Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Fonti archivistiche contemporanee: convegno e mostra
Scritto da Redazione   
domenica 18 aprile 2010

Anna L. Ronchi, Fonti archivistiche contemporanee: convegno e mostra, in «Giornale di Brescia», 17 aprile 2010, p. 14.

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La ricchezza delle testimonianze archivistiche per la comprensione e l’approfondimento della storia moderna e contemporanea. Uno strumento importante, che va tutelato e valorizzato, la cui analisi è posta al centro del convegno «Dal quotidiano alla storia. Le fonti archivistiche contemporanee» in programma lunedì e martedì nella Sala S. Agostino di palazzo Broletto, organizzato dall’Archivio di Stato e patrocinato dalla Provincia, nell’ambito della XII Settimana della cultura promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali. Assieme alle giornate di studio, il materiale archivistico troverà una «vetrina» nella mostra «Gli Archivi bresciani per la storia contemporanea», realizzata pure dall’Archivio di Stato. La rassegna - allestita con il patrocinio di Comune e Provincia e con la collaborazione dell’Università Statale, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (che partecipa con alcuni corposi depositi, quale l’Archivio storico della Resistenza bresciana e dell’età contemporanea) e delle Fondazioni Micheletti, Musil, Civiltà Bresciana, Dominato Leonense, Negri - farà da cornice naturale alle manifestazioni culturali ed esibirà preziosi documenti provenienti dai fondi conservati nelle istituzioni aderenti.
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Salvate il soldato Venere. L’arte di combattere in un paese- museo
Scritto da Redazione   
domenica 11 aprile 2010

Alberto Flores D’Arcais, Salvate il soldato Venere. L’arte di combattere in un paese-museo, in «La Repubblica», 10 gennaio 2010, pp. 32-33.

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Nel 1943 la guerra stava devastando l’Europa. L’avanzata della possente macchina da guerra nazista si era infranta a Stalingrado ma i destini finali del conflitto mondiale erano ancora tutti da scrivere. Si moriva ogni giorno, sui campi di battaglia o nelle città martellate dai bombardamenti, in un massacro senza fine che coinvolgeva soldati e popolazione civile. In questo teatro di distruzione e di morte un gruppo di ufficiali anglo-americani iniziò quell’anno a combattere una battaglia che nei libri di storia non viene raccontata; una delicata missione di guerra in cui le uniche armi con cui si poteva combattere erano quelle dell’intelligenzae della cultura: provarea salvarei monumentie le opere d’arte in Italia. Al comando alleato e nei dispacci ufficiali erano conosciuti come "Monuments Officers", gli ufficiali dei monumenti, o "Monuments Men". La truppa, perplessa su quei soldati che non combattevano, li battezzò scherzosamente con un soprannome che gli sarebbe rimasto addosso: i "Venus Fixers", letteralmente gli "aggiusta Venere" o i "salva Venere". Nella vita civile erano storici dell’arte, architetti, artisti, bibliotecari, alcuni venivano da prestigiose università (Oxford, Yale, Harvard), vestivano con eleganza l’uniforme, sapevano apprezzare un buon bicchiere di vino, amavano la poesia, la letteratura, l’arte. La loro storia, gli sforzi che fecero per preservare il patrimonio artistico italiano è adesso raccontata in un bel libro ( The Venus Fixers-The remarkable story of the allied soldiers who saved Italy’s art during World War II - Ferrar, Straus and Giroux) scritto da Ilaria Dagnini Brey, una giornalista e scrittrice italiana, padovana di nascita e americana di adozione (il marito è primo violoncellista alla New York Philharmonic), che il 18 maggio verrà pubblicato in Italia da Mondadori.
Ultimo aggiornamento ( lunedì 19 aprile 2010 )
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Il Duce costrinse Pio XI a tacere sull’Abissinia
Scritto da Redazione   
domenica 11 aprile 2010

Carioti Antonio, Il Duce costrinse Pio XI a tacere sull’Abissinia, Il Papa si rassegnò per non sembrare ostile al regime, in «Corriere della Sera», 2 aprile 2010, p. 47.

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A i primi di dicembre del 1935 Benito Mussolini era inquieto. L’avanzata in Abissinia, dopo i successi iniziali, segnava il passo. Anzi il nemico aveva avviato una controffensiva che stava creando difficoltà alle truppe italiane. Meglio sembravano andare le cose sul fronte interno, visto che la massa della popolazione appoggiava con entusiasmo la guerra d’Etiopia e lo stesso clero guardava con estremo favore all’impresa coloniale. Ma rimaneva un’incognita circa l’atteggiamento della Santa Sede e in particolare di Papa Achille Ratti, Pio XI. Il 18 dicembre era prevista la giornata dell’oro alla patria. E la gerarchia ecclesiastica italiana si stava prodigando per la riuscita dell’iniziativa. I vescovi donavano anelli e croci, esortavano i fedeli a sacrificare le fedi nuziali al sogno imperiale. Ma due giorni prima del rito fascista, il 16 dicembre, era in programma a Roma un concistoro per la nomina di alcuni cardinali. E c’era il rischio che Pio XI cogliesse l’occasione per invocare la pace in Africa orientale, visto che già in agosto il Pontefice si era pronunciato contro la guerra (l’incidente era stato tamponato a fatica con resoconti giornalistici «addomesticati») e più di recente «L’Osservatore Romano» aveva richiamato con favore la prospettiva di una mediazione franco-britannica per chiudere il conflitto iniziato in ottobre. Quel momento cruciale per la crisi abissina è ora ricostruito nei dettagli da Lucia Ceci, storica dell’Università di Roma Tor Vergata, grazie all’ampia documentazione inedita da lei reperita nell’Archivio segreto vaticano. Mussolini fece forti pressioni perché il Pontefice tacesse sulla guerra. E Pio XI si piegò, per non compromettere i buoni rapporti instaurati con il fascismo in seguito ai Patti lateranensi del 1929. Infatti Il Papa non deve parlare (Laterza, pp. 264, Euro 20) è il titolo del saggio di Lucia Ceci su Chiesa e guerra d’Etiopia appena uscito in libreria con prefazione di Angelo Del Boca.

Ultimo aggiornamento ( domenica 18 aprile 2010 )
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