Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Informazioni e curiosita'
Arpinati silurato dal Duce e poi ucciso dai partigiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
giovedý 27 giugno 2013
C'è un altro difficile 25 luglio nella vita di Benito Mussolini. Un 25 luglio nove anni prima di quello del 1943, nel corso del quale sarà sfiduciato dal Gran Consiglio del fascismo e fatto arrestare dal re Vittorio Emanuele III. È quello del 1934, in cui fu lui a decidere di mettere agli arresti (il giorno successivo) un'illustre personalità del regime: Leandro Arpinati, fascista della prim'ora, padrone del partito a Bologna e successivamente potentissimo sottosegretario all'Interno. L'influente uomo politico ? ricostruisce Brunella Dalla Casa nell'affascinante libro Leandro Arpinati di imminente pubblicazione per i tipi del Mulino ? era caduto in disgrazia già da un anno. Precisamente dal 27 aprile del 1933, quando Mussolini lo aveva ricevuto per comunicargli seccamente che il segretario del Partito nazionale fascista, Achille Starace, non si sentiva più «in grado di collaborare» con lui e per rinfacciargli di aver sparlato della sua famiglia. Arpinati aveva immediatamente scritto un breve biglietto a Starace: «Se avessi avuto bisogno di un elemento per giudicare della bassezza degli uomini, tu me l'hai offerto; sei un mentitore e un vile». Questi era sul punto di sfidarlo a duello, ma Mussolini lo fermò, scrivendo a sua volta un altrettanto breve messaggio ad Arpinati: «Si è determinata una situazione per cui ti prego di rassegnare le tue dimissioni dalla carica di sottosegretario». E Arpinati obbedì su due piedi. «Con immutata devozione», scrisse. Finiva quel giorno la vita politica dell'uomo di Civitella, che da sindacalista a Torino era stato dapprima socialista, poi anarchico rivoluzionario: una carriera che era passata di successo in successo.
Ultimo aggiornamento ( lunedý 01 luglio 2013 )
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Gli Azeri che si fecero partigiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 09 giugno 2013
Questo volume ha il merito di trattare la storia di centinaia di cittadini di quella che all'epoca era la Repubblica socialista sovietica dell'Azerbaigian – ora stato indipendente – che combatterono nella Resistenza italiana, nel contesto di una pagina già di per sé poco conosciuta della guerra di liberazione: la partecipazione di oltre cinquemila partigiani sovietici alla lotta contro il nazifascismo nel nostro Paese. Il testo è frutto delle ricerche del professor Mikhail Talalay, coadiuvato dall'editore Sandro Teti, esperto di storia sovietica, che ha consultato gli archivi di Mosca, Baku, Trieste, Milano, Bergamo, Bologna e Roma, visitato i teatri di guerra in cui si sono distinti i partigiani caucasici, e intervistato testimoni diretti dei fatti dell'epoca.
Ritengo importante contestualizzare il suo lavoro nel quadro più ampio del coinvolgimento dell'Azerbaigian nella Seconda guerra mondiale.
L'Azerbaigian occupava un posto particolare nei piani di espansione della Germania nazista, per via dei suoi ricchi giacimenti di petrolio e la sua strategica collocazione geopolitica; Hitler nutriva grandi speranze nell'utilizzo del petrolio di Baku per la conquista di tutto il Medio Oriente e il piano Edelweiss prevedeva infatti l'occupazione della capitale azerbaigiana entro il 25 settembre del 1941.

Ultimo aggiornamento ( lunedý 10 giugno 2013 )
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La recensione di Franzinelli al volume di Sonia Residori sulla Tagliamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 09 giugno 2013
Circondata da fama di spietatezza e combattività, la Prima Legione d'assalto Tagliamento è stata sino ad oggi trascurata dalla storiografia, probabilmente per il difficoltoso reperimento delle fonti, disseminate in numerosi archivi ancora, almeno in parte, inaccessibili. Esce in questi giorni per Cierre edizioni il primo studio di riferimento: Una legione in armi. La Tagliamento fra onore, fedeltà e sangue, scritto da Sonia Residori, storica e bibliotecaria vicentina specializzata nelle vicende della seconda guerra mondiale. Il volume ricostruisce l'intero arco operativo della Tagliamento, dalla sua costituzione, all'indomani dell'8 settembre 1943, alle principali operazioni antipartigiane e sino alla fine della guerra. All'illustrazione dell'organizzazione interna, alla descrizione delle figure di spicco del reparto e al resoconto dei rastrellamenti si accompagna, fatto raro nelle monografie storiche, l'attenzione al dato sociologico e agli aspetti esistenziali, a partire dal dato anagrafico «giovanilista» caratterizzante i militi. La narrazione include molteplici vicende bresciane, a partire dall'ottobre 1944, quando la Tagliamento si stanzia nella zona del Lago d'Iseo, per debellare «il ribellismo» e recidere i legami solidaristici di una parte della cittadinanza con i partigiani. Il reparto risale poi la Valcamonica e dal febbraio 1945 assedia le Fiamme Verdi attestate sull'altipiano del Mortirolo.
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In fondo a destra PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 25 febbraio 2013

In qualunque modo si risolva la partita elettorale, è chiaro che per la destra si chiude comunque il ciclo apertosi nel 1994 con la famosa discesa in campo di Berlusconi. Se al Cavaliere riuscirà l’impresa della rimonta, cambierà solo che potrà avviarsi ad uscire di scena con  intatto quell’onore di strenuo combattente che si è guadagnato in questi anni. Se viceversa le urne gli riserveranno un verdetto pesante, gli resterà l’amaro in bocca di non aver lasciato la scena quando ancora il successo gli arrideva.

A decretare la chiusura della sua ventennale carriera politica e, a seguire, del ciclo della destra che da lui prende il nome di berlusconismo, militano vari fattori. A parte il dato anagrafico (e cioè la sua non più verdissima età), pesa anzitutto la compromissione – che in politica non è emendabile – della sua credibilità per i molteplici incidenti giudiziari nonché per gli scandali rosa che lo hanno visto protagonista, e questo vale sia all’interno del paese che in campo internazionale. Viene poi un dato eminentemente politico, questo davvero tranchant: ossia la perdita, altrettanto irrimediabile, della sua capacità di leadership sull’intera area di destra. Al suo apparire, il Cavaliere era riuscito a unire anche quello che associabile non sembrava possibile: i nemici di “Roma ladrona” (Lega) con i nostalgici, se non più della “Roma imperiale”, almeno della Roma simbolo dell’unità d’Italia (An). Oggigiorno, dopo aver perso per strada, in ordine di tempo, Follini (2006), Casini (2008) e Fini (2009), non è più sicuro di poter contare nemmeno sull’alleato storico del Carroccio. Di più: da quando ha lasciato Palazzo Chigi, anche tra le sue file si è sviluppato un fuggi fuggi generale, alla fine frenato solo dal calcolo di molti di rimediare un posto in lista che nessun altro assicurava loro.

Ultimo aggiornamento ( lunedý 25 febbraio 2013 )
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Le origini dell'animazione italiana (1911-1949) PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 17 febbraio 2013

Dagli archivi dell'Istituto Nazionale Luce alle testimonianze dirette degli eredi, il lato inedito della nascita del cinema d'animazione in italia, nel periodo tra il 1911 e il 1949, con preziose immagini tratte dalle pellicole conservate e da quelle perdute per sempre.

Il saggio di Raffaella Scrimitore colma una lacuna della nostra cultura cinematografica, rivolgendo l’attenzione alla storia, agli autori e ai film d’animazione realizzati in Italia tra il 1911 e il 1949.

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