
| Vocaboli in camicia bruna |
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| Scritto da Redazione | |
| sabato 09 aprile 2011 | |
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Nel gergo nazista il termine «asfalto» aveva un forte carattere peggiorativo, designava qualcosa di torbido: «Asphaltliteratur» e «Asphaltpresse» erano la letteratura e la stampa ebraiche o bolsceviche. Pullulavano invece, nello stile comunicativo del Terzo Reich, i superlativi e i prefissi enfatici: tutto ciò che piaceva al regime diventava «grande» o «mondiale». Sono due tra le molte interessanti osservazioni contenute nel nuovo capitolo, intitolato «Heil Hitler!», con cui Enzo Golino ha arricchito la riedizione di Parola di Duce (Bur, pp. 209, Euro 9), dedicato al linguaggio del fascismo e alla sua capacità di manipolazione. Su questo piano il nazionalsocialismo non era certo da meno. Per quanto il Führer usasse un tedesco rozzo, spasmodico, a volte scorretto, il suo potere di contaminazione era enorme. Lo stesso filologo ebreo Victor Klemperer, raffinato studioso impegnato a vivisezionare il lessico nazista, doveva ammettere di avvertirne il subdolo condizionamento.
Carioti Antonio, Vocaboli in camicia bruna, in «Corriere della Sera», 28 marzo 2011, p. 33.
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| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 13 aprile 2011 ) |
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