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Mieli Paolo, L’Italia tra re e Duce: quella strana diarchia. Un saggio fa luce su un fenomeno trascurato dagli storici. Le prime tensioni del sovrano con Mussolini nacquero all’istituzione del Gran Consiglio. Le responsabilità (e il dissenso) di Vittorio Emanuele III, il nervosismo del regime, in «Corriere della Sera», 7 settembre 2010, pp. 38-39. --- L’Italia fascista è stata l’unico Paese totalitario che abbia vissuto, per oltre vent’anni, in un regime di sostanziale diarchia. E, in considerazione di come andò a finire (Vittorio Emanuele III che il 25 luglio del 1943 fa arrestare Benito Mussolini «sfiduciato» dal Gran Consiglio e lo rimpiazza con Pietro Badoglio), ha costituito un caso di tirannide molto anomalo, dove uno dei due diarchi, il re, è stato in grado di portare a compimento una congiura a danno dell’altro, il dittatore. È evidente che, se la Corona riuscì a individuare lo spazio in cui ordire quella trama cospirativa, fu per l’andamento della guerra (gli Alleati erano sbarcati in Sicilia in quello stesso luglio). Ma è altrettanto evidente che uno spazio del genere non si crea da un giorno all’altro e che, dunque, negli anni che intercorsero tra la marcia su Roma (ottobre 1922) e la caduta del fascismo (luglio 1943) la monarchia si mosse in una qualche autonomia dal regime. È comprensibile che questo tema non sia stato approfondito dagli storici negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, anni in cui la polemica contro casa Savoia tendeva a mettere in risalto il via libera concesso da Vittorio Emanuele III all’ascesa al potere di Mussolini piuttosto del ruolo che quello stesso monarca ebbe nella destituzione del Duce. Ma è davvero strano che si sia dovuto attendere il libro di Paolo Colombo La monarchia fascista 1922-1940 (di imminente pubblicazione per i tipi del Mulino) perché, per la prima volta, l’argomento di questa strana convivenza tra monarchia e fascismo fosse affrontato in modo compiuto ed esauriente. Colombo stesso, nell’introduzione a La monarchia fascista, manifesta un più che giustificato stupore per il fatto che un tema così importante per la storia politica italiana sia stato sostanzialmente trascurato per più di sessant’anni e che ad esso non siano mai stati dedicati studi specifici e approfonditi. Beninteso: pagine interessanti sulla questione sono state scritte da molti di coloro che si sono occupati del ventennio fascista, in particolare da Gioacchino Volpe, da Renzo De Felice e dal suo allievo Emilio Gentile, da Nino Valeri, da Alberto Aquarone, da Silvio Lanaro, da Roberto Martucci, da Francesco Perfetti. |