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Luigi Moretti il genio in castigo. L'architetto del Duce non Ŕ pi¨ demonizzato ma... PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
martedý 20 ottobre 2009

Mattia Feltri, Luigi Moretti il genio in castigo. L'architetto del Duce non è più demonizzato ma i suoi capolavori marciscono nell'incuria, in “Stampa”, 13 ottobre 2009, p. 30.

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Alla fine di settembre l'Università La Sapienza ha dedicato una tre giorni a Luigi Moretti, come gliela dedicò in passato e gliela dedicherà in futuro. Niente di male, anzi: tutto bene. Vuol dire che Luigi Moretti non è più il demonio - un «imbarazzante demone della cultura romana», come ha scritto di recente Giuseppe Strappa sul Corriere della Sera -, o non lo è più del tutto. Il problema, semmai, è che tutti si staranno chiedendo: e chi diavolo è Luigi Moretti? Il piazzale del Foro Italico una volta si chiamava piazzale dell'Impero così come il Foro Italico si chiamava Foro Mussolini. Il piazzale e il viale del Foro Italico separano il lungotevere dallo Stadio Olimpico e sono annunciati da un obelisco dove ancora si legge, a grandi lettere, il nome di Mussolini. Ora l'obelisco e il viale sono separati dai tornelli, cancelli metallici per la gestione dell'afflusso dei tifosi di calcio. I pavimenti del viale e del piazzale sono a mosaici, costituiti da tasselli di circa un centimetro. Sono raffigurati atleti, figure mitologiche e dell'antica Roma. Alcuni mosaici formano la scritta «DUCE» ripetuta ossessivamente, oppure «DUCE a noi», oppure «Molti nemici molto onore», o ancora la pianta dell'intero complesso del foro. Sui lati del viale ci sono alcuni monoliti bianchi con incisi i passaggi fondamentali dell'Italia fascista. In fondo al viale c'è la fontana della Sfera. La fontana è a secco, scrostata, muffita, con tracce di vernice. Attorno ci giocano i bambini coi pattini e gli skateboard. Sulla sfera i graffiti a pennarello raccontano di tizio che ama caio, e sempronio che tifa Lazio. I mosaici perdono i pezzi. In alcuni punti sono interamente sradicati, fanno pozzanghera. Crescono erbacce. Non è il Colosseo: sono capolavori di settanta anni fa che marciscono. Tutto attorno non c'è una targa - e, se c'è, è stata ben occultata - per ricordare che quella è opera di Luigi Moretti. Il destino di Moretti, spiegano gli esperti, è stato segnato non soltanto dalla militanza fascista, ma anche perchè in regime di democrazia si vantò di essere al soldo dei palazzinari e dei petrolieri. Concluse la sua carriera in gloria nei Paesi islamici, ma fece in tempo a costruire il complesso del Watergate di Washington e la Torre della Borsa di Montrèal. E fece in tempo a tirare su mezzi obbrobri come il Quartiere di Decima (a Roma) o meraviglie come la palazzina il Girasole (sempre a Roma). In altri Paesi, probabilmente, sarebbe un genio venerato. A fianco del piazzale dell'Impero c'è lo stadio dei Marmi. Lì non è che le cose vadano meglio, per quanto sia più difficile devastare le cinquantanove colossali statue che circondano gli spalti piuttosto che un mosaico. Ma anche le statue sono parzialmente coperte di muffa o annerite, spesso mutilate di un dito del piede e quasi sempre dei genitali: i mutilatori di statue adorano portarsi a casa i genitali. Sulle gradinate ci sono bottiglie di plastica e sacchetti vuoti di patatine. Sul campo si allenano i ragazzi. Ora il mondo accademico se ne infischia del passato di Moretti e ne celebra il talento. Si scrivono libri. L'opera generalmente più amata di Moretti è la Casa delle Armi, edificata negli Anni Trenta nell'area Sud del Foro Italico. Davanti alla Casa delle Armi - che si chiama così non perchè sia un arsenale, ma perchè ospitava gli incontri di scherma - tutti gli architetti gridano di meraviglia. Specialmente davanti alle foto. Ci sono quelle d'epoca, con l'illuminazione notturna, che rendono l'idea di ciò che fu, dal momento che oggi la Casa non è praticamente visibile, un po’ perchè ci hanno costruito davanti, impedendone la vista dal lungotevere, un po’ perchè nel dopoguerra fu parzialmente utilizzata come caserma dei carabinieri, poi come aula bunker della corte d'assise, ed è cintata da un'imbarazzante cancellata a sbarre spesse e fitte. Si vedono le torrette di metallo dei militari, aggiunte in seguito, arrugginite. Pure qui, lercio, muffa e gramigna. Molti vetri sono frantumati. Le pareti mancano di lastre di marmo. Sembra tutto sul punto di cedere. Sugli interni è impossibile dettagliare: vietato l'ingresso, ma è sufficiente un click su Internet per rendersi conto dello spettacolo, e poi immaginarsi come sia ridotto. «La Casa delle Armi è uno dei capolavori assoluti del moderno europeo», ha scritto sempre Strappa. «Speravamo di utilizzare un parte dei fondi stanziati per i centocinquant'anni dell'Unità d'Italia», dice l'assessore alla Cultura del Comune di Roma, Umberto Croppi. Soldi per sistemare le opere di Moretti e altre del razionalismo che cascano di qui e di là per l'intera capitale. «La nostra idea era di stornarli dall'edificazione di un museo della Scienza progettato dalla precedente amministrazione, ma poi i fondi sono mancati, non è rimasto più niente da stornare». Dice che si va avanti per come si può, e per fortuna la Casa della Gioventù di Trastevere è stata, nel frattempo, parzialmente risistemata. Progettata da un Moretti ventiseienne nel '33, per la verità è un mezzo rottame anch'essa. Un superbo rottame. Inutile insistere sui muri scrostati e le scritte e le sbrecciature. Croppi non si nasconde dietro a un dito: «Il recupero dei gioielli dell'architettura fascista è una nostra priorità, però...». Però i quattrini mancano. Ci restano i convegni.
 
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