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Scritto da Redazione
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lunedì 05 marzo 2012 |
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Non è mai soddisfatta la fame dei media e del pubblico per nuovi retroscena sulla caduta del Duce e, ancor più, sulle losche trame a ridosso della catastrofe finale. Tiene sempre viva l’attenzione di giornalisti e storici la domanda cui non si è mai data risposta convincente di quali motivazioni, strategie, piani si sostanziò la condotta dei gerarchi di Salò una volta posti di fronte al dramma del fallimento del loro progetto di reincarnare il fascismo delle origini. Si è molto parlato del cosiddetto «ridotto della Valtellina», ossia del progetto coltivato soprattutto da Pavolini di organizzare un’estrema difesa a ridosso delle Alpi lombarde in modo da lasciare ai posteri una gloriosa testimonianza di cosa erano stati capaci i «duri e puri» di Salò. Non minore interesse ha sempre destato un altro progetto, molto chiacchierato ma mai indagato a fondo, che avrebbe animato lo stato maggiore della Rsi in punto di morte: quel ponte che, da parte in particolare di Mussolini, si tentò di lanciare verso il postfascismo offrendo una disponibilità dei «neri» alla riconciliazione con i «rossi». |
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 14 marzo 2012 )
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Scritto da Redazione
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domenica 04 marzo 2012 |
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Sono molti gli aspetti che contraddistinguono e contrappongono il fascismo ai partiti democratici. Nulla, però, risulta più clamorosamente distintivo del suo ricorso sistematico alla violenza. Contagiati dalla suggestione di «fare come in Russia», i socialisti si limitavano a minacciarla, gli squadristi invece la esercitavano, e spavaldamente. Mussolini non aspettò comunque di rompere con le regole della democrazia per dotare il suo partito di una forza armata. Nominato Presidente del Consiglio, si affrettò a creare un corpo armato, la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale: una formazione ufficialmente incaricata di mantenere l’ordine e la legalità, di fatto operante come braccio armato del partito per aver ragione delle opposizioni. A dire il vero, il futuro duce fin dall’immediato dopoguerra aveva avuto a disposizione delle Squadre d’azione, allestite reclutando veterani di guerra e giovani vogliosi di scontrarsi con il «sovversivismo rosso». Trasformatosi due anni dopo il movimento dei Fasci di combattimento in partito, le Squadre si erano riorganizzate poi come Camicie Nere. Un corpo destinato a militare al fianco del dittatore per tutto il Ventennio.Di questa milizia, sempre in prima linea a sostenere con le armi la causa del fascismo sia contro i nemici esterni che contro quelli interni, disponiamo ora di un’agile ma informata storia per merito di Piero Cruciani e Pier Paolo Battistelli, «Le Camicie Nere 1935-1945». Il volume è edito da una meritoria casa editrice (la Libreria Editrice Goriziana) specializzata nella pubblicazione di studi dedicati al nostro fronte orientale. |
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Ultimo aggiornamento ( martedì 06 marzo 2012 )
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Scritto da elena
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domenica 04 marzo 2012 |
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Ultimo aggiornamento ( sabato 10 marzo 2012 )
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