Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
La recensione di Franzinelli al volume di Sonia Residori sulla Tagliamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 09 giugno 2013
Circondata da fama di spietatezza e combattività, la Prima Legione d'assalto Tagliamento è stata sino ad oggi trascurata dalla storiografia, probabilmente per il difficoltoso reperimento delle fonti, disseminate in numerosi archivi ancora, almeno in parte, inaccessibili. Esce in questi giorni per Cierre edizioni il primo studio di riferimento: Una legione in armi. La Tagliamento fra onore, fedeltà e sangue, scritto da Sonia Residori, storica e bibliotecaria vicentina specializzata nelle vicende della seconda guerra mondiale. Il volume ricostruisce l'intero arco operativo della Tagliamento, dalla sua costituzione, all'indomani dell'8 settembre 1943, alle principali operazioni antipartigiane e sino alla fine della guerra. All'illustrazione dell'organizzazione interna, alla descrizione delle figure di spicco del reparto e al resoconto dei rastrellamenti si accompagna, fatto raro nelle monografie storiche, l'attenzione al dato sociologico e agli aspetti esistenziali, a partire dal dato anagrafico «giovanilista» caratterizzante i militi. La narrazione include molteplici vicende bresciane, a partire dall'ottobre 1944, quando la Tagliamento si stanzia nella zona del Lago d'Iseo, per debellare «il ribellismo» e recidere i legami solidaristici di una parte della cittadinanza con i partigiani. Il reparto risale poi la Valcamonica e dal febbraio 1945 assedia le Fiamme Verdi attestate sull'altipiano del Mortirolo.

I civili subiscono una pressione continua, con ricorrenti episodi di provocazioni e casi di odioso arbitrio. Il comandante, tenente colonnello Merico Zuccari, è un ex squadrista del 1921-22 guidato da duplice fedeltà: al Duce e ai nazisti, con i quali concorda passo passo l'impiego dei suoi uomini. Mussolini definisce la Tagliamento «la Legione del mio cuore», mentre il generale Karl Wolff difende il reparto dalle accuse di crudeltà: «La Legione agisce severamente e inesorabilmente. Non ho potuto però constatare che le misure da essa adottate non fossero state giustificate. Che tale procedere è del resto giusto, lo dimostra il fatto che in tutte le zone in cui finora la Legione è stata impiegata, il pericolo del banditismo poté essere eliminato in brevissimo tempo».Zuccari fa affiggere manifesti con proclami che promettono laute ricompense a chi agevolerà la cattura di capi partigiani e minacciano la fucilazione per qualunque forma di collaborazione con i «banditi». Il pugno di ferro colpisce anche quei legionari che, demoralizzati dalla guerra civile che li espone alla diffidenza e all'ostilità dei civili, abbandonano il reparto. Emblematica la fucilazione, nell'abitato di Artogne (bassa Valcamonica), il 27 dicembre 1943, dell'allievo milite Giuseppe Radeglia, in violazione della stessa legge della Repubblica sociale che assegna i disertori al giudizio del tribunale militare. Il trasferimento nella zona di Edolo e Corteno viene deciso dai Comandi germanici a fine dicembre 1944 a protezione delle fortificazioni della Linea Bleu, con il compito di debellare le Fiamme Verdi aviorifornite dagli anglo-americani. I due densi capitoli dedicati da Sonia Residori al Mortirolo sono assolutamente innovativi, in quanto quella vicenda è sinora nota essenzialmente dalla prospettiva dei partigiani, mentre ora conosciamo l'altra faccia della luna e possiamo dunque sapere con quali valutazioni e progetti i fascisti assediavano i ribelli. L'ordine di operazioni diramato da Zuccari il 26 febbraio 1944 così descrive i nemici: «Quest'importante nucleo di banditi ha organizzato un'ottima difesa basandola soprattutto sul fuoco delle armi automatiche postate in luoghi protetti come postazioni vere e proprie, nel piano terra di baite, sfrutta al massimo la posizione dominante, che permette di sorvegliare le provenienze specialmente da Monno, dalla strada militare del Monte Padrio e dalla Valtellina. Oltre al nucleo centrale, ci sono delle pattuglie mobili, che hanno il compito di copertura e di campanelli d'allarme. Queste si spingono sino a Monno, Vezza d'Oglio e Pian della Gallina. Altro gruppo di banditi è segnalato a nord di Corteno, nelle numerose baite di Guspessa, Danglo, Coren e Mola».I propositi di fare piazza pulita e di espugnare il Mortirono sono frustrati dall'accanita resistenza delle Fiamme Verdi, in due cruente battaglie campali, in una guerra di posizione del tutto eccezionale nella storia del partigianato italiano, costituita essenzialmente da imboscate, colpi di mano e ritirate.A fine aprile 1945, informato dell'uccisione di Mussolini, Zuccari convoca gli ufficiali presso le scuole elementari di Edolo-Mu per prospettare la scelta tra il combattimento a oltranza e la resa. Si decide lo scioglimento del reparto e, vestiti abiti borghesi, gli ex legionari si allontanano alla spicciolata. Il comandante si rifugerà, come tanti gerarchi fascisti, nell'ospitale Argentina.

Franzinelli Mimmo - Pagina 11 - (02 giugno 2013) - Corriere della Sera

 

 
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