Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
La Repubblica fascista di Borsani, il giornale del regime “buono” PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 07 giugno 2008

Nicola Tiepolo, La Repubblica fascista di Borsani, il giornale del regime “buono”, «Libero», pp. 28-29.

 

 

Un inizio travagliato, uno scontro interno alla redazione, due direttori che si succedono, che portano avanti linee editoriali e politiche completamente diverse e che vengono entrambi ammazzati nei giorni successivi alla liberazione. Le vicende del quotidiano “Repubblica fascista”, ricostruite in un saggio di Federico Robbe pubblicato sull’ultimo numero di “Storia in Lombardia” (Franco Angeli), sono emblematiche per comprendere come la tragedia del fascismo repubblicano non possa essere ridotta a un monolite al soldo di Berlino, ma porti dentro di sé una dialettica tra anime diverse e istanze contraddittorie.

Il nuovo quotidiano, voluto all’inizio del 1944 da Mussolini, era stato inizialmente affidato a Carlo Borsani. Questi, giovanissimo eroe della Seconda guerra mondiale, cieco di guerra e fervente fascista, fece del giornale la tribuna dei tentativi di pacificazione che una parte del fascismo repubblichino appoggiava. Nell’anteporre le esigenze della patria a quelle del fascismo, Borsani trova una sponda politica in Piero Parini, podestà e poi capo della Provincia, sostenitore della necessità di mediare con le altre forze politiche. Il tentativo di Borsani e della corrente moderata, che pure restavano complici dell’ultima tragica avventura mussoliniana, era però destinato all’insuccesso.

Mussolini che, come ebbe a sottolineare Renzo De Felice, con la creazione della Rsi va considerato il diretto responsabile della guerra civile, decise nell’estate del 1944 di sostituire Borsani con l’intransigente Enzo Pezzato, che diede al giornale una linea del tutto opposta. L’abbandono della corrente moderata era dettato dalla sempre più difficile situazione bellica e dalla necessità di riaffermare la propria autorità. Poche settimane dopo la sostituzione di Borsani, anche Parini si dimetteva per protesta contro l’eccidio tedesco di piazzale Loreto. Il fronte moderato era sconfitto. Il fascismo repubblicano avrebbe presto mostrato i suoi caratteri più brutali e sanguinari, lasciando sempre più gli italiani in balia della furia tedesca.

La città di Milano, che fa da sfondo alle vicende di “Repubblica fascista”, simboleggia in qualche modo le contraddizioni di un’epoca. La città che aveva visto nascere il fascismo è anche quella che ne vede l’epilogo. È la città degli scioperi, della forte presenza comunista, della sede del comitato del Cln Alta Italia. Ma è anche la città che nel marzo 1944, come fa notare Robbe, risponde massicciamente all’appello promosso dal podestà Parini per il “prestito Città di Milano”, raccogliendo la cifra straordinaria di un miliardo di lire. Ed è la città palcoscenico della giustizia sommaria ma anche delle vendette private, e di un odio feroce che tenta di affogare in un bagno di sangue contraddizioni, complessità e responsabilità di un’intera generazione.

Partito Mussolini da Milano il 25 aprile 1945, Borsani seguì Borghese presso l’Hotel Regina per poi rifugiarsi presso l’Istituto oftalmico di via Commenda. Denunciato da un partigiano che era qui ricoverato, fu arrestato, sommariamente processato e ucciso con una pallottola in fronte. Il cadavere giunse all’obitorio su un carretto della spazzatura, con un cartello con scritto “ex-medaglia d’oro”.

Era il 29 aprile 1945. Qualche giorno dopo fu la volta di Pezzato. L’8 maggio alcuni sconosciuti bussarono alla sua porta e gli sparano sull’uscio di casa. Per alcuni decenni non sarebbe stato possibile parlare di guerra civile, né della complessità dell’universo repubblichino, del quale una lettura interessata e semplificatrice proponeva una visione a tutto tondo.

Come già spiegava Giorgio Bocca nella sua Storia della Rsi, dalle vicende della Repubblica di Mussolini risultava evidente «il limite alibistico ed esorcistico di certo antifascismo: quello di immaginare un fascismo demonio che, allora come ora, giustifica tutte le nostre debolezze e richiama su di sé tutte le rampogne e tutti i rancori di una Italia democratica che vuole avere ad ogni costo la coscienza a posto».
Ultimo aggiornamento ( sabato 07 giugno 2008 )
 
< Prec.   Pros. >