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Scritto da Redazione
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lunedì 02 gennaio 2012 |
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La Repubblica italiana e il fascismo attraverso il cinema. Cinquantacinque anni di storia, dal 1945 al 2000, in cui circa 140 film trattano vicende che riguardano il fatidico Ventennio. Si tratta, osserva Maurizio Zinni, autore di un acuto saggio, Fascisti di celluloide, di una produzione notevole, soprattutto se confrontata con l'avarizia dei cineasti tedeschi o francesi rispetto al nazismo e al collaborazionismo di Vichy. Da noi il fascismo è stato un ottimo spunto per trame drammatiche e leggere. Quasi un "sottogenere", scrive Zinni, il cui registro varia dalla commedia di costume, leggera e ammiccante, persino sottilmente auto-consolatoria, fino al cinema di denuncia in cui tornano le sofferenze di una tragedia nazionale. Ma le varianti non sono casuali, né dettate solo dalle diverse sensibilità di registi e sceneggiatori. Quasi sempre si stabilisce una relazione fra l'approccio cinematografico e il quadro politico nazionale. Dal '45 fino al termine dell'arco temporale in esame, la storia del fascismo di celluloide si lega ai passaggi, alle tortuosità e alle angosce della storia repubblicana. Se nel triennio che si conclude nel '48, anno della grande affermazione democristiana, «il passato è ancora presente», subito dopo ci sono silenzio e rimozione. |
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 05 gennaio 2012 )
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