Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Revisionisti, scendete in strada! PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
domenica 24 gennaio 2010

Riccardo Chiaberge, Revisionisti, scendete in strada!, in «Il Sole 24 Ore», 25 maggio 2008, p. 33.

 

 

 

Dai libri di storia, il revisionismo scende in strada. È il momento della Street-Politics, un assalto alla toponomastica in nome del politicamente corretto (o scorretto, a seconda dei punti di vista). Quando tredici anni fa, nel settembre del 1995, l'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli propose di intitolare un largo al gerarca fascista Giuseppe Bottai, fu subissato da uno tsunami di indignazione. La comunità ebraica e la sinistra organizzarono sit-in di protesta davanti alla Galleria d'Arte Moderna, nell'esedra che avrebbe dovuto prendere il nome del Ministro dell'Educazione Nazionale, e alcuni consiglieri del Pds affissero una targa con su scritto «Largo delle vittime del razzismo in Italia 1938-1995». L'architetto Bruno Zevi tuonò che, con quel gesto, Rutelli avrebbe «sputtanato» l'Urbe in tutto il mondo. Alla fine la proposta venne ritirata. Eppure Bottai era un uomo di cultura, e per quanto corresponsabile delle leggi anti-ebraiche, aveva anche firmato una legge sul patrimonio artistico che resta ancora oggi un caposaldo della lotta agli scempi. Adesso Gianni Alemanno, dopo aver umiliato Rutelli nella corsa al Campidoglio, vuole surclassarlo pure nel revisionismo stradale. Pensa di dedicare una via a Giorgio Almirante, il leader storico del Msi, di cui ricorre proprio in questi giorni il ventennale della morte, e per il quale, a differenza che per Bottai, il popolo italiano non ha nessuno speciale debito di riconoscenza. Tanto meno gli ebrei del ghetto, molti dei quali hanno sostenuto il neo-sindaco con il loro voto. Di Almirante non si ricordano particolari gesti di amicizia verso il popolo d'Israele, né come segretario di redazione della rivista «La difesa della razza», né come capo di gabinetto del ministro Mezzasoma a Salò, con delega per le questioni razziali. E non risulta che il suo nome figuri nel giardino dei Giusti, accanto ai Perlasca e agli Schindler.

Perché allora dedicargli una via? Si dirà: in fatto di toponomastica, chi è senza peccato scagli la prima targa. Il buon Sergio Chiamparino, prima o poi, dovrebbe cancellare la defunta Unione Sovietica dalle cantonate di un importante corso torinese. E come si sente, Cofferati, quando passa da viale Lenin o da via Stalingrado a Bologna? O i reggiani che abitano in via Rivoluzione d'Ottobre, i modenesi parcheggiati in via Ho Chi Minh, i parmensi che svoltano in largo Josip Broz Tito? Ma si sa, cambiare nome a una strada è affare complicato. Intitolarne una nuova a qualcuno o qualcosa, è molto più semplice, ma poi ci si può anche pentire. Sindaco Alemanno, accetta un consiglio? Se vuole ricordare Almirante, mandi un bel mazzo di rose a Donna Assunta, che è tanto simpatica.
Ultimo aggiornamento ( domenica 31 gennaio 2010 )
 
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