Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Informazioni e curiosita'
Falco e la «cartiera della morte». I delitti di una banda di sedicenti partigiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 21 agosto 2010

Il libro di Antonio Serena «La cartiera della morte. Migagnola 1945» ricostruisce i delitti compiuti dalla banda del partigiano «Falco», che contava una decina di elementi fissi o poco più e che, al di fuori degli ordini del Comitato di liberazione nazionale (Cln), infierì in una vasta zona del Trevigiano con epicentro drammatico nella cartiera Burgo di Migagnola. Qui, fra l’aprile e il maggio 1945, ci furono numerose esecuzioni, tutte dopo sommari e illegali processi. Solo un centinaio di vittime - fascisti rastrellati nella zona o sospetti tali - vennero riconosciute: molti corpi, scrive l’autore, furono gettati nelle acque del fiume Sile o bruciati o sciolti nell’acido.
Con un certo ritardo nell’estate del 1945 cominciarono le indagini della magistratura, che apparvero subito difficilissime. Comunque i responsabili delle esecuzioni vennero identificati e giudicati ma il processo, celebrato a Treviso, si concluse solo nel 1954 con l’amara conclusione di «non doversi procedere a carico degli imputati in ordine ai reati rubricati perché estinti per effetto dell’amnistia».

Ultimo aggiornamento ( sabato 21 agosto 2010 )
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Mussolini, ecco i diari controversi. La Bompiani stampa le agende trovate da Dell’Utri PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 25 luglio 2010

Mannucci Enrico, Mussolini, ecco i diari controversi. La Bompiani stampa le agende trovate da Dell’Utri che hanno diviso gli esperti, in «Corriere della Sera», 24 luglio 2010, p. 43.

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Diventeranno cinque libri. I diari di Mussolini passeranno dalle pagine scritte con calligrafia decisa - inchiostro nero e poche cancellazioni - ai caratteri a stampa. Sì, si tratta delle agende della Croce Rossa dove il Duce avrebbe redatto le sue memorie quotidiane dal 1935 al 1939. Un’araba fenice di cui si parla da mezzo secolo, materializzatasi nelle mani di Marcello Dell’Utri che il 10 febbraio 2007 ne annunciò con notevole clamore il reperimento e il probabile acquisto e che oggi conserva le agende - «da custode» - nella Biblioteca di via Senato a Milano. Pubblica Bompiani. Prima uscita a novembre. Titolo: I diari di Mussolini. Si parte col 1939 e poi, senza seguire un ordine cronologico, un volume ogni sei mesi. Non ci sarà un vero e proprio curatore. «Non vogliamo mettere un cappello valutativo sulla storia e non dobbiamo rilasciare certificati», spiega Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani e artefice dell’accordo per i diritti concluso ieri con gli eredi Mussolini e con la società Ede Copyright: «So bene che c’è molta discussione sull’autenticità: alcuni storici la negano, gli eredi osservano che in quelle pagine figurano particolari talmente personali che un falsario non avrebbe mai potuto immaginarli. Come editori non vogliamo entrare in questo campo. Ci sarà, certo, uno storico che curerà le note e verificherà la correttezza filologica della trascrizione. Io so che ho visto per la prima volta quelle agende un mese e mezzo fa e sono rimasta colpita. Ci sono le riflessioni di un protagonista del Novecento, a ridosso dell’entrata in guerra: sono documenti che è giusto offrire ai lettori». Tre anni fa, Dell’Utri dette notizia della scoperta distillando abilmente i particolari. Prima rivelò che i quaderni erano in mano agli eredi di un partigiano del gruppo che aveva catturato il Duce. Avvicinato come esperto bibliofilo nonché possibile acquirente, stava contrattando. Dalla prima impressione dichiarò che l’immagine di Mussolini risultava assai modificata: «Il suo atteggiamento verso la guerra fino al ‘39 è negativo. Fa di tutto per evitarla». Oppure: «Ci sono giudizi sorprendenti su alcuni gerarchi».

Ultimo aggiornamento ( venerdì 30 luglio 2010 )
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La principessa nera PDF Stampa E-mail
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domenica 18 luglio 2010

Giordano Bruno Guerri, La principessa nera, in «Il Giornale», 18 luglio 2010.

 

 

«Ai lettori debbo una confessione: i protagonisti di questa storia mi piacciono». È un’ammissione insolita da parte di uno storico, ma Gianni Scipione Rossi ha voluto concludere così il suo saggio Storia di Alice (Rubbettino, pagg. 200, euro 15). Del resto, è una simpatia che traspare già nel sottotitolo La Giovanna d’Arco di Mussolini. Altri autori e altri editori avrebbero preferito definire Alice de Fonseca come l’ennesima «amante di Mussolini»: una tentazione comprensibile, se si pensa che fu una della più affascinanti, eppure una meno citate, «donne del duce».Che si trattasse di una donna speciale non c’è dubbio, come specialissimi sono la sua vicenda e i personaggi che la circondano. All’anagrafe risulta «principessa Alice Pallottelli-Corinaldesi de Fonseca», così si firma in una lettera piena d’ammirazione scritta a Gabriele d’Annunzio subito dopo il volo su Vienna dell’agosto 1918: «Prode Soldato e Altissimo Poeta, lo scoppio della guerra mi trovò fanciulla in un educandato di Londra, dove provai tutte le emozioni dei “raids” tedeschi. Sposai nel 1916 un nobile italiano, presentemente all’ambasciata di Parigi, e fui costretta a lasciare Londra per dare alla luce il mio bimbo, Virgilio. A Parigi un proiettile del cannone fantasma, caduto quasi nel mio appartamento, mi fece fuggire in Italia». Il «cannone fantasma» – impiegato per la prima volta dai tedeschi il 23 marzo 1918, aveva una gittata di oltre 130 chilometri, e terrorizzava i parigini sul finire della guerra.

Ultimo aggiornamento ( domenica 18 luglio 2010 )
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L’anno in cui il Duce tradì se stesso. PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 10 luglio 2010

Romano Sergio, L’anno in cui il Duce tradì se stesso. Fra il ‘38 e il ‘39 Mussolini rinunciò al suo ruolo di mediatore. Fino al 1939 il duce era agli occhi di parte della società europea il salvatore della pace, l’uomo che aveva messo il guinzaglio a Hitler, in «Corriere della Sera», 8 luglio 2010, p. 39.

 

Nell’anno che precede lo scoppio della Seconda guerra mondiale vi fu una breve fase durante la quale esistevano tutte le condizioni perché l’Italia allentasse i suoi legami con la Germania, pesasse attentamente i propri interessi e rimettesse al centro la barra del timone. So che certi esercizi di storia ipotetica possono essere in molti casi puerili, ma l’idea struggente di un diverso futuro nazionale mi ha continuamente accompagnato durante la lettura di un libro che fu scritto da un diplomatico italiano dopo la guerra e riappare ora in una collana storica diretta da Francesco Perfetti per la Casa editrice Le Lettere sotto il titolo Mussolini e l’Europa. La politica estera fascista. Il diplomatico è Mario Luciolli, personaggio intelligente, coraggioso, brusco (ebbe rapporti tempestosi con il presidente Giovanni Gronchi quando fu il suo consigliere diplomatico al Quirinale) e incapace di tenere la lingua «a posto» se gli accadeva di ascoltare una sciocchezza o di assistere a una decisione sbagliata. Come Perfetti ricorda nella sua prefazione, l’idea del libro nacque allorché Renato Prunas, segretario generale del ministero degli Esteri, cercò di dimostrare alle grandi potenze che l’Italia aveva fatto del suo meglio per evitare il conflitto e decise di pubblicare in un Libro Verde le «prove» della sua tesi. Non appena gli fu chiesto di raccogliere il materiale che sarebbe servito a questo scopo, Luciolli osservò che sarebbe stato necessario premettere ai documenti una prefazione. Ma questa si allungò lungo la strada sino a diventare un libro che apparve con uno pseudonimo alla fine del 1945 e risultò essere esattamente l’opposto di ciò che Prunas aveva desiderato. Il momento cruciale, quello in cui le cose sarebbero potute andare diversamente, fu il periodo tra gli accordi di Monaco del settembre 1938 e la nuova crisi cecoslovacca del marzo del 1939.
Ultimo aggiornamento ( sabato 17 luglio 2010 )
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Contrordine: Malaparte è stato un coscienzioso reporter di guerra. PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
sabato 10 luglio 2010

Pier Francesco Borgia, Contrordine: Malaparte è stato un coscienzioso reporter di guerra. I famosi reportage dall'Ucraina del 1941 non sono stati scritti da Capri. «Nuova storia contemporanea» diretta da Francesco Perfetti smentisce con una dettagliata ricerca di Fabio Fattore la tesi sostenuta un anno fa (sulla stessa rivista) da Mauro Canali, in «Il Giornale», 8 luglio 2010.

 

 Contrordine. Malaparte era un buon giornalista. E tutt'altro che pigro. I famosi reportage di guerra del 1941 dell'autore di «Kaputt» al seguito dei tedeschi in Ucraina non sono inventati. Lo dimostrano nuovi documenti e nuove fotografie che ricostruiscono il viaggio dello scrittore e giornalista. Un anno fa lo storico Mauro Canali, professore di storia contemporanea all'Università di Camerino, pubblicò sulla rivista «Nuova Storia Contemporanea» una ricerca da cui emergeva che Malaparte non avrebbe scritto dalla Russia le sue corrispondenze di guerra, ma da Capri dove possedeva una bella villa sul mare.Ora il nuovo fascicolo della rivista diretta da Francesco Perfetti ha dato alle stampe una ricerca di Fabio Fattore su Curzio Malaparte inviato di guerra che contraddice la ricostruzione di Canali. Attraverso materiale d'archivio inedito e testimonianze dirette (l'intervista al compagno di viaggio di Malaparte, Lino Pellegrini, e le sue foto) Fattore ricostruisce nel dettaglio invece quel viaggio e i retroscena. Fondamentale è la testimonianza del giornalista Lino Pellegrini, che per «Il Popolo d'Italia» pubblicò articoli nello stesso periodo di Malaparte con date, località e singoli episodi che coincidono con quelli scritti per il «Corriere della sera» dall'autore di «Kaputt» e «La pelle».
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 14 luglio 2010 )
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