I muri del Duce
Scritto da Redazione   
sabato 22 settembre 2007

Ariberto Segàla, I muri del Duce,

Edizioni Arca, Gardolo (Trento) 2001, pp. 328

Il più antico, L’Italia avrà il suo grande posto nel mondo, si trova a Torino ed è tratto da un discorso pronunciato da Mussolini nel 1919. Il più recente, Vincere, è a Chieri e fu gridato a Roma per la nostra entrata in guerra.Sono i celebri motti del Ventennio che durante il fascismo venivano dipinti sui muri per portare ovunque, anche nelle cascine più lontane, la parola del Duce.Per la prima volta un libro li raccoglie, li cataloga, li commenta. L’autore ha condotto la sua ricerca soprattutto in Piemonte. Non solo perché è la regione più ricca di queste singolari testimonianze, ma perché fu qui, tra il 14 e il 20 maggio 1939, che si svolse l’ultimo grande tour di Mussolini prima della guerra.Scrostatasi col tempo la calce usata per cancellarli, ecco riaffiorare Il Duce ha sempre ragione, Molti nemici, molto onore, Credere, obbedire, combattere ecc., oltre a un’incredibile serie di teste mussoliniane grandi come case.Intendiamoci, nessun recupero nostalgico, ma solo la curiosità verso un tema che nessuno, prima d’oggi, aveva affrontato.Come e quando nacque, per esempio, l’operazione «muri in camicia nera»? Chi la ideò e come fu gestita? Esisteva un criterio per scegliere i motti o andavano a casaccio sui muri?Ancora: in quali occasioni venivano dipinti e quanto costava realizzarli? A questi e a innumerevoli altri interrogativi rispondono il testo – frutto anche di ricerche d’archivio – e le oltre 300 immagini a colori, che sembrano restituirci il volto di un’Italia ferma nel tempo.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( sabato 22 settembre 2007 )