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Tettamanti Franco, 1912, svolta a l’Avanti! Mussolini alla direzione, in « Corriere della Sera», 7 novembre 2010, p. 7. Il trasloco avviene il 9 ottobre del 1911. L’Avanti!, giornale del partito socialista nato il 25 dicembre del 1896, lascia Roma e apre la redazione a Milano in via San Damiano al 16. Il grosso delle forze socialiste è al Nord ed è quindi più facile cercare di aumentare le vendite e la diffusione. È il 10 novembre del 1912 quando la direzione del Psi nomina alla direzione un giovanotto di 30 anni, Benito Mussolini, tra gli esponenti di maggior spicco dell’ala più rivoluzionaria e intransigente del partito. Protagonista di una stagione di comizi, proteste e azioni dimostrative. Mussolini nel 1909 è a Forlì dove è al vertice della federazione locale del partito e dirige il settimanale La lotta di classe. Nel 1911 guida le manifestazioni contro la guerra di Libia e per questo sarà condannato a cinque mesi di prigione. Arriva a Milano nel dicembre del 1912. Rifiuta le settecento lire al mese di stipendio pagate a Claudio Treves e si accontenta di cinquecento lire. Subito riorganizza giornale e redazione, dove entrano i socialisti più intransigenti e numerosi personaggi fuori dal partito. «Il futuro Duce - scriverà Indro Montanelli - era un uomo magro, dagli occhi spiritati, le guance ombreggiate da una nera barba, spesso mal rasata, la camicia bianca di solito piuttosto sudicia, gli abiti sempre scuri, lisi e macchiati».
L’Avanti! tira circa dodicimila copie e con il nuovo direttore arriva ad una diffusione di oltre centomila: «Mussolini non dialogava, polemizzava - ha scritto ancora Montanelli - i suoi articoli erano un seguito di affermazioni offerte con il tono di verità irrefutabili». La stagione però non durerà molto. Mussolini si schiera sempre più a favore dell’intervento in guerra dell’Italia. È la goccia che farà traboccare il vaso. L’assemblea che caccerà Mussolini dal partito si tiene il 24 novembre del 1914 al Teatro del Popolo. Il direttore del giornale, che dieci giorni prima aveva dato il via al Popolo d’Italia, nuovo quotidiano socialista che aveva la sede in via Paolo da Cannobio, viene accolto da urla, fischi, imprecazioni. Lui, raccontano le cronache, si presenta con la barba lunga, pallido, gli occhi infuocati che non riescono a nascondere le lacrime. Il cielo è pieno di nuvole oscure e minacciose e dietro l’angolo c’è già tutta un’altra storia. |