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Scomparsa a 89 anni Adriana, figlia del ras di Cremona, che lasciò un controvero memoriale PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedì 29 luglio 2008

Dino Messina, Scomparsa a 89 anni Adriana, figlia del ras di Cremona, che lasciò un controvero memoriale. Il diario di Farinacci e quei giudizi imbarazzanti, in «Corriere della Sera», 24 luglio 2008, p. 41.

 

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Aveva sposato un farmacista, il dottor Palmiro Mola, con cui aveva avuto due figli, entrambi medici. Una lunga vita tranquilla, come ce ne sono tante. Ma Adriana Mola, morta martedì a Cremona, a 89 anni, era la figlia di Roberto Farinacci. E del ras di Cremona, «il fascista più fascista di Mussolini», che fu catturato il pomeriggio del 25 aprile 1945 e fucilato dai partigiani a Vimercate dopo una sommaria sentenza, la signora Adriana era rimasta l'ultima erede. Soprattutto dopo la scomparsa nel 1973 dell'altro figlio di Roberto Farinacci, Franco, diplomatico di carriera, il punto di riferimento per quanti, storici e giornalisti, volevano indagare sulla controversa figura del padre. Ieri La Provincia di Cremona ha dedicato una pagina alla scomparsa di questa signora gentile e combattiva, ricordando la battaglia legale condotta contro il segretario di Roberto Farinacci, Emanuele Tornaghi, contro la Rizzoli editore e la United press che nel 1947 avevano pubblicato il diario del ras di Cremona dell'estate 1943. In quelle pagine, in parte riedite in appendice alla biografia scritta da Roberto Festorazzi, Farinacci. L'antiduce (Il Minotauro, pp. 405, 14,50) si ritrovano alcuni momenti cruciali nel racconto di un testimone diretto.

In realtà, quel memoriale fu dettato al segretario nell'ottobre '43, e corretto con grafia incerta e oscura perché Farinacci aveva perso la mano destra pescando con le bombe in Africa orientale, e perciò aveva dovuto imparare a scrivere con la sinistra. Nonostante l'evidenza autografa, gli eredi, che prima avevano dato il nulla osta alla pubblicazione, avevano ritrattato l'autorizzazione dicendo che i diari erano apocrifi. Ne era nato un contenzioso giudiziario conclusosi nel 1953 con una blanda condanna di Tornaghi. Dopo molti anni la signora Adriana aveva detto a Festorazzi: «Nel diario sono contenuti molti fatti veri ma il documento è certamente falso». Quali erano i fatti così clamorosi al centro dello scandalo? C'era una dettagliata descrizione in forma dialogica della notte del Gran Consiglio che il 25 luglio 1943 aveva votato l'ordine del giorno Grandi e destituito Mussolini. C'era un dialogo con Hitler in cui Farinacci, fuggito in Germania, tentava una difesa del valore militare degli italiani di fronte agli insulti del Führer, c'erano soprattutto dei gustosi dialoghi con Mussolini, appena liberato da Campo Imperatore e alle prese con la formazione del governo di Salò, in cui Farinacci si lasciava andare a giudizi pesanti. Il ras di Cremona definiva Buffarini Guidi «un maiale», Pavolini «un giovane avventuriero», Mezzasoma «uno sciocco individuo, Barracu «senza sale in zucca». Questi giudizi, apparsi in un’anticipazione a puntate sul «Tempo» di Milano, crearono forse qualche problema agli eredi.
Ultimo aggiornamento ( domenica 03 agosto 2008 )
 
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