Chiesa e delle istituzioni del dopoguerra», con un intervento di Antonio Carioti che ricostruisce il percorso e la permanenza dell’antisemitismo nell’evoluzione della destra italiana e il bel saggio di Gadi Luzzatto Voghera sul rapporto problematico e irrisolto tra sinistra e questione ebraica. Infine, nella terza parte viene sollecitata una riflessione sull’impatto che la Shoah ha prodotto nella cultura italiana e più in specifico nella letteratura, nell’arte, nel cinema e nella televisione, senza dimenticare il fenomeno del negazionismo e del riduzionismo italiani, ben ricostruito e indagato da Valentina Pisanty, e il saggio in chiusura «attorno al giorno della memoria» di David Bidussa, stimolante per la sua problematicità critica. Sebbene nell’opera manchino apporti specifici su alcuni temi del dibattito europeo, quali la didattica della Shoah o il ruolo del testimone e della testimonianza nella costruzione della memoria nazionale, questa Storia della Shoah in Italia merita un posto d’onore tra i libri di riferimento della materia.  
Ultimo aggiornamento ( martedì 11 gennaio 2011 )
 
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