Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
La destra lancia il caso Sgorlon, Applausi allo scrittore che se la prende con i critici di sinistra
Scritto da Redazione   
domenica 15 febbraio 2009

Dino Messina, Dispute, Denuncia nell’autobiografia: emarginato. In difesa «Giornale» e «Secolo d’Italia». Interviene «Avvenire», La destra lancia il caso Sgorlon, Applausi allo scrittore che se la prende con i critici di sinistra, in «Corriere della Sera», 7 gennaio 2009, p. 41.

 

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Scrittore italiano di straordinario successo, avendo vinto due volte il Supercampiello (unico caso nella storia del premio), lo Strega, il Napoli, il Flaiano, il Nonino, l’Isola d’Elba, il Fiuggi, l’Hemingway, il Basilicata, il Vallombrosa, l’Enna, il Rapallo e via dicendo, il friulano Carlo Sgorlon, vicino alla soglia degli ottant’anni, ha abbandonato i temi cari alla sua narrativa, il mito, la favola, la natura, e si è dato all’autobiografia: La penna d’oro (Morganti, pagine 221, 15). Un libro in cui non solo racconta i motivi della sua poetica, le scelte tradizionaliste che l’hanno reso una voce fuori dal coro nella lunga stagione in cui tutti volevano essere anticonformisti. Sgorlon è infatti contrario all’aborto, al divorzio, considera il Sessantotto una iattura e anche in campo letterario non ama gli autori idolatrati dal salotto buono della sinistra letteraria: Italo Calvino, troppo geometrizzante, Leonardo Sciascia, succube della musa illuminista, ma anche l’ingegner Carlo Emilio Gadda e il conterraneo Pier Paolo Pasolini. Il salotto letterario di sinistra ha incassato e ricambiato. E questo al placido Sgorlon non è andato giù e lo scrive chiaro e tondo nelle pagine autobiografiche, tradendo il suo proverbiale riserbo.

I giornali di destra ma anche la stampa cattolica non aspettavano occasione più ghiotta per intonare il grido di guerra contro la «sinistra conformista, tutta servile verso il potere, tutta conventicole e meschini rituali d’appartenenza, luoghi comuni». Così ha scritto il poeta Giuseppe Conte lunedì scorso sul Giornale, aprendo l’articolo con il ricordo personale di un premio ricevuto assieme al recensito tanti anni fa a Latina. Nel pezzo di Conte c’è tutto, le passioni letterarie di Sgorlon, a cominciare da Jorge Luis Borges, l’ispirazione poetica che ha fatto dell’autore de Il trono di legno e dell’Armata dei fiumi perduti una delle voci più interessanti del secondo dopoguerra, il risentimento verso alcuni critici, ma anche verso gli organizzatori di festival letterari del Friuli che mai avrebbero reso omaggio all’illustre conterraneo. Quali volti e quali nomi abbiano i rappresentanti della «sinistra conformista» dall’articolo non è dato sapere. Conte cita soltanto en passant la recensione molto positiva a La penna d’oro di Dario Fertilio e una nota critica di Giorgio De Rienzo, uscite sul Corriere della Sera.

Ultimo aggiornamento ( sabato 28 febbraio 2009 )
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Lĺallarme di Giorgio Galli: il futuro Ŕ dei militari
Scritto da Redazione   
domenica 15 febbraio 2009

Dario Fertilio, Scenari - In un mondo sempre più globalizzato, il saggista prevede un rafforzamento degli eserciti, L’allarme di Giorgio Galli: il futuro è dei militari, in «Corriere della Sera», 5 gennaio 2009, p. 33.

 

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Un fantasma attraversa il mondo globalizzato, secondo il politologo Giorgio Galli, e la crisi finanziaria non c’entra. La presenza inquietante che si avanza è il modello militarista, cioè il potere crescente degli eserciti a tutte le latitudini. E il modello che ne consegue, gerarchico e autoritario, coltivato da tutte le caste con le stellette, siano esse democratiche o integralistiche, populistiche o rivoluzionarie, incombe sull’immediato futuro di tutti.

Questo potere in divisa, osserva Galli, era parso declinare dopo la fine della guerra fredda; e invece oggi, smentendo le utopie pacifiste, si dimostra più vivo che mai: accompagna non solo l’ascesa economica della dittatura capital-comunista cinese, ma anche, parallelamente, del modello tecnocratico e dinastico indiano, del nuovo militarismo gerarchico giapponese, delle rinnovate ambizione imperiali russe, e naturalmente di tutti i progetti americani fondati sul monopolio della forza e la diffusione a oltranza della democrazia.
Ultimo aggiornamento ( sabato 21 febbraio 2009 )
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Febbraio 1938: il fascismo neg˛ di essere antisemita
Scritto da Redazione   
domenica 15 febbraio 2009

Dino Messina,  Archivi - Lo studio di Giorgio Fabre su una sorprendente nota in funzione di politica estera emanata poco prima delle leggi razziali, Febbraio 1938: il fascismo negò di essere antisemita, in «Corriere della Sera», 5 gennaio 2009, p. 32.

 

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«Recenti polemiche giornalistiche hanno potuto suscitare in taluni ambienti stranieri l’impressione che il Governo fascista sia in procinto di inaugurare una politica antisemita. Nei circoli responsabili romani si è in grado di affermare che tale impressione è completamente errata e si considerano le polemiche come suscitate soprattutto dal fatto che le correnti dell’antifascismo mondiale fanno regolarmente capo ad elementi ebraici».

Che cosa spingeva Benito Mussolini con questa «Informazione diplomatica», la numero 14, riveduta e corretta personalmente almeno tre volte e diramata dall’agenzia Stefani il 16 febbraio 1938, a smentire l’antisemitismo del regime pochi mesi prima dell’emanazione delle leggi razziali? Attorno a questa domanda ruota il lungo e complesso saggio che Giorgio Fabre pubblica sul nuovo numero della rivista La rassegna mensile di Israel (edita da Giuntina), completamente dedicato al settantesimo anniversario della famigerata legislazione. Tra gli altri, segnaliamo interventi di Michele Sarfatti, Enzo Collotti e Giorgio Israel.

Per capire la sorprendente uscita del Duce bisogna anche considerare altri due passi dell’«Informazione», pubblicata come indicava una velina da tutti i giornali del regno in prima pagina a una colonna, senza alcun commento, ma destinata soprattutto alla vasta comunità dei corrispondenti esteri a Roma, tra cui c’erano molti ebrei. Il documento indicava la soluzione del «problema ebraico universale» nella creazione «in qualche parte del mondo, non in Palestina», di uno Stato ebraico.
Ultimo aggiornamento ( venerdý 20 febbraio 2009 )
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