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Raffaele Avallone, Quando Mussolini atterrava in città per visitare Paestum. Salerno, luglio 1935: il pilota sviene e il Duce passa al timone dell’idrovolante per ammarare, in «Corriere del Mezzogiorno», 6 gennaio 2011. ----
SALERNO — Nessuno aveva chiuso occhio notte precedente, giurarono i giornali, tanta l'attesa febbrile. E nemmeno quella successiva, beninteso, con entusiasmo ed eccitazione ancora palpabili nell'aria «al pari di possenti scariche elettriche» . Migliaia di persone in strada fin dalle prime luci dell'alba, nonostante una pioggia battente, tra bandiere, striscioni e canti inneggianti alla Patria ed a quell'impero appena «riapparso sui colli fatali di Roma». Una marea umana impressionante gremiva «un Lungomare Trieste pavesato di festoni e fiori e percorso incessantemente da milizie e camicie nere, e dietro di essi, in devozione religiosa, una folla immensa che non sa più contenere la sua gioia, il suo entusiasmo, la sua febbre di passione e d'amore» . È la cronaca di un evento particolare attraverso le "voci originali", cariche di retorica ma fondamentali per cogliere in pieno le sfumature di un'epoca: 1 luglio 1935, anno XIII della Rivoluzione Fascista. Siamo nella fase di massimo consenso del regime. Una Salerno in delirio si preparava ad accogliere Benito Mussolini. L'idrovolante che trasportava il Duce si materializzò improvviso all'altezza di Capo d'Orso, accolto dal boato della folla, mentre— recitava il settimanale "Il Popolo Fascista"— «un raggio di sole squarciava d'impeto le nere nubi, sfolgorando e illuminando le speranze del popolo salernitano».
L'AMMARAGGIO - Si venne a sapere poi che il volo di Stato non aveva risparmiato attimi di tensione: turbolenze, vuoti d'aria, addirittura un fulmine aveva provocato lo svenimento di uno dei piloti, sostituito dal Capo in persona. Dopo l'ammaraggio — «eseguito con manovra rapida e perfettissima» — Mussolini, accompagnato dall'onnipresente segretario del Pnf Starace, incontrò le autorità locali, il Podestà, il prefetto Soprano e l'onorevole Jannelli (allora sottosegretario alle Comunicazioni ed esponente di spicco del fascio locale), quindi alla testa di un lunghissimo corteo che a stento riuscì a farsi largo tra due ali di folla: «Uno spettacolo magnifico, quello offerto dal popolo salernitano, che per diversi chilometri fino al Torrione corre dietro l'automobile del Duce, come impazzito, con un urlo immenso d'amore e di fede». CAPO E GREGARI - La visita al capoluogo rappresentò soltanto il prologo di un breve ma intenso tour de force attraverso il Salernitano. Nella stessa mattinata, infatti, Mussolini raggiunse la cittadina di Eboli, per salutare le truppe in partenza per l'Africa Orientale. Anche lì entusiasmo alle stelle, scene di giubilo e bagno di folla, con lo scenografico ingresso del Duce, posizionato sulla torretta di un carro armato, in uno stadio stracolmo in ogni ordine di posto. «Mai vi è stata al mondo una comunione più viva tra capo e gregari», titolarono all'unisono i quotidiani, ricordando le patriottiche parole rivolte ai giovani miliziani che si apprestavano a difendere i confini del novello impero italiano nelle lontane terre africane. IL COMIZIO - Conclusa l'arringa ebolitana, il corteo presidenziale s'inoltrò nel cuore piana del Sele, «redenta alle colture feconde e affrancata per sempre dal flagello della malaria» grazie agli imponenti lavori di bonifica avviati qualche anno prima. Opere di canalizzazione delle acque, dune frangivento, e l'imponente diga di sbarramento sul fiume Sele: «Prodigio romano-fascista, vanto dell'ingegneria italiana» come osservò compiaciuto lo stesso Mussolini. Tappa finale Paestum, l'antica città morta colpita nel quinquennio 1930-35 da una pioggia di finanziamenti statali atti a favorire il definitivo decollo turistico del complesso archeologico. In tale ottica il primo intervento di tutela ambientale, con il decreto ministeriale del marzo '33 che applicava il vincolo di inedificabilità per una fascia di 300 metri lungo l'antica cinta muraria. |