Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Le garze della Storia
Scritto da Redazione   
domenica 08 febbraio 2009

Macry Paolo, Le garze della Storia, in «Corriere della Sera», 20 settembre 2008, p. 49.

 

 

Ricordate quando Alberto Asor Rosa dichiarò che Berlusconi è peggio del fascismo, perché il fascismo almeno aveva a cuore la nazione? Il giudizio, certo un po’ forte, scatenò la polemica dei Guardiani della Storia. Tra i quali chi scrive. Mai però ci saremmo aspettati che la querelle arrivasse sui banchi degli studenti che, giorni fa, si sono presentati alla Sapienza per i test di ammissione alla laurea in Professioni sanitarie. Agli aspiranti infermieri - riferisce il manifesto - uno dei quesiti chiedeva di spiegare proprio quella frase, e non prima di averla definita ex cathedra come «difficilmente condivisibile», visto che il fascismo non sempre aveva operato per il bene dell’Italia (sottinteso: come fa invece l’attuale governo). Ma in fondo l’episodio può sconcertare soltanto chi non conosce il caos psichico in cui versa oggi l’università. E comunque sarà di conforto ai cultori del centrodestra: se mai gli capitasse di ricevere una medicazione, almeno saranno sicuri che si tratta di garze politicamente disinfettate. 
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 febbraio 2009 )
 
Le «quattro guerre» d’Abissinia
Scritto da Redazione   
domenica 08 febbraio 2009

Antonio Carioti, Fascismo - Un saggio spiega perché l’impero italiano in Etiopia fu una facile preda per i britannici, Le «quattro guerre» d’Abissinia. Dopo la caduta di Addis Abeba il conflitto proseguì sotto altre forme, in « Corriere della Sera», 7 settembre 2008, p. 32.  

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Il 5 maggio 1936, dopo la presa di Addis Abeba, Benito Mussolini annunciò trionfante che la pace era «ristabilita» e che gli abitanti dell’Abissinia dimostravano «di voler vivere e lavorare tranquillamente all’ombra del tricolore d’Italia». Nulla di più falso, a giudicare dall’ampia documentazione raccolta dal giovane storico Matteo Dominioni e trasfusa nel saggio Lo sfascio dell’impero (Laterza). Il conflitto invece era destinato a proseguire, in forme a volte ancora più cruente, fino a logorare le forze coloniali italiane e a renderle una facile preda per l’offensiva britannica del 1941. Dominioni distingue diverse fasi, individuando quattro tipi di guerra che si succedettero negli anni. All’inizio l’impresa d’Etiopia è «la più grande campagna coloniale della storia»: deciso a giocarsi il tutto per tutto, Mussolini realizza un’enorme mobilitazione di uomini e mezzi, spremendo le energie del Paese. È una vera e propria «guerra nazionale», che non termina con la proclamazione dell’impero, ma prosegue fino al febbraio 1937, quando viene eliminato ras Destà, ultimo comandante delle truppe del negus Hailè Selassiè. Il peggio però arriva allora, perché il fallito attentato al viceré Rodolfo Graziani, il 19 febbraio 1937, scatena un’inconsulta reazione italiana, che colpisce indiscriminatamente e mina senza rimedio ogni possibilità di convivenza pacifica tra i colonizzatori e la maggioranza degli abissini. È quella che Dominioni chiama «guerra di occupazione»: un ciclo di repressioni massicce, condotte con grandi risorse e brutalità tremenda, che continuano anche dopo la sostituzione di Graziani con il duca Amedeo d’Aosta e si protraggono fino alla primavera 1939.

Ultimo aggiornamento ( domenica 15 febbraio 2009 )
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«Crociata Italica»: L’eresia e le scuse di Mussolini
Scritto da Redazione   
domenica 08 febbraio 2009

Sergio Romano, «Crociata Italica»: L’eresia e le scuse di Mussolini, in « Corriere della Sera», 9 settembre 2008, p. 37.

   

Ho letto una sua risposta su «La Chiesa nell’Italia del ‘43» e vorrei aggiungere qualche considerazione. La Santa Sede, applicando le norme della Convenzione di Ginevra, che impediva ai Paesi neutrali il riconoscimento diplomatico di quegli Stati che fossero sorti in conseguenza dello stato di guerra (in pratica: Stati fantoccio), non riconobbe la Repubblica Sociale Italiana, come, per le stesse ragioni, fece la Spagna di Franco. Ciò creò una situazione delicata per quanto riguardava i cappellani militari delle forze armate mussoliniane perché la Santa Sede non poteva nominare un ordinario militare in una Repubblica non riconosciuta. Si ricorse alla nomina dei singoli cappellani da parte dei vescovi nelle cui mani essi giurarono. D’altra parte, dopo che Roma fu liberata, Pio XII ricevette subito i generali alleati e parlò pubblicamente e si comportò da persona che riteneva la capitale appunto «liberata» e non «invasa», come invece la giudicava il Duce, che non a caso proclamò tre giorni di lutto nazionale. Quasi una risposta a questo nuovo atteggiamento, nella seconda metà del ‘44 nella Rsi, auspice Farinacci ma non ostile Mussolini (che ne ricevette a Gargnano il fondatore), nacque il giornale Crociata Italica diretto dal sacerdote cattolico, poi scomunicato, don Tullio Calcagno, che attaccava con durezza le posizioni del Papa e della Santa Sede e si schierava con i nazisti condividendone anche l’antisemitismo. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 

Caro Laura, La sua lettera contiene anche notizie interessanti sulla collaborazione del clero con i partigiani, particolarmente nel Veneto. Ma era troppo lunga e sono stato costretto ad accorciarla per dare al lettore qualche maggiore informazione sulla vicenda di don Tullio Calcagno. Nacque a Terni nel 1899, divenne appassionatamente fascista durante la guerra d’Etiopia e fu richiamato all’ordine dai suoi superiori nel 1942 per avere scritto e pubblicato un libro troppo apertamente politico. Un anno dopo aderì alla Repubblica di Mussolini e cominciò a pubblicare articoli focosi e aggressivi nel Regime fascista, il quotidiano cremonese di Roberto Farinacci a cui non spiaceva lanciare qualche stoccata contro il vescovo della città monsignor Giovanni Cazzani, di cui era vecchio nemico.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 11 febbraio 2009 )
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