Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
L’Arengario fu progettato per le adunate oceaniche di Mussolini ma venne ultimato soltanto nel 1956. PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
venerdì 07 gennaio 2011
Vinelli Marco, L’Arengario fu progettato per le adunate oceaniche di Mussolini ma venne ultimato soltanto nel 1956. Quel palazzo fascista dove il duce è rimasto un fantasma. Falsa partenza Nel 1939 presero il via i lavori ma lo scoppio della guerra li bloccò. La zona fu poi messa in pericolo dalle bombe, in «Corriere della Sera», 5 dicembre 2010, p. 41.

 

 

Arengario: palazzo comunale dotato di un balcone esterno per parlare alla folla. Un retaggio dell’epoca dei Comuni. Ed era proprio da questo presupposto che Mussolini aveva voluto un Arengario per la piazza del Duomo: un edificio da cui poter parlare alla popolazione, nella piazza-simbolo di Milano. Un balcone accanto a quello sulla facciata del Duomo, il potere spirituale e, di fianco, quello politico. D’altra parte la piazza Duomo si prestava a questo tipo di intervento, dato il suo impianto classico a pianta rettangolare: la cattedrale, i portici, il palazzo Reale, la sede del Vescovo, persino la statua equestre del Re, al centro. Ma bisogna fare un passo indietro: in quegli anni Milano era una città in trasformazione, si tracciavano viali, si realizzavano nuovi quartieri, si sventrava il centro per farne una metropoli moderna, sull’esempio delle capitali europee e delle città nordamericane. A ridosso del Duomo, era appena stata aperta la piazza Diaz ed era appena stata demolita la «manica lunga» appendice di palazzo Reale (con una picconata del duce in persona), e si poneva il problema di come intervenire in quell’area centralissima. Nel 1937 il Podestà di Milano aveva bandito un concorso per la sistemazione della zona: dei 29 progetti presentati, solo quattro avevano superato la prima selezione e, tra questi, era risultato vincitore quello degli architetti Muzio, Portaluppi, Griffini e Magistretti.

Il perché quattro progettisti così diversi per temperamento e sensibilità artistica si siano associati non è chiaro. Forse per fare fronte comune contro l’asso pigliatutto Piacentini, che era stato interpellato prima di bandire il concorso. L’idea di due logge simmetriche, ispirate agli edifici pubblici medievali, faticosamente raccordate, da un lato al palazzo Reale e, dall’altro, ai portici del Mengoni era quella che aveva convinto la giuria a dichiarare vincitori i quattro. Ma, oltre alle possibili varianti e alla mole di disegni presentati, punto di forza dei due edifici simmetrici era la contrapposizione all’ingresso della Galleria ideata dal Mengoni, sul lato settentrionale della piazza, in modo da realizzare un ideale prolungamento della galleria stessa e un asse, ortogonale a quello della piazza del Duomo. Con un ideale collegamento tra la piazza Diaz e la Scala. Nella seconda metà del 1938 il Podestà conferisce ufficialmente l’incarico per la realizzazione dell’edificio e l’anno seguente, l’1 febbraio, incominciano i lavori. Ma nel 1940 sono già fermi: lo scoppio della guerra aveva dettato la scaletta delle priorità. E l’Arengario non era in elenco. Per di più, le bombe nemiche avevano colpito la zona mettendo in pericolo il poco già fatto. Alla fine del conflitto, l’edificio (o quel che ne resta) è ancora lì, presenza ingombrante (fisicamente e politicamente) per quel suo rimando al fascismo. La conclusione dei lavori, con la realizzazione degli spazi interni su progetto dell’architetto Melchiorre Bega (autore della torre Galfa), avviene solo nel 1956. Negli anni successivi l’Arengario è diventato sede degli uffici comunali ma non è mai stato molto amato. Tra alti e bassi (più i secondi dei primi) ha ospitato mostre temporanee, biglietterie, uffici turistici e altro ancora. Agli inizi degli anni ‘90 è stato anche proposto come sede di un museo del design ma la mancanza di fondi ne aveva impedito la realizzazione. Ora, forse, riuscirà a entrare nel cuore dei milanesi.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 gennaio 2011 )
 
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