Com’era Milano sotto le bombe. In un nuovo libro le immagini della città tra il 1940 al 1945
Scritto da Redazione   
sabato 14 febbraio 2015
Case interamente distrutte: 203; case molto distrutte: 220; case con danni gravi: 376; case con danni lievi: 2.784. Altre 6.200 case ebbero solo i vetri rotti. Così si presentava Milano la mattina del 15 febbraio del 1943 all'indomani di uno dei bombardamenti, ad opera degli americani, più pesanti tra quelli che colpirono la città durante la Seconda guerra mondiale. Il bollettino di guerra registrava, purtroppo, anche un tragico e pesante bilancio di vite: l’attacco aereo fece 133 morti e più di 440 feriti. Le immagini della città devastata dalle bombe scorrono come una pellicola neorealista nel volume «Milano 1940 -1945. Ann minga de desmentega» a cura di Maurizio e Achille Maiotti, appena uscito da Il Castello (pp. 128, euro 34,50; bilingue italiano e inglese).

Una pagina del passato che ritorna presente grazie all’archivio fotografico di Gianni Maiotti, milanese, collezionista (fu anche illustratore, poeta e storico) scomparso sei anni fa. Nel corso degli anni e con la collaborazione del figlio Maurizio, l'editore ha dato vita a una serie di volumi fotografici in tiratura limitata. Il progetto riprende oggi con un nuovo editore, Il Castello. Sono immagini che parlano da sole; le didascalie si limitano il più delle volte a indicare un luogo e una data scandendo quei 1.787 giorni di Milano sotto i bombardamenti. Le fotografie in bianco e nero sono raccolte in sezioni e introdotte da una sola parola: Bombe. Il volume è aperto e inframmezzato da testi tratti da «Una storia» di Carlo Origgi, mentre nella parte conclusiva una pagina di ricordi di bambino dello stesso Gianni Maiotti restituisce la straordinarietà di quell’esperienza: «I paesaggi delle macerie e gli scenari deserti, gli aerei rombanti e le laceranti sirene venivano cancellati di colpo da un diorama con soldatini di cartapesta con i quali sognavo. Più del delirio di voci e canti, in una Milano che stava per ridestarsi alla parola liberazione, più del tripudio delle bandiere in ogni dove, era la sudicia vetrina del lattaio di via Olindo Guerrini con i suoi dolciumi da quattro soldi, che mi s’imprimeva nella memoria».

Severino Colombo

Pagina 19
(30 gennaio 2015) - Corriere della Sera

Ultimo aggiornamento ( giovedì 19 febbraio 2015 )