Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Prigionieri del passato
Scritto da Redazione   
mercoledý 24 dicembre 2008

Ilvo Diamanti, Prigionieri del passato, in «La Repubblica», 14 settembre 2008, pp. 1 e 32.

 

      

È difficile guardare avanti quando si continua a camminare con la testa voltata indietro. Quando il passato riaffiora di continuo nei discorsi pubblici e nelle discussioni politiche. Come il fascismo, che - a oltre 60 anni dalla caduta - continua a riemergere. D’altronde, autorevoli leader di An, nei giorni scorsi, avevano riaperto la discussione. Ha cominciato il sindaco di Roma, per il quale il fascismo non è stato il "male assoluto". Ad eccezione delle leggi razziali. Gli ha fatto eco il ministro della Difesa, ponendo sullo stesso piano partigiani e repubblichini. Li ha smentiti ieri (ossia il 13 settembre 2008) il presidente della Camera, e leader di An, Gianfranco Fini, il quale ha sostenuto che «la destra si deve riconoscere nei valori dell’antifascismo». Precisando, inoltre, che la Repubblica di Salò combatteva dalla parte sbagliata. è probabile che questa volta i compagni di partito non prendano le distanze da Fini, com’è avvenuto invece quando ha confermato l’apertura verso il diritto di voto amministrativo agli immigrati. D’altronde, a destra è forte la voglia di "normalizzare", se non riabilitare, il fascismo. Riducendolo a un male non più "assoluto" ma "relativo".

 
Ultimo aggiornamento ( sabato 24 gennaio 2009 )
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La guerra civile infinita
Scritto da Redazione   
mercoledý 24 dicembre 2008

Alberto Arbasino, La guerra civile infinita, in «La Repubblica», 19 settembre 2008, p. 43.

 

 

Discorrere di Male Assoluto senza badare alla Perdonanza Cattolica o al «Nessuno tocchi Caino» (o Abele, o Romolo e Remo) potrebbe apparire una faciloneria teologica e metafisica piuttosto sbrigativa. Nelle vecchie scuole laiche si dibatteva piuttosto di «corsi e ricorsi storici» con la celebre formula di Giambattista Vico, o piuttosto di «connotati» o «caratteri» etnici e antropologici secondo illustri meridionalisti quali Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini. Per Benedetto Croce, addirittura, il fascismo fu un inopinato bubbone in un corpo fondamentalmente sano, o un malaugurato incubo che si dissipa alle prime luci del mattino.

Ma la guerra civile su scala nazionale (Guelfi e Ghibellini) o municipale (Bianchi e Neri, Capuleti e Montecchi eccetera) sembra piuttosto una costante nel nostro paese, con sanguinosi ammazzamenti fino a tutti gli anni Settanta, e intellettuali in esilio da Dante in poi.

«Caratteri originali» (o «originari»), secondo le migliori Storie d’Italia, ove nel primo volume non può mancare un capitolo su «Lacerazioni e contrasti».

 
Ultimo aggiornamento ( venerdý 23 gennaio 2009 )
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Cosý la Spagna ha chiuso i conti con il passato
Scritto da Redazione   
mercoledý 24 dicembre 2008

Guido Rampoldi, Così la Spagna ha chiuso i conti con il passato, in «La Repubblica», 23 settembre 2008, pp. 1, 29-31.

 

 

Dopo aver abraso dal panorama urbano la faccia bolsa di Franco, disarcionato il Caudillo da varie statue equestri e cancellato il suo nome dalla toponomastica, i socialisti si apprestano a sostituire il Rimosso, nei municipi dove sono maggioranza, con i nomi di tremila republicanos, quasi tutti uccisi dai franchisti durante la Guerra civile. Questo intitolare strade e piazze ai vinti cacciandone i vincitori e ribaltando il verdetto dei campi di battaglia, irrita la destra, che si sta spostando verso il centro ma tradisce disagio ogni qualvolta è chiamata a fare i conti con il franchismo. Irrita soprattutto quei porporati avanti negli anni che convissero serenamente con la dittatura. Costoro mai trovarono scandaloso lo spettacolo di targhe e monumenti in ricordo del tiranno che sterminò cinquantamila prigionieri dopo la fine del conflitto; però sono corsi in Vaticano alla fine dell’ottobre scorso, quando il papa ha beatificato 498 religiosi assassinati dai "rossi".

Sembrerebbe la storia di una Spagna ancora divisa, anzi di due Spagne che non hanno mai cessato di combattersi, ciascuna armata della propria memoria e del proprio dolore. Ma così ormai la legge soltanto quel piccolo settore della destra che ha eletto a proprio campione l’ultimo Aznar, l’Aznar neocon. La Spagna reale è un’altra cosa, ci dice uno stretto collaboratore di Zapatero, il deputato socialista Josè Andres Torres Mora. E racconta di un Paese "meticcio" in cui i due partiti maggiori non sono in relazione di continuità con le "due Spagne" della Guerra civile e la metà della popolazione afferma di ignorare da che parte combatterono i propri nonni.

 
Ultimo aggiornamento ( martedý 20 gennaio 2009 )
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