
| Lipari 1929: la fuga di Rosselli, Lussu e Nitti. Quell’assolata Siberia del duce |
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| Scritto da Redazione | |
| sabato 01 agosto 2009 | |
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Colombo Arturo, Lipari 1929: la fuga di Rosselli, Lussu e Nitti. Quell’assolata Siberia del duce, in «Corriere della Sera», 23 luglio 2009, p. 37.
Lipari 1929: sono passati ottant’anni esatti da quella notte fra il 27 e il 28 luglio, quando si compie la beffa forse più clamorosa subita dal regime fascista, avviato ormai verso quelli che Renzo De Felice chiamerà «gli anni del consenso». Allora Lipari non era solo la maggiore delle isole Eolie, era «la Siberia di Mussolini nel Mediterraneo» (come l’avrebbe definita la berlinese «Vossische Zeitung»), dove finivano «confinati» molti degli oppositori, fra i quali il giovane Carlo Rosselli, lì costretto dal dicembre del 1927, dopo mesi trascorsi nel «freddo e umido» carcere di Savona per aver contribuito all’espatrio clandestino di Filippo Turati. L’idea di fuggire dal confino (che lo stesso Rosselli considerava «una grande cella senza muri, tutta cielo e mare» e dove a funzionare da muri c’erano solo «pattuglie di militi; muri di carne e ossa, non di calce e pietra»), era nata subito, con la certezza di godere della «complicità dall’esterno», perché a darsi da fare - insieme a Gaetano Salvemini - era soprattutto Alberto Tarchiani, ex redattore capo del «Corriere» ai tempi di Albertini, rifugiatosi a Parigi per sfuggire anche lui a rischi persecutori da parte fascista. Insieme a Rosselli, a formare il «club dell’evasione», c’erano l’intrepido avvocato sardo Emilio Lussu e Francesco Fausto Nitti, un modesto impiegato di banca, nipote del più noto Francesco Saverio Nitti, già presidente del Consiglio nel 1919-20. Un altro confinato, Gioacchino Dolci, era riuscito a «evadere», ed era disposto a tutto per liberare i compagni. Tuttavia, nonostante gli «allenamenti in acqua», cui non si sottrae neppure Rosselli, il piano di fuga - prima di andare in porto - imporrà rinvii e battute d’arresto, che rendono intrigante e molto vivace il volume, appena uscito, di Luca De Vito e Michele Gialdroni, Lipari 1929. Fuga dal confino (Laterza, pp. 381, Euro 18,00): un abilissimo collage di ricordi autobiografici, brani epistolari, dispacci più o meno ufficiali, cronache di quotidiani dell’epoca. «Fuga in quattro tempi» la definirà Rosselli, perché i primi tre tentativi falliscono (ma intanto Rosselli riesce a scrivere di nascosto Socialismo liberale, talvolta facendo «migrare» il prezioso manoscritto «nella conigliera del giardino»...). «Da Lipari non pensano di scappare neppure le mosche», sosteneva il direttore della colonia, arrogante e ingenuo. E invece, quando cala la notte del 27 luglio, e i tre sono già in acqua, ecco apparire finalmente la sagoma del motoscafo «Dream V», con Oxilia, Dolci e il motorista Paul Vanin. «Ci sono, ci siamo!» racconterà Rosselli, aggiungendo che persino «una corda gettata da bordo si impiglia nell’elica». Ma l’impresa riesce, e Rosselli aggiunge: «Lussu è accovacciato in un angolo, con Nitti che batte i denti e sorride. L’equipaggio è raggiante». L’arrivo a Parigi, e da lì la nascita del movimento di «Giustizia e Libertà» rappresentano il seguito. Da noi, però, il silenzio imposto dura oltre una decina d’interminabili giorni, fino al 9 agosto quando «Il Popolo d’Italia», insieme agli altri giornali, riproduce questa brevissima «velina» governativa: «Nella notte dal 27 e il 28 luglio sono evasi da Lipari i confinati ex deputato Emilio Lussu, prof. Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti». Nessun commento: ma intanto la beffa aveva già fatto il giro del mondo. |
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| Ultimo aggiornamento ( luned́ 03 agosto 2009 ) |
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