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I diari di Pariani. Così il fascismo «truccò» l’esercito. Due bauli pieni di quaderni |
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Scritto da Redazione
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venerdì 01 luglio 2011 |
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Brian Sullivan, già professore di storia contemporanea alla Yale University e autore di più di un libro sulle vicende militari italiane tra le due guerre mondiali, non nasconde il suo entusiasmo: vestito di bianco come si conviene a un americano in visita di studio a Venezia, ha messo finalmente le mani dopo una ricerca durata quasi quarant'anni sui due bauli che contengono i diari personali del generalissimo Alberto Pariani, sindaco dell'ameno comune veronese di Malcesine, governatore di Albania e soprattutto ministro della Guerra di Benito Mussolini. «Si tratta di trentaquattro diari di un manico della catalogazione che contengono le impressioni personali sulla classe dirigente fascista, i preventivi dell'imbianchino per dipingere casa, le regole del bon ton per gli inviti a cena, i sogni sulle vittorie militari e i resoconti istituzionali degli incontri con il Duce», spiega il cultore di storia militare Alessandro Giorgi che insieme al professor Sullivan ha scoperto i diari di Alberto Pariani tra i meandri dell'archivio di Stato di Venezia. Di fatto i due bauli, che sono stati regalati all'archivio di Venezia nel 1971 con l'espressa richiesta che non sarebbero mai stati aperti fino alla morte della vedova di Pariani - contengono uno spaccato della realtà italiana tra il 1919 e il 1953 fatto non solo impressioni personali, ma soprattutto di informazioni dettagliate sulla vita politica e militare del fascismo, al punto che il ministero degli Interni ha deciso di secretare i documenti dal 1940 in poi vincolando gli studi degli storici ai soli diari che hanno più di settant'anni. «Per gli ultimi 13 fascicoli - spiega il direttore dell'archivio di Stato Raffaele Santoro - serve una precisa autorizzazione perché i diari possono contenere informazioni sensibili su vicende militari del paese».
E nei diari qualcosa c'è di sicuro: negli anni Settanta infatti, quando non si sapeva ancora dell'esistenza di questi documenti, qualcuno - i rapporti della magistratura dell'epoca parlano di servizi segreti deviati - si è introdotto nella villa di Pariani a Malcesine per rubare proprio una alcuni fascicoli in cui erano probabilmente scritti nero su bianco i nomi di una serie di collaboratori fascisti che si erano riciclati nella politica italiana sotto altre bandiere. «I diari di Pariani dimostrano la debolezza della classe dirigente fascista che non è stata capace di contrapporsi alle fantasie militari del mondo politico - continua Santoro - il generale era consapevole della debolezza produttiva e militare italiana, ma non si è mai opposto all'entrata in guerra come ministro della Difesa perché più preoccupato della sua carriera che delle sorti dell'intero paese». D'altra parte Pariani è passato alla storia per aver inventato la divisione binaria dell'esercito fascista. Nominato ministro della Difesa (più precisamente sottosegretario alla Guerra) diminuì drasticamente il numero di uomini per caserma per far risultare sulla carta 65 reggimenti invece che 51 e di fatto suggerì al Duce il famosissimo trucco degli aerei e dei carroarmati che si spostavano per far risultare un numero maggiore di mezzi durante le parate militari alla presenza dei tedeschi. «Pariani era un fascista molto filotedesco, al punto che aveva avuto qualche contrasto con Galeazzo Ciano meno interessato all'alleanza con la Germania», continua il direttore dell'archivio di Stato. E’forse anche per questo (i diari lo diranno con esattezza) che Pariani nel 1943 è costretto ad abbandonare il dicastero della Guerra per andare in Albania. --- Alessio Antonini, I diari di Pariani. Così il fascismo «truccò» l’esercito. Due bauli pieni di quaderni del ministro della Guerra di Benito Mussolini. Gli scritti dal 1940 però sono stati secretati dal ministero degli Interni perché potrebbero contenere informazioni sensibili su vicende militari, in «Corriere della Sera», 10 giugno 2011. |
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Ultimo aggiornamento ( sabato 02 luglio 2011 )
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