Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
La nuova destra: parla Alessandro Campi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
lunedý 02 giugno 2008

Antonio Gnoli, Parla Alessandro Campi, insegna dottrine politiche e dirige la fondazione Farefuturo. «La loro forza è il capo carismatico», in «La Repubblica», 13 maggio 2008, p. 42.

 

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L’Europa si spo­sta a destra. E l'Italia fa da modello. Ma di quale destra parliamo? Alessandro Campi, che insegna Storia delle dottrine politiche alll'università di Perugia e dirige la fondazione "FareFuturo" da Gianfranco Fini, ha dedicato vari studi all'argomento. L'ultimo in una chiave storico politica è ap­pena uscito dall'editore Marsilio con il titolo L'ombra lunga dì Na­poleone, da Mussolini a Berlusconi.

Che cosa è il fenomeno della nuova destra?

 

«Intanto non parlerei di una "nuova destra", o meglio se vo­gliamo stare dentro questo conte -nitore dovremmo farlo con alcu­ne cautele. Nel senso che non so ad esempio fino a che punto l'eti­chetta "nuova destra" rifaccia ca­pire la natura autentica del berlu­sconismo e della Lega».

Qual è la sua preoccupazione?

«Che si perda il grande ecletti­smo ideologico di questi due fe­nomeni politici. C'è uno stereoti­po che interpreta la destra come un partito attestato in difesa dell'ordine e dello Stato. E se questo può essere in parte vero per Al­leanza Nazionale, non lo più per il berlusconismo e per la Lega. En­trambi, io credo, si presentano come due forme diverse di reazio­ne nei confronti dello Stato».

Lei sostiene, insomma, che Le­ga e berlusconismo violano i co­dici di base della destra?

«Quanto meno non ne rappre­sentano l'immagine convenzio­nale. Da un lato la Lega è la periferia che si rivolta contro il centro e nel farlo rivendica una propria autonomia; dall'altro il berlusco­nismo è una rivolta contro lo Sta­to, nel nome dell'individuo. Sono convinto che le spinte propulsive di quel movimento siano molto più anarchiche di quanto si pen­si».

Diciamo caratterizzate da un liberalismo estremo.

«È un liberalismo continentale che interseca due linee: quella che da Constant e Tocqueville giunge ad Aron e l'altra capitana­ta da Von Hayek. Ed è evidente che la capacità aggregativa che Lega e berlusconismo hanno, dif­ficilmente è interpretabile con la categoria di "nuova destra"».

Perché?

«Perché si è creato un consenso trasversale. Gli operai che a Nord votano per la Lega non lo fanno perché è di destra, ma perché è un partito radicato sul territorio. Quegli operai votano innanzitut­to per se stessi. L'affiliazione è territoriale e per niente ideologica. Servono molto meno le categorie destra-sinistra e molto più periferia-centro per capire ciò che è ac­caduto nel nord d'Italia».

Lei dice che la Lega è "per nien­te ideologica", su cosa avviene l'aggregazione?

«Il mito politico della lega non nasce da una crisi epocale, come accadde con il fascismo. Non è su quelle basi che essa capitalizza il consenso popolare. Il mito politi­co fondante è qui un federalismo a corrente alternata: un po' seces­sionista e un po' autonomismo politico territoriale».

La destra ha cavalcato in questi anni anche il mito dell'ordine e della sicurezza. Facendo leva sul sentimento della paura.

«È vero. Si tratta di uno degli ar­gomenti sul quale la sinistra, debitrice dello schema illuministi­co, insegue, ma con molte con­traddizioni al suo interno. Per molto tempo la, sinistra ha ignorato la componente prepolitica ed emozionale. In politica non ci so­no solo interessi ma anche fanta­smi. La destra, invece, si muove più a suo agio nella politica che non è solo calcolo razionale ma anche emotività. La destra ha ca­pito meglio della sinistra che esi­stono paure nel mondo reale che vanno combattute e incanalate dentro strutture formali».

Ma si ha anche l'impressione che questa destra oltre che a regi­strarle, le paure le crei.

«È un pericolo che la politica può correre. Se ciò accadesse sa­rebbe comunque un fatto grave».

Ha ancora senso la distinzione classica: destra individualistica, sinistra egualitaria?

«Non è scritto da nessuna parte che la destra è per definizione in­dividualistica. Semmai la destra, la grande destra culturale è politi­ca del Novecento, ha avuto un for­te carattere antiindividualistico, basato sull'idea unificante di na­zione».

Mi riferivo all'esperienza del liberalismo di questi anni, in par­ticolare al mito tatcheriano dell'individuo.

«È vero. Ma anche qui sono in­tervenute alcune correzioni suc­cessive. David Cameron, leader dei conservatori inglesi, reinter­preta questo mito secondo cui non esiste la società ma solo gli in­dividui, inventandosi il concetto di individualismo responsabile e facendone il manifesto di un nuo­vo conservatorismo».

Che rapporto si è stabilito, se­condo lei, tra le destre italiane e il loro passato?

«Per ragioni diverse hanno un rapporto molto labile con la tradi­zione storica. Nessuna di esse si pone in un rapporto di continuità con il passato. La memoria del berlusconismo coincide geneti­camente con Berlusconi. Il rap­porto controverso di An con il passato nasce anche dal bisogno di chiudere con il fascismo, ri­muovendolo in modo chirurgico. Infine la Lega ha con la tradizione storica un rapporto inventato. Tutto il suo apparato liturgico at­tiene più al folclore politico che alla realtà storica».

Le tre destre non hanno quindi un rapporto lineare con la pro­pria storia.

«Questo spiega la loro forte ca­rica innovativa. Almeno in linea teorica, perché altra cosa è se rie­scono davvero a innovare».

In che cosa le destre sarebbero innovatrici?

«Tutte e tre contengono alcune istanze modernizzatrici: la Lega a livello politico istituzionale; il berlusconismo sul piano econo­mico e la parte riguardante An con una proiezione nel futuro come raggruppamento pragmatico».

Mi pare che proprio An abbia problemi cpn la propria base e il proprio passato.

«C'è ancora una divaricazione tra testa è corpo, quest'ultimo è più conservatore e tradizionalista sul piano dei valori, di quanto non lo sia la testa».

Ma questa testa, come lei la chiama, ha fatto fino in fondo i conti con il proprio passato?

«Il richiamo al fascismo e al ri­schio che si ripresentino situazio­ni e fantasmi del ventennio, li considero il frutto di un cattivo automatismo ideologico. Il Movi­mento sociale fu l'erede nostalgi­co del fascismo. Ma è una storia che si è obiettivamente chiusa. Quello che vediamo in giro, colle­gato a quella vicenda, sono solo degli strascichi. Credo che sia a destra che a sinistra siamo ancora prigionieri di una retorica dalla quale non riusciamo a liberarci».

E sarebbe?

«Quella di pensare che esistano ancora un pericolo comunista e un pericolo fascista. Sono espe­rienze storiche tramontate».

Oggi le destre vivono all'om­bra del populismo.

«Anche qui distinguerei. Intan­to il mio primo pensiero è che il populismo è inscindibile dalle grandi democrazie di massa con­temporanee, nelle quali la propa­ganda politica è soprattutto affi­data al messaggio televisivo. E poi non confonderei il populismo co­me stile dal populismo come so­stanza. Quello di Berlusconi, per esempio, è un populismo retori­co, nasce da uno stile che si è formato nella logica pubblicitaria -tra l'altro Berlusconi si è laureato con una tesi sulla pubblicità - esce dalle convention aziendali dove devi sempre risultare simpatico e ammaliante. Non è Peron che ac­cusa gli Stati Uniti o le multina­zionali».

E il populismo della Lega?

«Nel caso di Bossi più che da­vanti a una destra populista sia­mo in presenza di una destra po­polare che si mitre di un linguag­gio votatamente semplificato, a tratti volgare. La forza di queste destre è nella stabilità delle loro leadership. E ritengo che la fase della personalizzazione della po­litica spieghi perché tra le ragioni della sconfitta della sinistra ci sia anche questa, la scomparsa di leader carismatici».

 

LIBRI

 

ERIC BRUNET

Il tabù della destra. Castelvecchi 2007

 

JULIUS EVOLA

Fenomenologia dell'individuo assoluto. Edizioni Mediterranee 2007

 

Gli uomini e le rovine. Edizioni Mediterranee 2001

 

MARCO REVELLI

Sinistra e destra. L'identità smarrita. Laterza 2007

 

RAYMOND ARON

Saggio sulla destra. Guida 2006

 

ALAIN FINKIELKRAUT

Noi, i moderni. Lindau 2006

 

ALAIN DE BENOIST

Identità e comunità. Guida 2005

 

FRANCESCO GERMINARIO

Da Salò al governo. Bollati Boringhieri 2005

 

ALFIO MASTROPAOLO

La mucca pazza della democrazia. Bollati Boringhieri 2005

 

PIERRE MILZA

Europa estrema. Carocci 2005

 

JOHN MICKLETHWAIT, ADRIAN WOOLDRIDGE

La destra giusta. Mondadori 2004
Ultimo aggiornamento ( mercoledý 04 giugno 2008 )
 
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