Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
A Salò docufilm sugli italiani nella Wehrmacht in Normandia. Stasera «Donne sotto il fascismo» PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio M. Arrigoni   
mercoledì 12 agosto 2009

Antonio M. Arrigoni, Quando Walter Chiari sparava contro il D-Day. A Salò docufilm sugli italiani nella Wehrmacht in Normandia. Stasera «Donne al lavoro sotto il fascismo», in «Giornale di Brescia», 12 agosto 2009, p. 29.

 

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SALÒ - Per gli «Incontri con la Storia in riva al lago», curata da Roberto Chiarini, dal Centro Studi Rsi e dal Comune di Salò, stasera sarà proiettato «Donne bresciane al lavoro durante il fascismo», introdotto da Elena Pala (Università di Brescia) e dall'attrice Giusy Turra, alle ore 21 sul Lungo Lago Zanardelli. Il documentario prende le mosse dalla mostra «Donne al lavoro (1900-1950)» curata da Chiarini con Bresciamostre in Palazzo Martinengo nell’autunno scorso. La settimana scorsa è stato invece presentato il docufilm «Lo sbarco in Normandia. Noi italiani c’eravamo», Il Voloverona, 2009. C’era di che sorprendersi a vedere il documentario sul D-Day del regista Mauro Vittorio Quattrina, e per più motivi.

Qui americani e tedeschi, l’un contro l’altro armati, cedono spazio sul proscenio anche ad altri co-protagonisti. Dei buoni sappiamo tutto, compici film e non film americani. Trai i cattivi invece, sul principio del giugno 1944, ci troviamo anche non pochi italiani. Qui la storia si ingarbuglia. Che ci faceva là la nostra «brava gente» a sparare in faccia agli Alleati? La presenza dei «macaronì» - come graziosamente li chiamavano i francesi - nel Calvados c’era fin dalla Prima guerra mondiale. Friulani e veneti, sopra tutti, avevano tirato su casette a schiera che ancora oggi punteggiano il litorale francese. La comunità italiana era quindi consistente. E poi c’erano quelli che dopo l’armistizio dell’8 settembre '43 avevano optato per la divisa della Wehrmacht, cioè i militari italiani catturati dai tedeschi, a cui venne fatto scegliere tra il campo di concentramento, l’adesione alla Rsi, oppure il lavoro coatto nelle organizzazioni paramilitari tedesche, come la Todt. I numeri non sono ancora definiti, la vicenda è ancora poco studiata: si stima che la presenza italiana si aggirasse tra i 20 e i 40mila individui. Cinque divisioni militari, molti alpini della Trento, molti maró della Decima Mas, vari ed eventuali. Quattrina è riuscito a rintracciare una manciata di sopravvissuti all’Operazione Overlord e li ha invitati a rievocare quei giorni. Così passano davanti agli occhi, richiamati con dialetti ed italiano incerto, tra immagini inedite, i ricordi ancora vivi di chi ha scavato trincee, fortificato impossibili banchi di sabbia, piazzato mine anticarro, costruito bunker. Una fame e una fatica che non si immaginano: un cuoco italiano che si specializza nella caccia alla pantegana della Marna; un testimone si lecca ancora i baffi ricordando la festa fatta ad un gatto catturato; il pane che era buono per costruire una fortificazione; i turni di lavoro di 12 ore, con alle costole i fucili tedeschi. C’è chi rievoca «in presa diretta» Rommel in visita ai cantieri, rivedendosi in un filmato dell’epoca.
C’è chi, come Danilo Bregliano tenente della Wehrmacht (la cui testimonianza è custodita al Centro Studi Rsi), accoglie nel plotone un certo Walter Annichiarico (diventerà il celebre attore Walter Chiari), non ancora ventenne, arruolatosi volontario a Norimberga per combattere contro «gli invasori americani». C’è chi incrocia padre Eusebio, intento a far proseliti da arruolare nelle fila tedesche. C’è chi infine racconta di come il cielo in quel giugno '44 sia stato oscurato dalle fortezze volanti americane, di come la terra abbia tremato per giorni, scossa da migliaia di tonnellate di bombe, di come il sole lo si sarebbe rivisto solo dopo qualche tempo. Gli americani si abbattono come uno tsunami sulla Normandia. Travolgono tutto e tutti. Resiste all’attacco la microscopica isola di Cezembre, al largo della costa normanna, dalla quale si cannoneggia nella schiena agli americani già sbarcati sul continente. Gli Alleati sperimentano il napalm contro l’isola ribelle: il calore sprigionato dalle esplosioni fonde persino i cannoni. Escono vivi solo 69 maró della Rsi ai quali gli americani tributano l’onore delle armi. 
 
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
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