|
Viviani, il poeta amatissimo dalla sinistra, scrisse in versi un lungo «Saluto al Duce». |
|
|
|
|
Scritto da La Redazione
|
|
domenica 02 gennaio 2011 |
Natascia Festa, Viviani, il poeta amatissimo dalla sinistra, scrisse in versi un lungo «Saluto al Duce». Dopo 70 anni rispunta la poesia che Paolo Ricci e Pratolini avevano espunto dalle edizioni precedenti, in «Corriere del Mezzogiorno», 30 dicembre 2010. NAPOLI - «Piazza Venezia: tutto nu popolo; vestute d’uommene tutte ’ e fanale; ’ a truppa rigida ’ a coppa ’ o Milite schierata e lucida pe’ tutte e scale... Nu squillo e subito scoppia l’applauso: appare l’Idolo fore ’ o balcone!» . Chi sia l’ «Idolo» è scontato: «E ’ o Duce, immobile, sorride al numero. Tutte ’ o guardano cu religione!». Non lo è affatto il nome dell’autore: Raffaele Viviani, il poeta protestatario amatissimo dalla sinistra, usato come vessillo ideologico anche in quella pseudo querelle tra vivianisti ed eduardisti i primi esaltanti il purismo popolare dell’uno contro la presunta rappresentazione piccolo-borghese dell’altro). I VERSI PUBBLICATI DOPO 70 ANNI - Il Saluto al Duce rispunta ora dopo settant’anni in Raffaele Viviani. Poesie. Opera completa a cura di Antonia Lezza, pubblicato da Guida nella collana Passaggi e percorsi diretta da Giuseppe Galasso ed Emma Giammattei (493 pagine, 29,50 euro). Dopo una fugace apparizione in ... e c’è la vita del 1940, lirica d’occasione sparisce dalle edizioni successive a cura di Paolo Ricci, Vasco Pratolini e Vittorio Viviani. È una omissione dal sapore non innocente. POESIA ELIMINATA DA PAOLO RICCI E VASCO PRATOLINI - «Dalla prefazione di Paolo Ricci in poi - spiega Antonia Lezza -si voluto caricare l’aspetto proletario dell’uomo e poeta di strada, del popolo e per il popolo. Ed è chiaro che questo cedimento di circostanza al fascismo non rispondeva a quell’immagine. Né ora però è il caso di gridare allo scandalo. La posizione di Viviani è quella di un autore certo, ma in primo luogo di un capocomico che scrive per rappresentare il suo teatro. E in quegli anni egli stentava a metterlo in scena, rappresentando per lo più testi di altri. Non così Roberto Bracco, censuratissimo dal regime e purtroppo oggi dimenticato».
LEZZA: NESSUNO SCANDALO - La critica di sinistra, dunque, appare strabica: da una parte ha esaltato Viviani, dall’altra ha lasciato cadere un cono d’ombra sull’ «intellettuale intransigente» Bracco (è il titolo di un fondamentale saggio di Pasquale Iaccio). «C’è da dire che negli ultimi dieci anni ci sono stati numerosi studi in materia e tutti hanno evidenziato il ruolo della censura teatrale durante il regime. Lo stesso Iaccio, che non è certamente un conservatore, non demonizza la questione. E poi quelle parole l’idolo; p’ogni pausa passa nu fremito; parla l’Oracolo; tu faie miracule -con la loro enfasi, fanno trapelare un’ambiguità, forse una presa di distanza. Ma a testimoniare un certo rapporto con il fascismo ci sono anche le lettere di Viviani al prefetto Zurlo, nelle quali il capocomico chiedeva piazze per i suoi spettacoli» . Un uso ideologico di Viviani c’è dunque stato? «Sì e non ha fatto bene neanche a lui che, come testimonia il complesso delle liriche, è poeta ben oltre i sapunarielli e le bammenelle». |
|
Ultimo aggiornamento ( lunedì 03 gennaio 2011 )
|