Gli Azeri che si fecero partigiani
Scritto da Redazione   
domenica 09 giugno 2013
Questo volume ha il merito di trattare la storia di centinaia di cittadini di quella che all'epoca era la Repubblica socialista sovietica dell'Azerbaigian – ora stato indipendente – che combatterono nella Resistenza italiana, nel contesto di una pagina già di per sé poco conosciuta della guerra di liberazione: la partecipazione di oltre cinquemila partigiani sovietici alla lotta contro il nazifascismo nel nostro Paese. Il testo è frutto delle ricerche del professor Mikhail Talalay, coadiuvato dall'editore Sandro Teti, esperto di storia sovietica, che ha consultato gli archivi di Mosca, Baku, Trieste, Milano, Bergamo, Bologna e Roma, visitato i teatri di guerra in cui si sono distinti i partigiani caucasici, e intervistato testimoni diretti dei fatti dell'epoca.
Ritengo importante contestualizzare il suo lavoro nel quadro più ampio del coinvolgimento dell'Azerbaigian nella Seconda guerra mondiale.
L'Azerbaigian occupava un posto particolare nei piani di espansione della Germania nazista, per via dei suoi ricchi giacimenti di petrolio e la sua strategica collocazione geopolitica; Hitler nutriva grandi speranze nell'utilizzo del petrolio di Baku per la conquista di tutto il Medio Oriente e il piano Edelweiss prevedeva infatti l'occupazione della capitale azerbaigiana entro il 25 settembre del 1941.

Fin dal 22 giugno del 1941, quando Hitler violò il patto Molotov-Ribbentrop e invase proditoriamente l'Urss, gli azerbaigiani, assieme agli altri popoli sovietici, si levarono contro il nemico. Solo nei primi giorni del conflitto 40mila azerbaigiani si arruolarono come volontari e partirono per il fronte. Il contributo complessivo del Paese caucasico ai combattimenti fu indubbiamente alto, soprattutto se confrontato con una popolazione che all'epoca ammontava a soli 3,2 milioni di persone: furono arruolati 700mila soldati, di cui 11mila donne. L'Azerbaigian mobilitò tutte le proprie risorse e l'Urss ricevette 75,2 milioni di tonnellate di petrolio estratto a Baku, equivalente a più del 70% del fabbisogno bellico di carburante delle forze armate sovietiche. Durante la guerra a Baku venivano fabbricati oltre 130 tipi differenti di armamenti e munizioni, tra cui i leggendari lanciamissili mobili Katjuša.
La maggior parte degli azerbaigiani che furono fatti prigionieri dai nazisti continuarono a condurre una resistenza passiva, nell'attesa della prima occasione per fuggire e unirsi alle formazioni partigiane. Gli azerbaigiani contribuirono alla lotta partigiana nei territori sovietici occupati di Russia,
Bielorussia e Ucraina, nonché in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria. I partigiani azerbaigiani furono presenti anche nei Balcani e in Europa occidentale, dove si distinsero soprattutto in tre Paesi: Jugoslavia, Francia e Italia. In Francia si distinse in particolare Ahmadiyya Jabrayilov che, fuggito da un campo di concentramento nazista, si unì ai partigiani e fu attivissimo nella resistenza d'oltralpe; per le sue gesta fu insignito personalmente da Charles De Gaulle con la Legion d'onore. Il più noto partigiano azerbaigiano è Mekhti Huseynzade, detto Mikhailo, che combatté in una formazione partigiana mista italo-slovena nella zona di Trieste, dove fu trucidato dai nazisti. Nel centro di Baku è immortalato in un famoso monumento e alla sua storia sono stati dedicati film e libri.
Il libro, documentato e appassionato, è ricco non solo del racconto di atti di eroismo, ma anche di storie toccanti, come quello dell'amore impossibile tra l'emiliana Gina Negrini e il partigiano azerbaigiano Nuri Aliyev.
Gli storici azerbaigiani rivendicano con giusto orgoglio l'importante apporto dato alla sconfitta della Germania nazista e dei suoi alleati satelliti, a differenza di molti altri Stati dello spazio postsovietico, dove per motivi ideologici si tende a rimuovere la memoria della «grande guerra patriottica».
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Questo articolo è la prefazione di Valentino Parlato al libro di Mikhail Talalay «Dal Caucaso agli Appennini, Azerbaigiani nella Resistenza italiana» (Sandro Teti Editore, pagg. 128, € 18,00).

Ultimo aggiornamento ( luned́ 10 giugno 2013 )