Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Vi riportiamo alcuni brani del libro "Il piacere dell'archivio" di Farge Arlette... PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedì 04 gennaio 2010
 “...d'estate come d'inverno il documento d’archivio è gelido; nel decifrarlo si tratti di una pergamena o di una cartaccia, le dita si intorpidiscono e si macchiano di fredda polvere nera. Per occhi non esercitati è poco leggibile anche quando è coperto da una scrittura precisa e regolare. Arriva sul tavolo di lettura spesso in fascicoli, legato con dello spago o stretto da cinghie, insomma infagottato, con gli angoli divorati dal tempo e dai roditori; prezioso INFINITAMENTE e fragile, lo si manipola con cautela per paura che un modesto inizio di deterioramento diventi magari definitivo. Al primo sguardo si può capire se, dopo la sua archiviazione, è stato consultato anche una sola volta o no. Un fascicolo intatto è facilmente riconoscibile, non dal suo aspetto generale (può essere conservato a lungo fra scantinati e inondazioni, guerre e sconfitte, brinate e incendi), ma da un certo modo di essere uniformemente ricoperto da una polvere che non si volatizza, che rifiuta di levarsi al primo soffio, senza nessun'altra traccia tranne quella livida del laccio di stoffa che lo stringe e lo regge piegandolo appena nel mezzo. Fuorviante e colossale, un archivio ha un grande potere di SEDUZIONE. Offre brutalmente un mondo sconosciuto dove i reprobi, i miserabili, gli scellerati giocano la loro parte in una società vivace e instabile. La lettura provoca subito un effetto di reale che nessun testo stampato può suscitare. Nasce così la sensazione ingenua, ma PROFONDA, di squarciare un velo, di attraversare l'oscurità della conoscenza, di raggiungere, come dopo un lungo e incerto viaggio, l'essenzialità delle persone e delle cose. L'archivio riesce a mettere tutto a NUDO: buttato giù in poche righe, appare non solo l'inaccessibile, ma il VIVENTE. Si dispiegano sotto gli occhidei brandelli di verità oggi spenti; abbaglianti di nitidezza e di credibilità. Non c'è dubbio la scoperta dell'archivio è una manna regalata che giustifica appieno il suo nome: FONTE. L'archivio è una BRECCIA nel tessuto di tutti i giorni, la presa di coscienza di un avvenimento. In esso tutto si focalizza su qualche attimo della vita di personaggi ordinari, raramente visitati dalla storia. Esso affatica FISICAMENTE perché è eccessivo, invadente come le maree equinoziali, le valanghe e le inondazioni. Il raffronto con dei fenomeni naturali e imprevedibili non è affatto fortuito: a chi lavora negli archivi accade spesso di immaginare il suo percorso in termini di tuffo, immersione, addirittura naufragio...".
Ultimo aggiornamento ( martedì 05 gennaio 2010 )
 
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