|
Scritto da Redazione
|
|
domenica 24 gennaio 2010 |
|
Daniela Marcheschi, Classici rivisti. E Pinocchio si fece balilla, in «Il Sole 24 Ore», 18 gennaio 2009, p. 27. 
Le Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino apparvero nel «Giornale per i Bambini» fra il 1881 e il 1883, per uscire entro il gennaio di quell'anno in volume, a tamburo battente dalla pubblicazione dell'ultima puntata, presso l'editore fiorentino Paggi. Questi non si lasciava mai sfuggire l'occasione per avere libri di Collodi (pseudonimo di Carlo Lorenzini, 1826-1890) nel proprio catalogo dove già se ne contavano un bel po': manuali scolastici e di gran successo.Nel segno della felicità della letteratura, del gioco della parodia, ironia e satira, nella nettezza di una parola e uno sguardo sul mondo intessuto d'umanità, come capì Benedetto Croce, il capolavoro collodiano riscosse da subito il favore del pubblico infantile e, presto, ebbe anche l'attenzione commerciale di quegli scrittori ed editori – Bemporad e Nerbini ad esempio – specializzati proprio nella Letteratura per l'Infanzia. Era anzi stato Paggi ad aprire la via e a stampare la prima parodia del Pinocchio, fatta dallo stesso Collodi: il romanzo Pipì o lo scimmiottino color di rosa, ancora godibile con i suoi centoventuno anni di età. E «Il Collodi» fu pure un attivo giornale per i bambini che nel primo Novecento attaccava i "romanzacci" di Salgari, pieni di corsari «di ogni colore». Era un'impresa famigliare messa in piedi dal fratello Ippolito, che si firmava con lo pseudonimo speculare di Ippolito Cortona (città d'origine del padre dei Lorenzini), e che non poteva arretrare davanti a quella che sarebbe diventata in breve una vera e propria epidemia di "pinocchiate": ossia una sequela di imitazioni, reinvenzioni, continuazioni e riscritture, così numerose da far sorridere oggi delle imitazioni o varianti di Harry Potter che, pure, può godere di ben altri supporti tecnici e mediatici.Addirittura non sono mancati neppure i falsi: "Pinocchi" usciti da presunti cassetti dimenticati di Collodi in un mercato diventato "bollente", quanto a prezzi e richieste, per tutto quello che riguarda il grande autore toscano. |
|
Ultimo aggiornamento ( venerdì 19 febbraio 2010 )
|
|
Leggi tutto...
|
|
|
Scritto da Redazione
|
|
domenica 24 gennaio 2010 |
|
Alessandro Melazzini, Intellettuali tra le due guerre. Gentile tra i fascisti. Alessandra Tarquini racconta la progressiva marginalizzazione del filosofo idealista. Voleva tenere separate politica e cultura - Svillaneggiato come nessun altro dal regime, alla fine fu abbandonato persino dai suoi più fedeli ex-allievi, in «Il Sole 24 Ore», 28 giugno 2009, p. 36. 
«Si proclamavano tutti fascisti. Professavano tutti illimitata fede nel duce. Dichiaravano tutti di essere militi disciplinati agli ordini del partito. Filosofi e giuristi, letterati e giornalisti, accademici e gerarchi, docenti e studenti, anziani e giovani, laici e religiosi, ciascuno proponeva una propria interpretazione del fascismo. C'era chi voleva un fascismo cattolico e chi lo voleva pagano, chi lo voleva moderno e chi lo voleva antimoderno, chi lo voleva industriale e chi lo voleva artigiano o rurale. Ma tutti partecipavano con entusiasmo alla realizzazione dell'esperimento totalitario, che aveva affossato la democrazia per costruire uno Stato nuovo fondato sul partito unico». E tutti nutrivano un odio comune: erano antigentiliani, cioè nemici di Giovanni Gentile, perché erano convinti che il filosofo «non fosse fascista, pensavano che la sua influenza sulla cultura italiana rappresentasse un pericolo per il fascismo e cercarono di impedire che egli esercitasse un proprio potere al l'interno del regime».Così sintetizza Alessandra Tarquini, studiosa della cultura politica italiana, l'atteggiamento di una numerosa e variegata schiera di intellettuali e di politici fascisti antigentiliani, che sono fra i protagonisti del suo libro sul Gentile dei fascisti. Con molti documenti inediti, provenienti da archivi pubblici e privati, Tarquini ha ricostruito per la prima volta una vicenda importante del regime fascista, quale è stata l'animosa battaglia culturale e politica che si svolse per quasi tutto il ventennio attorno alla figura di Gentile. E accanto all'esposizione delle enunciazioni teoriche degli antigentiliani contro le idee filosofiche e politiche di Gentile, Tarquini ha rievocato, sobriamente, anche il brulichio delle umane passioni, gelosie e invidie, risentimenti e vendette, ambizioni e interessi, che circondarono il filosofo siciliano, accusato di essere un prepotente barone universitario e un cumulatore di alte cariche di regime. |
|
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 17 febbraio 2010 )
|
|
Leggi tutto...
|
|
|