
| Le "donne di Salò" |
|
|
|
| Scritto da Elena | |
| sabato 27 febbraio 2010 | |
|
Pubblicità – edite sulle pagine de «La Domenica del Corriere» del 1943 – rivolte al pubblico femminile. A fine marzo si terrà in Università Cattolica a Brescia un convegno dedicato alla donna negli anni del Ventennio e della Repubblica sociale italiana. Non appena sarà definito il programma ve lo comunicheremo. Nel frattempo, vi facciamo sapere che anche il Centro Studi Rsi interverrà con un contributo sulle «donne di Salò» divise tra focolare e Patria. Punto di partenza dell’analisi saranno i numeri de «La Domenica del Corriere» editi nel biennio 1943-1945 e arricchiti da altra documentazione d’archivio. Sarà un’occasione per osservare come l’impalcatura retorica fascista che consegna la donna al potere del maschio – padre o marito che sia – e a una funzione meramente procreativa salta puntualmente allorquando lo stato fascista ha la necessità di sopperire al vuoto creatosi nel mercato del lavoro a seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale e del richiamo alle armi dei maschi. Come nel primo conflitto sono le donne, fino alla vigilia tenute a forza di decreti legge relegate tra le mura domestiche, a sobbarcarsi in misura crescente negli anni il peso della macchina produttiva bellica. Il primo passo in questa direzione è compiuto dal Consiglio dei ministri già cinque giorni prima dell’entrata in guerra con un disegno di legge che autorizza la sostituzione del personale maschile con quello femminile nella pubblica amministrazione. Segue una mobilitazione industriale e agricola che per durata e intensità supera la precedente della Grande Guerra.
La carenza già pronunciata di beni soprattutto d’importazione si fa col tempo drammatica esponendo le famiglie, e quindi innanzitutto le donne, a privazioni e sacrifici umilianti. Quanto più si prolunga lo sforzo bellico, tanto più si aggrava la mancanza di ogni genere di consumo, anche di prima necessità. Tocca alla donna far quadrare i bilanci familiari, ricorrendo ad ogni escamotage pur di assicurare ai figli un pasto e il necessario per vivere. Con gli stracci si fabbricano le stoffe autarchiche, con la ciofeca di orzo o di cicoria si sopperisce alla mancanza di caffé, il pane bianco scompare dalle tavole degli italiani. Si diffonde l’abitudine di tenere conigliere sui terrazzi, oltre all’immancabile «orto di guerra», allestito nei posti più impensabili e improvvisati. Sempre più spesso per sfuggire ad una dieta di fame, qual è quella garantita dalla carta annonaria, si è costretti a ricorrere alla borsa nera.Alle donne resta da ultimo il «lavoro» speso in condizioni drammatiche a fianco, a sostegno e in subordinazione dei loro uomini lungo le due linee di divisione in cui si consumano in Italia gli ultimi atti della seconda guerra mondiale. Nel grigio-verde della Repubblica di Salò si arruolano a centinaia le italiane di età tra i 18 e i 35 anni. Sono appunto le Ausiliarie. Esse assolvono ai compiti più vari, ma tutti e sempre solo e a sostegno dei maschi e soldati: «pulitrici, cuciniere, magazziniere, dattilografe, telefoniste, marconiste». Sul fronte opposto, a fianco dei partigiani, si inquadrano ancor più numerose, in formazioni armate, giovani donne. Una minoranza di esse si integra a pieno titolo nell’attività militare, la maggioranza assolve a compiti di supporto nelle retrovie, vuoi come staffette vuoi come informatrici. Scompaiono i due prototipi femminili, opposti ma integrati, sponsorizzati dal fascismo: la «donna-crisi» e la «donna-madre». Emergono donne che forzano lo storico steccato che le ha tenute escluse dal proscenio politico (le ausiliarie su un fronte e le partigiane sull’altro), mentre la gran massa – sotto il peso di lutti, sacrifici e ristrettezze economiche – riscopre valori e comportamenti di un’umanità dolente che, liberatasi dall’ideologia bellicistica del regime, si ritrova a praticare atti di una solidarietà elementare, ma sincera. ---- Vi terremo aggiornati sugli sviluppi delle nostre ricerche archivistiche in vista del convegno. Oggi carichiamo on line alcune curiose pubblicità – edita sulle pagine de «La Domenica del Corriere» del 1943 – rivolte al pubblico femminile.
|
|
| Ultimo aggiornamento ( sabato 27 febbraio 2010 ) |
| < Prec. | Pros. > |
|---|