
| Tutti gli eccessi e i successi: ecco com'era il vero Mussolini |
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| Scritto da Redazione | |
| domenica 27 marzo 2011 | |
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Se ne parlava come dell’«eminenza grigia» del Mussolini, come dell’«uomo più potente del regime» dopo, naturalmente, il suo capo. In effetti il sodalizio fra Cesare Rossi e Mussolini era stretto e antico. Cesarino - così lo chiamava Mussolini - veniva dal sindacalismo rivoluzionario, dal suo stesso ambiente ed era quasi coetaneo. Pochi anni, infatti, li separano. Cesare era nato nel 1887, Benito nel 1883. Dal momento nel quale si erano conosciuti, le loro strade si erano intrecciate. Avevano avuto contatti con gli stessi ambienti rivoluzionari, avevano scritto sugli stessi giornali e sulle stesse riviste. Avevano letto i medesimi autori, per esempio il Georges Sorel delle Considerazioni sulla violenza e il Gustave Le Bon della Psicologia delle folle. Entrambi avevano nel sangue la passione per giornalismo e per la politica. L’interventismo rivoluzionario nella Prima guerra mondiale e poi le battaglie del primo dopoguerra erano state tutte tappe che avevano cementato una profonda amicizia e gettato le basi per una solida collaborazione. Rossi era stato tra i fondatori dei fasci alla famosa riunione di Piazza San Sepolcro a Milano nel marzo 1919. Poi, aveva seguito Mussolini in tutti i passaggi, dallo sciopero legalitario alla marcia su Roma, che lo avrebbero portato nell’ottobre del 1922 alla conquista del potere. E questi lo aveva tenuto vicino, nei posti che contavano, prima come vicesegretario di nomina, ma segretario di fatto del Partito nazionale fascista, poi come capo dell’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel 1924, Cesare Rossi era all’apogeo della sua potenza. Aveva un peso all’interno del partito e nel mondo dei giornali, ma, soprattutto, aveva quel rapporto privilegiato con Mussolini che ne accresceva, certo, l’influenza ma che, al tempo stesso, gli attirava gelosie e antipatie soprattutto tra gli intransigenti. Poi, c’era stato il delitto Matteotti, che aveva suscitato un’ondata di indignazione nel Paese. Rossi era rimasto coinvolto nella vicenda, per i rapporti con i rapitori del parlamentare socialista - in particolare Amerigo Dumini il cui nome era sul suo libro paga - e la cosiddetta Ceka, l’organizzazione clandestina creata per effettuare azioni repressive nei confronti degli oppositori del regime. Mussolini, subito dopo l’arresto di Dumini e venuti fuori i rapporti con Rossi, ne pretese le dimissioni insieme a quelle di altri. Da quel momento cominciò a maturare la rovina politica di Cesare Rossi. Inseguito da un mandato di cattura si costituì dopo qualche giorno. Seguirono la pubblicazione sul Mondo di Amendola di un memoriale difensivo che accennava a precise responsabilità di Mussolini, l’assoluzione in istruttoria, la riacquistata libertà nel dicembre del 1925 e poi la fuga in Francia. --- Francesco Perfetti, Tutti gli eccessi e i successi: ecco com'era il vero Mussolini. Il Duce ritratto da Cesare Rossi, l’amico che lo accompagnò nella scalata al potere. A partire da domani un'opera unica in allegato gratuito con nostro quotidiano ogni venerdì, sabato e domenica, in «Il Giornale», 17 marzo 2011.
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 28 marzo 2011 ) |
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