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Ora su Locatelli non cada l’oblio PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 28 marzo 2011
È fatta. L'aeroporto di Bergamo dal 23 marzo ha cambiato nome. Si chiama «Caravaggio International Airport Bergamo Orio al Serio». Sparisce d'amblais l'intitolazione all'asso dell'aviazione e pluridecorato della prima guerra mondiale, la gloria bergamasca Antonio Locatelli (1895-1936). Sono intuibili le ragioni del cambio. Per un aeroporto internazionale è più promozionale il nome di un artista conosciuto in tutto il mondo rispetto ad un campione sportivo ed eroe di guerra come Locatelli. Eppure fa una certa malinconia che l'oblio cada inesorabile anche su chi ha tanto onorato la sua terra. Chi scrive non è di Bergamo ma si è avvicinata a questo straordinario personaggio per ragioni di studio e se ne è entusiasmata a ragion veduta.Locatelli assurge a notorietà, meglio dire a vera gloria, nel corso della Prima guerra mondiale. Arruolatosi nell'arma più spericolata, diventa ben presto, grazie ad un'abilità fuori del comune e ad un ardimento ancor più straordinario che gli permettono di compiere imprese aviatorie memorabili (una su tutte, il «folle volo» su Vienna dell'agosto 1918), riconosciute con tre medaglie d'argento e due d'oro, un eroe popolare. Il 15 settembre 1918 è la data del suo ultimo volo di guerra: volo degno di comparire in un romanzo d'avventure. Si tratta di una ricognizione nella zona compresa tra Canale di Farasina, Cherso e Fiume. Arrivato sulla città croata, un skrapnell, un proiettile d'artiglieria, esplode sotto il suo apparecchio colpendolo in pieno. Si accascia svenuto sui comandi. L'aereo dapprima si imbarca di testa. Antonio riesce a richiamarlo appena in tempo per buttarlo in una valletta della scogliera e lasciarlo cadere su di un bosco. Sopravvive all'atterraggio di fortuna. Contuso, stordito, sanguinante, si dà alla fuga, ma dopo solo un centinaio di metri, è già circondato dagli austroungarici. Imprigionato, riuscirà a fuggire, comunque, dopo un mese. Antonio non è stato soltanto un pilota miliare unico. È un esploratore - viaggiatore - fotografo - letterato tuttofare, dimostrandosi in ogni campo un vero pioniere. Lo documentano in modo più che esauriente le carte e gli album di fotografie conservati. Una documentazione vibrante che ci parla della trasvolata delle Ande (1919), del «viaggio di istruzione» intorno al mondo (1923) che gli fa visitare e raccontare Paesi allora sconosciuti dagli italiani (Egitto, India, Birmania, Siam, Cina, Manciuria, Corea, Giappone e Stati Uniti), della seconda e più temeraria trasvolata «alla soglia misteriosa dell'Oceano Artico» (1924) che gli costa anche l'avventura di cadere col suo idrovolante nel proibitivo mare della Groenlandia.

Un uomo curioso, studioso, ardito, generoso. Nei suoi viaggi non si accontenta dell'emozione facile del turista per quanto d'eccezione né guarda alle popolazioni che avvicina con l'occhio dell'europeo colonialista o del soldato conquistatore. È invece un viaggiatore meditativo, che si documenta e aderisce al mondo che esplora mosso da una curiosità intellettuale rara per il suo tempo, solo apparentemente in contrasto con la sua indole di uomo d'azione. Locatelli è anche un self-made man, vissuto sempre del proprio lavoro, capace di gesti di grande generosità. Si pensi alla devoluzione del premio, vinto con il volo al Polo Nord, a favore degli istituti di carità della sua città, nel 1924: «Ho scritto a Roma – scrive Antonio – rinunciando al premio di centomila lire che mi deve il Commissariato di Aeronautica per il volo in Groenlandia a favore di poveri e di istituzioni di beneficenza di Bergamo. Per me significa la povertà e pensando a mia madre mentre scrivevo mi veniva da piangere. Ma mi pareva che in un momento in cui nel governo e nel partito c'è tanta disonestà materiale e specialmente morale dovesse essere necessario rinunciare a ciò che spetta di diritto. […] A me basta la stima e l'amore delle poche persone che stimo ed amo». C'è quanto basta per esserne orgogliosi e per non farlo cadere nell'oblio.

 

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Elena Pala, Ora su Locatelli non cada l’oblio, in «L’Eco di Bergamo», 28 marzo 2011, p. 9.
Ultimo aggiornamento ( lunedì 28 marzo 2011 )
 
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