Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Il fascismo si combatte studiandolo - di Roberto Chiarini
Scritto da Roberto Chiarini   
giovedý 14 dicembre 2017

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Gira e rigira, alla fine ci si ritrova sempre, irrevocabilmente, al punto di partenza. Grandi allarmi sul risorgente pericolo fascista, qualche corteo (più nutrito e reclamizzato delle solito se politicamente utile, vedi i Cinquestelle a Ostia o il Pd a Como), pomposi proclami sulla necessità di una presa di coscienza, soprattutto da parte delle giovani generazioni sulle profonde, tenaci, mai divelte radici del "male assoluto". Da ultimo, però, subentra un deludente rompete le righe che lascia rifluire la scottante questione nel rimosso della memoria di un Paese restio a fare i conti con la propria storia. Pronti ovviamente, alla prima bravata di qualche nostalgico (vedi il caso del bagnino di Chioggia che quest'estate ha tappezzato lo stabilimento balneare di foto e frasi di Mussolini); al - periodico ! - scoop sullo scandalo del continuo pellegrinaggio di estimatori del duce alla tomba di Predappio; alla notizia di qualche spettacolare blitz, di irriducibili emuli dei "ragazzi di Salò" ad una pacifica riunione di un'associazione o alla sede di un giornale (alla stregua della recente incursione di quindici militanti del Veneto Fronte Sinheads nella sede di Como senza frontiere) o alla pubblicazione di un'inchiesta sull' "onda nera" montante in tutta Europa; siamo pronti - si diceva - a riprendere l'antico, irrisolto dibattito sulla permanenza del fascismo nell'Italia repubblicana, sul mai debellato pericolo eversivo che incombe sulla nostra democrazia, sulla conseguente necessità di attuare una costante "vigilanza antifascista". Siamo pronti, insomma, a risollevare l'annosa questione ripartendo dal punto in cui l'avevamo lasciata. Una sorta di coazione a ripetere o, meglio, una pervicace riluttanza a dar corso agli altisonanti propositi di " sradicare - quante volte lo si è ripetuto - la mala pianta del fascismo". Una mala pianta che affonda le radici - si è autorevolmente detto - nella storia d'Italia, tanto da essere indicata  addirittura come "l'autobiografia della nazione".

Ultimo aggiornamento ( giovedý 14 dicembre 2017 )
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L'ereditÓ della Rsi - di Roberto Chiarini
Scritto da Roberto Chiarini   
giovedý 02 novembre 2017
L’eredità del fascismo ha segnato i caratteri della democrazia repubblicana con una forza ed una persistenza che non ha eguali in Europa. Nemmeno in quelle nazioni, come la Germania, la Spagna o la Francia, che pure hanno dovuto sopportare il peso di un passato assai compromettente, legato vuoi ad un regime totalitario (la prima), ad una dittatura di destra (la seconda) vuoi ad un’esperienza protratta di collaborazionismo (la terza). Si può invocare più di un’evidenza a supporto di tale asserzione. La prima: l’Italia è l’unica democrazia occidentale che ha registrato nel dopoguerra la stabile presenza sia in parlamento che negli enti locali di un partito - il Msi - erede del fascismo. La seconda: l’Italia è stata al contempo l’unica democrazia in cui l’identità e lo spazio politico della destra sono stati interamente ipotecati dall’illegittimità procuratale appunto dall’eredità del fascismo. Terzo: l’antifascismo ha assunto una dignità costituzionale divenendo lettera e spirito della Carta fondativa della Repubblica nonché il fondamento di valore su cui si è basata la legittimazione del potere politico e lo strumento ideologico di legittimazione reciproca tra le forze politiche. Da ultimo: il riscontro inoppugnabile della Lotta di liberazione come passaggio storicamente decisivo per la rinascita della democrazia ha fatto acquisire all’antifascismo una tale rilevanza nel mainstream politico culturale del dopoguerra da avvalorarlo come universo valoriale genetico della stessa democrazia.
Ultimo aggiornamento ( giovedý 02 novembre 2017 )
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Una nuova acquisizione libraria: il "Fondo Giuseppe Coccolo"
Scritto da Redazione   
venerdý 20 ottobre 2017
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E' la famiglia di Giuseppe Coccolo, volontario della Milizia territoriale della Rsi, la protagonista di questa odierna donazione libraria al Centro Studi Rsi.
Si tratta di 36 opere - tra libri e supporti multimediali - raccolti dal reduce Coccolo negli anni e che oggi i figli Daniele e Laura, essendo scomparso l'amato padre all'età di 88 anni, hanno deciso di condividere con tutti gli utenti del Centro e di questo li ringraziamo.
Le opere verranno nelle prossime settimane ingressate nella Rete Bibliotecaria Provinciale e saranno ammesse al prestito andando così a costituire un ulteriore tassello per la conoscenza e per la comprensione del Ventennio e dei 600 giorni della Repubblica di Salò, perchè studiare il passato, riteniamo, non può prescindere dalla simpatia - nel suo etimo di sympatheia - ossia dalla comprensione delle idealità nutrite, oltre che del ruolo svolto dagli attori in campo, vinti compresi.
Ultimo aggiornamento ( giovedý 02 novembre 2017 )
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