Estrema destra, l’Italia è un capitolo a sé. Oggi a Berlino un Forum sul delicato tema
Scritto da Redazione   
lunedì 30 novembre 2009

Estrema destra, l’Italia è un capitolo a sé. Oggi a Berlino un Forum sul delicato tema, in «Giornale di  Brescia», 30 novembre 2009, p. 13.

 

Oggi è in programma a Berlino un Forum internazionale per approfondire, in maniera comparativa tra le varie esperienze nazionali, il tema dell’estremismo. Il titolo - «Is Europe on the "right" path? Right-wing extremism in Europe» - gioca sul doppio significato di «right» («destra» e «corretto»), per chiedersi se il nostro Continente sia - di fronte al fenomeno - sulla strada giusta.

Di Roberto Chiarini

 

All’incontro, promosso dalla Friedrich Ebert Stiftung, partecipa il prof. Roberto Chiarini, nostro collaboratore. Pubblichiamo in anteprima un sunto della relazione che lo storico e politologo svolgerà, per illustrare come la questione si pone nel nostro Paese in questo inizio di secolo.

Per circa mezzo secolo, in Italia destra è stato sinonimo di fascismo. Con la conseguenza che la destra è stata stabilmente sospettata di pulsioni ora eversive ora golpiste, ora stragiste.

Tutto cambia nell’ultimo ventennio del secolo scorso. L’Msi annacqua i suoi riferimenti ideali e simbolici al Fascismo. Parallelamente le forze democratiche, anche di sinistra, gli tolgono il bando dal consesso democratico. In concomitanza con lo stemperamento della sua identità di forza alternativa ai partiti dell’«arco costituzionale», l’Msi cerca nuovi collegamenti e ispirazioni nella Nuova Destra europea che tematizza le istanze dell’anti-politica, della protesta anti-partitocratica e anti-immigrati nonché della domanda di maggiore sicurezza. Per un decennio circa, pare che la Vecchia Destra Neo-Fascista si reinventi modernizzandosi in Nuova Destra Neo-Populista.

La rottura di continuità nella storia della Destra repubblicana italiana si consuma al tornante degli anni Novanta. Al congresso di Fiuggi, nel 1995, si rifonda come forza antifascista, europea e leale alle istituzioni. L’abbraccio della democrazia da parte degli eredi della Destra Estrema italiana è talmente convinto che il suo ultimo segretario, Gianfranco Fini, si propone oggi come portabandiera di una destra che non solo fa piazza pulita delle vecchie suggestioni attinte al Ventennio, ma che rifiuta senza ambiguità anche le più recenti istanze fatte proprie dalla Destra populista europea. Di più: egli si fa fautore di una proposta incentrata (si veda il suo ultimo libro «Il futuro della libertà») su una riforma della Costituzione da attuare in unità d’intenti con l’opposizione di sinistra, sulla proposta di una società meritocratica, su una politica bioetica più attenta ai diritti dell’individuo, su una politica dell’immigrazione che punti ad integrare i nuovi arrivati.

Il risultato è che, a partire dallo scioglimento dell’Msi, l’Estrema destra diventa un personaggio in cerca d’autore. Nessuno si candida a ricoprire quel ruolo, mentre la sinistra è incerta nell’identificare l’Estrema destra stessa. Ciclicamente ne individua il nuovo interprete in ciascuno dei tre partiti che fino alla nascita del Pdl animano il centro-destra. Col tempo, è piuttosto il partito di Umberto Bossi a qualificarsi imprenditore politico delle più importanti battaglie dell’Estrema destra europea: dalla protesta anti-immigrati all’allarme sicurezza, con proposte discriminatorie nei confronti degli stranieri, e segnatamente dei clandestini, piuttosto dure: quali l’espulsione, l’introduzione del reato di clandestinità, il rifiuto della cittadinanza dopo solo cinque anni di residenza e una serie di altre misure repressive che spaziano localmente dalla richiesta del certificato penale per ottenere la residenza (Ospitaletto) all’operazione «White Christmas» (Coccaglio), solo per restare alla provincia di Brescia.

A differenza degli altri partiti omologhi europei, però, la Lega Nord continua a mantenere significative diversità. Primo: ha avuto un’origine - e ha poi conservato un insediamento territoriale - (quasi) unicamente nel Nord d’Italia e in aree tra le più sviluppate e moderne del Paese. Secondo: nella sua storia ha cambiato frequentemente le iniziative su cui ha puntato le proprie fortune elettorali. Terzo: non ha avuto mai cedimenti a favore né del neofascismo né dell’antisemitismo. Quarto: non ha mai conferito ethos biologico alla sua idea di comunità.

Per concludere, nessun partito rivendica e occupa lo spazio politico né fa proprie in toto le rivendicazioni che contraddistinguono l’Estrema destra europea, tipo il Front National francese o il Vlaams Block fiammingo. Solo la Lega Nord manifesta una spiccata connotazione anti-immigrati, con punte di aperta xenofobia, nonché una chiara propensione a battere sul tema della sicurezza. A moderarne le pulsioni sembrano, però, operare il suo realismo politico, una volta divenuta forza di governo, e il carattere più opportunista che ideologico della sua battaglia.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 30 novembre 2009 )